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La politica italiana vede la nascita dello “scilipotismo”

Ogni giorno un miracolo: lo compie il deputato nazionale siciliano Domenico Scilipoti, conosciuto come il fondatore morale di Iniziativa responsabile e salvatore del governo in carica. La cronaca rivela una sua performance al giorno, dall’intervento in Somalia per persuadere i pirati a rilasciare gli italiani sequestrati, agli allori, gratificazioni e successi di pubblico. I media lo tengono sempre in gran considerazione, è diventato come il sugo sui maccheroni.

 

La popolarità cresce, e c’è chi lo vorrebbe alla testa di una formazione politica, come i naufraghi del Msi (all’insaputa di donna Assunta Almirante). Ma nessuno immaginava che potesse nascere da lui, e senza alcuna sua responsabilità, anche una corrente di pensiero, essendo notoriamente solo un agopunturista di professione e un movimentista per “elezione”.

 

È stato un finanziere meneghino, Francesco Micheli, 65 anni, padre di Fastweb, profondo conoscitore della sua città, ad averlo scoperto: il berlusconismo ha figliato, è nato lo “scilipotismo”. Micheli ne ha dato notizia in una intervista al Corriere della Sera, nella quale analizza le ragioni della sconfitta elettorale del premier all’ombra della Madunnina.

 

“A Milano – ha spiegato – lo scilipotismo non funziona… Ma si può venire a Milano e pensare di poterla conquistare dicendo: vi do due ministeri? Berlusconi è il leader di un partito che non c’è”.

 

Che cosa sarebbe dunque lo scilipotismo, al di là di Scilipoti? Un modo superficiale e avventato di fare politica, una scelta di argomenti fragile e di dubbia rilevanza, una presa in giro e tanto altro ancora.

 

Lo scilipotismo di Micheli, comunque, “non funziona” a Milano, non è uno strumento sufficiente a fare passare in secondo piano le ragioni della disaffezione dei milanesi verso Silvio Berlusconi. Il finanziere elenca tutti i problemi che hanno fatto cambiare idea agli elettori meneghini: una campagna elettorale sbagliata, canagliesca, basata su slogan del dopoguerra, quelli dei comunisti trinariciuti…; le polpette avvelenate regalate a Letizia Moratti, meno credibile di Giuliano Pisapia; avere addebitato estremismo all’avverasario politico che invece rappresenta la vecchia borghesia socialista della città. E non solo: “La vittoria di Pisapia – sostiene Micheli – è in gran parte merito delle donne, che non si scordano né degli scandali della Protezione civile né delle feste di Arcore sia a Milano che altrove”.  (siciliainformazioni.com)

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