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Società multietnica e multiculturale: come organizzarsi?

Anni fa, attorno al 2006 se non ricordo male, scrissi una riflessione dove dicevo che le migrazioni dei popoli con la successiva conseguente società multietnica (e quindi multiculturale o chiamatevela come vi pare), sarà un fatto inarrestabile ed irreversibile. Tra tot anni si arriverà là, pertanto invitavo a sedere attorno ad un tavolo e a fare qualche riflessione su come gestire tutta la faccenda, in modo da evitare i fattacci ai quali abbiamo assistito e stiamo assistendo pressoché quotidianamente. Il che non significa che ci si debba calare le braghe di fronte a quella che viene spesso definita come invasione, ma soltanto  proporre una soluzione concreta per riuscire a risolvere e soprattutto a gestire il problema.
Detto ciò, ho notato che si tende a fare la guerra dei crocifissi negli edifici pubblici, e scolastici in modo particolare, utilizzando quale scusa il fatto del multiculturalismo e la presenza di più religioni all’interno di uno stesso contenitore (Stato). Ricorda un po’ la scena del film “Karate Kid” col  metti la cera, togli la cera, che in questo caso diventa: metti il crocifisso, togli il crocifisso.
L’immigrazione di massa è un problema, e va visto come regolamentare la costruzione di una società multietnica (inevitabile) alla quale, probabilmente, non siamo abituati a ragionarci un po’ sopra. L’attuale politica in merito pare non produca effetti più di tanto positivi, almeno da ciò che si legge e si apprende dalla cronaca.  Ciò non significa svalutare le proprie tradizioni (calarsi le braghe), per farne posto ad altre, ma soltanto che bisogna far convivere pacificamente diversi gruppi sociali senza che vi sia lo scoppio della guerra termonucleare totale. Vi sono implicazioni di diritto e rapporti internazionali da tener presente, per cui dire all’osteria “spariamogli addosso, ecc. ecc.” tra una birra e un wurstel coi crauti e l’altro, è del tutto folkloristico e prodotto dall’alcool in circolo nelle vene.
Ovvio che l’immigrazione selvaggia, con tutto ciò che comporta, compreso il fatto che  i soldi sono finiti, vada risolta in modo diverso da ciò che viene fatto ora, e che sia necessario trovare un accordo tra tutte le forze politiche, visto che è un problema di natura generale. Verosimile che dietro a tutto il meccanismo della migrazione ci siano dei forti interessi di probabile natura non legale. Non è possibile che dei disperati muoiano come bestie al macello senza nemmeno sapere il perché.
Va da sé che  la struttura dello Stato deve essere laica (come previsto nella Costituzione), e quindi qual è il senso di esporre simboli religiosi negli edifici che rappresentano lo Stato come le scuole pubbliche, ed i vari uffici? Si può comprendere che i simboli religiosi possano essere presenti, ad esempio, in edifici o scuole di natura privata, ma negli edifici pubblici semmai vanno esposti i simboli che rappresentano lo Stato. Lo Stato laico ha lo scopo di permettere la convivenza, possibilmente civile, di individui con diversi credi religiosi. La Legge Morale Naturale, che non proviene da un fantomatico dio, è la linea di separazione tra il bene e il male e viene stabilita dagli uomini, non dallo spirito santo o chi per lui.
Stabiliti i valori fondanti e le relative norme, uno Stato non può avere preferenze religiose, per cui nei pubblici edifici non ci devono essere simboli di religioni varie, e  neppure togliere un simbolo religioso per metterne un altro. Cadrebbe il principio della laicità (imparzialità). Ciò non significa che una religione non possa esistere, semplicemente andrà praticata in luoghi a ciò deputati. La verità assoluta proveniente da un dio o da un partito non esiste, per cui lo Stato deve per forza essere laico.
Se poi si vuole mantenere ciò che venne stabilito per circolare dall’allora Ministro del governo fascista, bene, ma di fatto oggi non ha più alcun senso. Tenete presente che all’epoca, dopo i Patti Lateranensi del 1929, che portarono alla chiusura della questione romana, la situazione politica tra Stato e Chiesa era alquanto diversa, per cui se venne stabilito dall’allora governo di esporre i simboli religiosi nelle scuole ed altrove, c’era un motivo. Oppure pensate che al governo fossero tutti scemi e non facessero delle valutazioni politiche? Oppure pensate che i governi non facciano delle valutazioni politiche di convenienza o meno? Motivo che oggi, con la società attuale, risulta anacronistico.
Immigrazione? Si inizi a ragionarci sopra tra tutte le forze politiche e si trovi un accordo praticabile che tenga presente, oltre alle implicazioni nazionali, pure quelle internazionali.
Che cosa è cambiato dal 2006 ad oggi? Ciò che scrissi allora vale pure per oggi e intanto sono passati altri anni, ma il problema sta ancora là!
DARIO CALLIGARO

Un commento

  • ALFONSO DE FILIPPI

    una società a caste con gli Ariani al comendo

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