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Lega e M5s al governo, ipotesi sempre più vicina. Intanto Merkel e Macron preparano le contromosse

ROMA – L’Italia procede verso un governo M5s-Lega? Probabile. Eppure nel giorno dei contatti tra Di Maio e Salvini, ovvero l’asse più temuto dai poteri finanziari perché definito «euroscettico» «populista», le Borse rimangono come sempre tranquille e lo spread invariato. Eppure dovrebbero esserci delle reazioni fortemente negative: si pensi al terrorismo finanziario che ha colpito la Francia nei giorni in cui Marine Le Pen sembrava in grado di poter sopravanzare il social liberale Macron. La coppia di governo Di Maio-Salvini viene percepita come affidabile dal potere finanziario ed europeista, nonostante il loro programma elettorale tocchi punti molto sensibili. In primis i parametri di bilancio e la riforma del sistema pensionistico. Oppure, laddove risiedono le lunghe leve del potere finanziario e burocratico, si sta preparando la gabbia per contenere le spinte che potrebbero giungere da un governo M5s-Lega.

Ministro eurofinanziario
Macron e Merkel si vedono a Parigi e si raccontano come sarebbe bello un Ministero delle Finanze unico in tutta l’ Eurozona. Ma sarebbe meglio definirlo per il suo vero ruolo: commissario politico-finanziario. Tale prospettiva rappresenta la capitolazione di ogni speranza di autodeterminazione. Tale prospettiva non ha alcuna forma di europeismo ma è puro colonialismo franco-tedesco. In questi tempi bui, fatti di propaganda a reti unificate, l’espansione del dominio franco-tedesco, in particolar modo di quest’ultimo, è spacciato come integrazione dei popoli. Dall’Italia, purtroppo, non giunge alcuna reazione in merito: come del resto non si sente alcuna altra voce europea. La resa è diventata un atto di coraggio, eroico: il modello da seguire è quello della sinistra di Alexis Tsipras, oggi campione europeista ed esempio da imitare. In questo contesto, per qualsiasi governo dovesse uscire dalle consultazioni di questi giorni saranno necessari atti di coraggio, perché la libertà di manovra sembra essere sempre più ristretta: e non bastano plebisciti elettorali nazionali per superare il dominio illiberale, e coloniale, delle varie trojke che spadroneggiano in Europa. Non solo finanziarie, ma anche politiche.

Due governi possibili
Le opzioni sul tavolo al momento sono due: un governo di centrodestra con supporto del Partito Democratico. E Matteo Salvini premier? Oppure un governo M5s-Lega con capo del governo Di Maio. I punti programmatici salienti, in entrambi i casi, difficilmente verranno raggiunti. I tifosi più radicali che sperano di veder riformata, o cancellata, la legge Fornero, l’abbassamento della tasse, nonché l’introduzione di un reddito di base, o disoccupazione, o cittadinanza, incorreranno in amare delusioni. Si preparino. Perché nel primo caso un sicuro asse Partito Democratico-Forza italia stopperà queste spinte. Silvio Berlusconi vuole avere un profilo europeista, non vuole dar spazio a nessuna pulsione anti-sistema. Nel secondo, probabilmente, vi sarebbe più possibilità per affrontare con la necessaria determinazione questi nodi, ma l’ambiguità del mondo pentastellare emerge analizzando il loro comportamento conservatore ovunque giungano al governo. Da non sottovalutare anche il ruolo del Governatore Maroni, che probabilmente sta giocando una partita personale.

Grillo detta la linea
«L’epoca dei vaffa è finita, ma non inizia quella degli inciuci»: sono le parole del guru comico Beppe Grillo. Quindi, par di capire, nessuna forzatura in senso anti sistema, e nessuna alleanza traditrice delle origini. Beppe Grillo, da sempre, insegna l’arte dell’ambiguità. Lui non vorrebbe vedere il suo partito apparecchiato al tavolo dei compromessi amari, probabilmente vorrebbe tenere la barra dritta sulla visione originaria, quella che ha portato alla defenestrazione di Pizzarotti per evidente mancanza di coraggio. Ma così non sarà: chiede, quindi, solamente di salvare le forme. Consapevole che la vittoria del M5s è una jattura per un modello ideologico nato per fare opposizione, e non per essere governativo. E, in un contesto culturale piatto come quello in essere, pensare che nemmeno più le forze anti sistema possano fare opposizione è molto inquietante. Chi la farà? Il Partito Democratico dei finanzieri? Forza Italia? La destra e la sinistra, vere finché si vuole, ridotte a percentuali irrisorie?

 

 

fonte: https://www.diariodelweb.it/italia/articolo/?nid=20180319-496322

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