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Destre. Veneziani: “Almirante tra riforma presidenzialista e questione legalitaria”

“Fu lungimirante soprattutto nell’individuare in Italia una questione legalitaria, legata ai ladri al potere, ben prima che Enrico Berlinguer sollevasse la questione morale. E poi comprese che la partitocrazia non avrebbe retto alla prova del tempo e per questo lanciò l’idea di una riforma dello stato presidenzialista. I tempi non erano dalla sua parte. Si innamorarono della sua tesi anche Craxi e Segni, ma il progetto è rimasto incompiuto. Una repubblica con maggiori poteri decisionali per il governo ci avrebbe risparmiato i traumi successivi a partire dalla frequente ingovernabilità”.

Il Msi di Almirante è ricordato con maggiore partecipazione della destra di governo post 1994. Come si spiega?

“Il ricordo del Movimento sociale è più vivo, An è passata senza lasciare traccia. Almirante ha lasciato un ricordo come grande oratore e speranza di un’Italia migliore, come ponte tra passato e futuro, inteso come italianità riscoperta. An ha gestito il presente, non lasciando segni significativi. Tendiamo a dimenticare un partito che ha avuto tre volte i consensi del Msi”.

Almirante fu giornalista e politico. 

“Tra i fascisti prima di lui seguì questo itinerario Benito Mussolini. Buona parte die leader politici della destra si sono formati nel giornalismo. Era l’unico luogo dove si potevano esprimere le idee, perché università e luoghi istituzionali erano preclusi. Il giornalismo, per lunghi decenni, in Italia è stato l’altro versante della politica, il giornale partito o il giornale di partito è stato preminente nella storia politica italiana”.

Il rapporto tra il segretario del Msi e il Sud?

“Il Mezzogiorno aveva un rapporto più libero con la destra mentre al Nord la guerra civile rendeva tutto più complesso. Il Sud poi aveva premiato il Msi più del Nord, basta ricordare i successi del 1971 e del 1972. Infine da noi erano caldi i comizi e le piazze dove Almirante aveva un vasto pubblico, composto anche da chi amava ascoltarlo ma non votava la Fiamma”.

Almirante e Araldo di Crollalanza, come hanno segnato la destra politica?

“Avevano una antropologia simile in senso ideale, ma politicamente erano differenti. Il primo maestro del dire e il secondo uomo del fare. Di Crollalanza non era un grande oratore, la sua forza era nelle opere. Almirante è stato il più grande oratore della Repubblica italiana, mentre di Crollalanza è stato il ministro più importante del fascismo e ha fatto per Bari quello che nessuno prima e dopo ha mai più realizzato”.

La sinistra di Leu contesta il convegno barese?

“Si tratta di un antifascismo posticcio, di risulta. Che non sa distinguere tra eventuale estremismo e un leader riconosciuto da tutti. Ricordato in parlamento e dai capi di stato. Fa parte della memoria condivisa come segretario della destra nazionale. E’ ridicolo che nella Bari di Crollalanza non si possa parlare di Almirante. Qualcuno tenta di recuperare consensi tra gli acidi e anacronistici antifascisti militanti”.

Che ricordo ha dei comizi missini a Bari?

“Avevo 16 anni e venivo dalla provincia per ascoltarlo. Si creava una atmosfera una magica: in una piazza, tra tanti ragazzi con il tricolore al collo si provava una emozione straordinaria. C’era un popolo riunito da voce suadente e magia oratoria”.

@barbadilloit

 

 

fonte: http://www.barbadillo.it/73326-destre-veneziani-almirante-tra-riforma-presidenzialista-e-questione-legalitaria/

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