Pubblicato il: 22 agosto 2017 alle 7:30 pm

VIA INTITOLATA A PINO RAUTI, FIAMMA: “SOLITE REAZIONI A NOSTRE INIZIATIVE”

Ormai è una costante cui non intendono sottrarsi gli antifà di ogni risma. Ogni qualvolta si mette in campo una iniziativa che si scontra con le loro in ossidabili certezze dogmatiche ci si cede assediati dai loro alti lai e dalle loro querule litanie. All’inizio fù la commemorazione di Monte Covello dedicata alla Madonnina dei Martiri Fascisti; poi, in tempi più recenti e ravvicinati, l’intitolazione di una via di Catanzaro a Sergio Ramelli, una manifestazione a favore della Legalità a Riace e, oggi, l’intitolazione a Pino Rauti di una via a Cardinale, suo paese natio.           Certo stavolta avranno qualche ragione in più per dolersi visto che Pino Rauti era un Fascista che, orgogliosamente, ha rivendicato questa sua scelta per tutta la sua vita terrena, ormai cosa più unica che rara in questo mondo di voltagabbana, vissuta sempre in coerenza coi suoi principi. E pur essendo indagato svariate volte mai riconosciuto colpevole, tanto da far sorgere legittimamente il dubbio, negli osservatori intellettualmente onesti, che vi fosse contro di lui quel “fumus persecutionis” ideologico tanto in voga in quegli anni.   Detto ciò è da puntualizzare che Rauti fù tra i politologi ed intellettuali più culturalmente attrezzato della sua generazione. Studioso di fenomeni sociali e geopolitici e precursore in tema di ambiente, immigrazione, etologia, denatalità, per restare solo a quelli più toccati e sviscerati nei suoi studi e nella vita politica.            Certo tutto ciò può oggi dare fastidio a partigiani (gente di parte), sindacalisti “del NON lavoro”, associazioni legate, loro sì, ad un passato che ormai bisognerebbe lasciare alla Storia ed agli storici. Così come non riesce a fare il signor Messinetti che, in un articolo a sua firma, su “Il Manifesto” sciorina tutto l’armamentario vetero-comunista di cui è capace per confutare l’intitolazione della via a Rauti. Il signor Messinetti non ci è mai piaciuto, e non per il fatto di essere comunista – anche tra i comunisti ci sono tante persone perbene e in perfetta buona fede, come riteniamo di essere noi dall’altra parte, e con i quali è anche bello discutere e confrontarsi per come, peraltro, ci ha insegnato proprio Pino Rauti  – ma per il fatto che egli ha messo da parte, e per un giornalista ciò è sicuramente grave, ogni barlume di obiettività e di tolleranza e vive e scrive solo seguendo i dogmi appresi frequentando i “soviet” crotonesi da dove proviene e dove allora era tassativo fare così.           E ha dato fastidio il fatto che il MSI-FT è andato a Riace non per protestare contro gli immigrati ma per chiedere conto a quegli amministratori di come fossero gestiti i soldi che lo Stato e l’Unione Europea mandava loro per l’accoglienza. Conti messi in dubbio da una ispezione prefettizia che, a tutt’oggi, non ha avuto riscontro. Il ritornello è sempre lo stesso: si chiede Legalità e veniamo tacciati di razzismo; parliamo di diritti negati e veniamo tacciati di fascismo.           Ha scosso la loro coscienza anche il ricordo di un giovane missino – non un pericoloso picchiatore ma un giovane che si impegnava per una società più giusta ed onesta perito in un periodo buio della nostra storia, ucciso a sprangate sotto casa da chi oggi vive da distinto professionista cui, in ragione di ciò, non si vuole chiedere di rispondere alla giustizia dei crimini commessi -, Sergio Ramelli, cui l’amministrazione comunale di Catanzaro ha dedicato una via sul lungomare di Giovino, e che avevamo deciso di onorare con la scopertura di una targa. Alle loro urla abbiamo risposto con compostezza e stile, il nostro.           Così come diede fastidio a costoro il fatto che qualcuno si fosse ricordato che sul Monte Covello, in epoca a loro non gradita, la Società degli Agricoltori di Girifalco avesse eretto una Statua della Madonna a devozione dei Martiri della Rivoluzione Fascista. Statua fatta saltare “eroicamente” da “partigiani del giorno dopo”, avi ed epigoni di chi oggi pensa di cancellare la Storia abbattendo opere e monumenti – questi si vero patrimonio dell’umanità – eretti durante il bieco ventennio, magari dimenticando che così bisognerebbe abbattere intere Città sorte su territori paludosi rubati alla malaria (Littoria, Lamezia; Carbonia, ecc.) oppure il Lungomare di Bari, i ponti stradali e ferroviari, le gallerie, gli obelischi, l’EUR e chi più ne ha più ne metta.           Stolti loro ma colpevoli noi quando, e purtroppo accade sempre più spesso, che per questioni di lana caprina o per bisticci da cortile andiamo a dividerci e ad abbandonare la nostra lotta, che è Sacra Missione, richiudendoci nel nostro eburneo privato anziché superare fazioni e divisioni per marciare uniti verso la (ri)costruzione di quella Comunità Italiana ed Europea trasmessaci dai nostri avi.

Segreteria  Regionale Movimento Sociale Italiano-Fiamma Tricolore

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