Il paradosso dell’area di centro-destra è di avere un potenziale elettorale paragonabile a quello del Pd e dei 5Stelle – secondo alcuni sondaggi sulle intenzioni di voto la somma di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sarebbe addirittura superiore – ma di articolarsi in modo così frammentato che oggi si fa fatica anche solo a immaginarla come un soggetto unitario. E del resto non è affatto scontato che sia questo l’esito della dialettica tra le forze che compongono quest’area. Molto dipenderà dalla legge elettorale con cui si andrà a votare (in particolare se le coalizioni saranno incentivate o no). In ogni caso, il passaggio da un sistema basato sulla competizione tra due schieramenti a uno schema con tre poli, che recupera la logica di fondo del meccanismo proporzionale (le maggioranze si costruiscono con accordi dopo il voto), l’opzione che ciascuno corra con il proprio simbolo è una possibilità quantomeno plausibile.
Peraltro la frammentazione del centro-destra non è una novità. A suo tempo fu un autentico miracolo politico di Berlusconi riuscire a mettere insieme Fini e Bossi, con tutti i problemi che conosciamo. Ma il Berlusconi di oggi non è confrontabile con quello di allora, la sua leadership è tutt’altro che indiscussa. Anzi, proprio la contesa tra il Cavaliere e il leghista Salvini per il primato nell’area è l’elemento che caratterizza l’attuale momento del centro-destra. Resta poi tutta da chiarire la piattaforma programmatica di un eventuale soggetto unitario, tenendo conto che tra le posizioni delle componenti moderate e di quelle radicali corrono differenze molto rilevanti. Di per sé dovrebbe essere questo il passaggio prioritario.
Per adesso ci sono da registrare nuove presenze organizzate. Neanche un mese fa è nato il “Movimento nazionale per la sovranità”, di cui sono esponenti di spicco Alemanno e Storace. Soltanto per rendere un’idea sommaria di quanto sia affollato lo scenario del centro-destra, è sufficiente ricordare che oltre alle tre forze principali ci sono altre realtà che hanno anche una proiezione in Parlamento, per quanto numericamente esigua. Per esempio il gruppo Ala (Alleanza liberalpopolare-Autonomie), il Gal (Grandi autonomie e libertà), i Conservatori e riformisti. Realtà nate dalla scomposizione e ricomposizione di altri gruppi e che vedono coinvolti nomi assai noti alle cronache politiche, da Verdini a Tremonti, da Quagliariello a Fitto.
Nessuno oggi è in grado di prevedere seriamente che cosa ne sarà di tutto questo quando sarà il momento di presentarsi agli elettori. Un banco di prova sarà la tornata amministrativa che coinvolgerà molto presto quasi mille comuni, tra cui alcune grandi città. Prima ancora gli italiani potranno valutare le scelte che, sia pure dai banchi dell’opposizione, queste forze compiranno rispetto ai problemi e alle scadenze che il nostro Paese dovrà affrontare nei prossimi mesi.