atuttadestra.net

La battaglia dell’Alcazar

332di Emilio Del Bel Belluz

“ Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”.  (San Giuseppe Moscati) Queste belle parole non le dimenticherò mai,  sono di  notevole spessore. L’uomo spesso si trova davanti a delle decisioni da prendere molto importanti in cui deve prevalere l’immediatezza. In questi giorni, ho ripreso in mano un libro pubblicato nel 1940, ben settantacinque anni fa. Apparteneva a mio zio sacerdote Monsignor Elvino Del Bel Belluz. E’ stato scritto da Agostino Poma ed è intitolato: “ La fiammata. Racconti  Eroici”. Un libro che mi ha dato l’ulteriore prova che un tempo sono esistiti uomini capaci di stupire per il loro eroismo. Uomini legati alla loro patria natia, che non hanno esitato a morire per essa. Il donare la propria vita per una convinzione di fede e di lealtà. Il donare la propria vita perché la patria possa essere unita. In questi periodi difficili si ha l’impressione che la patria sia solo una parola che appartenga al passato. Si cerca in tutti i modi di cancellarla, di toglierle il suo significato. Quelli che la vogliono eliminare, sono uomini senza lealtà. Scordano il sacrificio che hanno fatto i loro padri per realizzare il proprio Paese. Questa è la peggiore delle mancanze : il dimenticare. In questi giorni ho letto il sacrificio che fecero soldati come il Comandante Moscardo. “ Nell’Alcazar di Toledo, vennero asserragliate ben millecento persone. Una fortezza bloccata completamente dai rossi, in seno ad un territorio totalmente nemico. speranze di libertà per i poveri assediati, ne rimanevano ben poche. Comandava l’Alcazar il colonnello Moscardo che, nella sua lungimirante esperienza, aveva organizzato una validissima resistenza. Tutto era stato calcolato. Le disponibilità, le forze, le munizioni, i viveri, nonché la superiorità del nemico che poteva liberamente ricevere rinforzi da ogni parte. Senza un comandante della tempra del Colonnello Moscardo, non si sarebbe potuto pensare ad una possibilità di riuscita : e l’Alcazar di Toledo avrebbe forse dovuto spalancare le porte ed arrendersi al nemico. Il nemico, intanto, non tralasciava mezzo per indurre a  tale passo i miseri nazionali. Il 21 luglio 1936 infatti, il colonnello veniva invitato a trattative che avrebbero avuto per conclusione, ciò che nessuno voleva, a nessun costo. Un reciso “ No!” fu la ferma risposta del Comandante. Ma il 23 luglio, solo due giorni dopo la risposta negativa,  il colonnello Moscardo ricevette una telefonata d’urgenza. Afferrò nervosamente il microfono e l’avvicinò all’orecchio. Una voce, quella di un bolscevico gli dichiarò : – Colonnello , vostro figli si trova nelle nostre mani ! Decidete: vi accordiamo dieci minuti perché possiate riflettere. Pensate bene : entro  il tempo stabilitovi , o vi arrendete, o vostro figli sarà fucilato all’istante. Un terreo colore si diffuse sul viso del Comandante. Dalle contrazioni che ne stirarono le carni, fu facile pensare quale tremendo bivio si fosse parato, improvvisamente, davanti alla sua strada. Dunque: o rinunciare all’adorato figlioletto, o sacrificare l’esistenza di più di mille nazionali. Stava ancora con il microfono all’orecchio, quando attraverso il filo, gli arrivò una dolce, cara voce: quella del figlioletto quindicenne.  – Papà, papà – diceva in tono tremante e pieno d’angoscia- papà! vogliono fucilarmi, se non ti arrendi! La voce di pianto gli giungeva al cuore con la forza di persuasione di una preghiera. Pallido come un cadavere, egli sentiva il respiro del figliolo rotto dal terrore. Per un attimo non seppe articolar parola. Poi dominò l’ondata di affetto che gli si era scatenata in cuore, e, con  la calcolata decisione di un uomo su cui gravi una forte responsabilità , disse: – Figlio mio, per salvare la tua vita, che peraltro mi è tanto più cara della mia stessa, mi si chiede di sacrificare l’onore di moltissimi soldati. E impossibile! Posso io decidere tal cosa, senza che poi tutta la Spagna nazionale non imprechi alla mia azione? Figlioletto mio, sei Spagnolo e sei cristiano : preparati a morire, gridando : – Viva la Spagna! Viva Cristo ! L’offerta era stata compiuta! Seguì un lugubre silenzio. Il ragazzo aveva certamente compreso il valore del sacrificio e forse, da puro eroe della Patria, viveva per un attimo l’orgoglio d’essere strumento di temporanea salvezza per tanti suoi compatrioti. Impietrito dal dolore, il colonnello Moscardo non aveva ancora deposto il microfono, in cui forse sperava di udire, un’ ultima volta, la voce del figlioletto. Improvvisamente nel suo orecchio echeggiò l’eco di una detonazione d’arma da fuoco. Vacillò come se fosse stato colpito in fronte e premette il microfono  più aderente al padiglione auditivo. Risuonò un secondo colpo, poi un terzo. Indi, più nulla. allora, il colonnello Moscardo depose il ricevitore. Aveva atteggiato il viso ad espressione da cui non trapelava il minimo segno di emozione. Lo sguardo, completamente assente, il capo eretto in posizione di supremo orgoglio. A  passi d’automa si diresse verso una finestra da cui si poteva vedere il panorama della città che si stendeva tutto attorno. Nel cuore , teneva serrato l’ultimo respiro della sua creatura. Guardò fuori: il nastro d’argento del fiume Tago, s’era fatto plumbeo ed aveva riflessi di sangue. S’appoggiò, accostando al muro la fronte che gli bruciava. sentiva conficcati nel cuore, i tre proiettili che avevano spento la sbocciante giovinezza del suo tesoro. Gli occhi gli si velarono di lacrime, ma il capo non si piegò. La città si offuscò dietro quel fittissimo velo di pianto di padre, e sembrò che l’aria diffondesse la mistica strofa dell’inno Spagnolo – … Ritorneranno le bandiere vittoriose  al passo allegro della pace; e porteranno sospese cinque rose:  le frecce del mio fascio”. Non credo che nella Spagna attuale ci siano uomini come il Colonnello Moscardo.  Uomo integro, militare affermato che seppe onorare la sua patria donando il proprio figlio. Credo che il Generale Franco, dopo la vittoria dell’Alcazar lo abbia abbracciato cercando di consolare  il cuore di un padre che sentendo le scariche di morte dei bolscevichi, è morto pure lui. Questo eroico sacrificio non viene ricordato dalla Spagna attuale, come non viene ricordato il Generale Franco.

Un commento

  • Francesco Baldi

    Anche la lapide con il testo della telefonata inciso nel marmo rosso che ho visto da ragazzo non è più visibile perché la cripta è stata chiusa. L’avrei rivista volentieri in onore di mio nonno aviatore del Reggio Legionario, pilota di Muti, affondatore dell,’incrociatore Cervantes in mano ai comunisti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.