atuttadestra.net

Msi: il grande inganno

25860802Quella che andremo qui superficialmente a riassumere per sommi capi, è la genesi di un partito di destra, conservatore, reazionario e filo americano: il Movimento Sociale Italiano, che per sua natura e subalternità al quadro Atlantico in tutti i suoi cinquanta anni di vita ha sempre tradito gli interessi nazionali, in barba a quella Patria di cui si riempiva retoricamente la bocca (e non solo per l’accettazione delle basi Nati e la subalternità dei nostri vertici militari al sistema Nato, ma anche per il sabotaggio che sistematicamente apportava ad ogni minima iniziativa geopolitica, contraria agli interessi occidentali, soprattutto sul piano energetico, che il nostro paese di tanto in tanto riusciva a impiantare).
Oggi, gli epigoni di questo partito, coerenti con le precedenti posizioni politiche, una volta buttati a mare simboli e orpelli del passato che oramai non pagavano più in termini di voti, sono finiti a Gerusalemme a dichiarare che il fascismo è il “male assoluto”, mostrando finalmente sincerità e chiarezza.
Eppure alle sue origini, questo movimento, fece credere di essere l’erede ed il mezzo con cui i reduci del fascismo repubblicano avrebbero potuto riprendere a fare politica nella Repubblica democratica e antifascista: il grande inganno.
Prima di andare avanti, però, dobbiamo fare una doverosa premessa.
La nostra disamina, spietata, ma storicamente ineccepibile, andrà a toccare i sentimenti di tante persone che, in tutta buona fede, hanno militato nel MSI credendo che questo partito, in qualche modo, fosse l’erede del fascismo. Parlo soprattutto per coloro che dal dopoguerra agli anni ’60, vi profusero, energie, dedizione, lacrime e sangue.
Per quelli che vennero dopo e militarono nel MSI il discorso è, in molti casi, diverso perchè la reiterata politica reazionaria e conservatrice di questo partito, il suo ruolo di ascaro degli atlantici, aveva finito per avvicinargli e assimilargli nuove generazioni tipicamente di “destra”, una destra americaneggiante, bigotta, bottegaia, semi benestante, dando vita anche al disgustoso fenomeno dei giovani “neofascisti pariolini”, in rayban, kashmir e camperos.
Da qui, alle moderne destre, tenute alla greppia da Berlusconi, il passo è stato breve.
Quindi, nell’attualità, non possiamo neppure più parlare di “neofascisti” che magari hanno disatteso, se non tradito, il fascismo, come si poteva dire dei precedenti missisti, perchè questi moderni destristi, sono la totale antitesi del fascismo.
Detto questo, cerchiamo di capire come sia potuto avvenire il “grande inganno” che portò alla creazione del Msi, anche se poi resta difficile stabilire chi già in partenza era in malafede o chi invece, entrato in buona fede nel “nuovo” contenitore, già corrotto e potenzialmente corruttore, in malafede vi è divenuto con il tempo.
Due fattori, in particolare, vanno considerati: il retaggio ambivalente della RSI che costituì il serbatoio a cui, in parte, attinse il Msi per i suoi quadri dirigenti e la colonizzazione statunitense del nostro paese che ne controllò e instradò l’esistenza.
Il retaggio ambivalente della RSI
Mussolini, da grande rivoluzionario, dopo l’8 settembre, non si era lasciato sfuggire la irripetibile occasione che si presentava in Italia, dove, per la prima volta nella sua storia, forze da sempre dominanti, erano fuori gioco: la grande industria, le lobby massoniche dell’Esercito e il Vaticano. Oltre ovviamente Casa Savoia.
Fu così che Mussolini potè portare a compimento il processo storico – ideologico del fascismo, arrivando alla RSI e al manifesto di Verona e realizzando quel modello di società socialista da lui sempre desiderato. Egli completava in tal modo anche il Corporativismo il quale, senza la socializzazione, come ammise Mussolini in Repubblica, poteva essere piegato dal padronato ai suoi interessi.
Citiamo alcune conquiste della RSI: la revisione del mercato azionario liberista; un effettivo controllo sulla Banca d’Italia, di fatto commissariata; la socializzazione delle imprese; il cooperativismo socializzante nei delicati settori alimentari e del vestiario per i prodotti primari e in quello immobiliare per le case al popolo. Grandi conquiste rivoluzionarie, mai raggiunte da nessuno Stato e che conferivano alla guerra in corso, la vera valenza di una “guerra del sangue contro l’oro”.
Questa ricchezza di idee e di programmi, questa svolta rivoluzionaria, nonostante la guerra che si capiva era oramai perduta, coinvolse ed entusiasmò i fascisti repubblicani tanto che, su indicazioni di Pavolini e per dare un segnale del cambiamento, si propose la camicia nera assieme alla tuta blu da operaio.
In prossimità della sconfitta, al Direttorio del PFR di Maderno del 3 aprile 1945, presieduto da Pavolini, si cercarono di buttare giù le indicazioni operative per una lotta da proseguire in Italia, una volta finita e persa la guerra. Vennero abbozzate alcune direttive indicate da Pavolini, Zerbino, Solaro, Porta ed altri che prospettavano per i fascisti nel dopoguerra, anche in clandestinità, una lotta contro l’occupante e a difesa delle innovazioni sociali della RSI contro ogni restaurazione monarchica e liberista. Giova ricordare che in quella occasione e con opportuna preveggenza, solo il futuro missista Pino Romualdi, non si trovò d’accordo su quelle indicazioni.
Come riferì Ermanno Amicucci, direttore del Corriere della Sera:
“Mussolini voleva che gli anglo americani e i monarchici trovassero il nord Italia socializzato, avviato a mete sociali molto spinte; voleva che gli operai decidessero nei confronti dei nuovi occupanti e degli antifascisti, le conquiste sociali raggiunte con la RSI”.
E a Carlo Silvestri, Mussolini aveva precisato:
“Vi dico che il più grande dolore che potrei provare sarebbe quello di rivedere nel territorio della Repubblica sociale i carabinieri, la monarchia e la Confindustria.
Sarebbe l’estrema delle mie umiliazioni. Dovrei considerare definitivamente chiuso il mio ciclo, finito”.
Riportiamo di proposito queste frasi, perché i “neofascisti” o per meglio dire gli “antifascisti missisti”, proprio queste realtà antitetiche alla RSI ebbero a perseguire.
Si da il caso però che, al tempo, Mussolini aveva anche un altro grande ed urgente problema da risolvere: quello di ricreare dal nulla uno Stato ed un Esercito, dissolti dal tradimento Badogliano oltre a proteggere il paese da una spaventosa ritorsione dei tedeschi ignobilmente traditi. Senza uno Stato e senza un Esercito, ebbe a dire Mussolini, tutto non avrebbe avuto alcun valore.
Di fronte a queste primarie necessità Mussolini andò disperatamente alla caccia di personalità di un certo spessore, tecnici di valore, uomini in grado di dare prestigio alla Nazione o di risolvergli i tanti gravissimi problemi. E dovette anche accontentarsi di non fascisti o fascisti sui generis, che aderivano per “l’onore d’Italia”.
Di fatto alla “Salò nera” dei fascisti repubblicani, rivoluzionari e socialisti, si sovrappose la “Salò tricolore” e in buona parte furono poi questi ultimi, i cosiddetti “moderati” della RSI che spesso, per conoscenze personali e trasversali, salvata la pelle si riciclarono nel Msi, assieme a frange conservatrici di pseudo fascisti del “ventennio” che neppure avevano aderito alla RSI. E prevalentemente costoro si assicurarono i posti direttivi a cominciare da quell’Arturo Michelini, tra i fondatori del Msi di cui ne divenne, dal 1954, segretario nazionale.
La colonizzazione statunitense.
E’ indubbio che i veri vincitori della guerra, sul suolo italiano, furono gli americani, i quali poi, anche in virtù di un certo accordo con il Vaticano, riuscirono a scalzare gli inglesi da sempre influenti in Italia. Il nostro paese venne totalmente rimodellato sugli standard esistenziali di vita americani; la oramai obsoleta e svergognata monarchia sostituita dalla Repubblica; la nostra economia e finanza adeguate al libero capitalismo di mercato dell’Occidente e all’usura dei banksters e la Nazione subordinata militarmente alle esigenze americane che poi la inserirono nella Nato in modo che tutti gli alti comandi delle nostre FF.AA. dipendessero da quelli Atlantici.
Insomma, da allora, divenimmo una vera e propria colonia.
Ma gli americani avevano anche un altro problema: quello di realizzare in l’Italia, in prospettiva del loro ritiro militare, non solo Istituzioni, ma anche strutture militari e di polizia in grado di garantire la stabilita al loro colonialismo.
L’inevitabile esplodere della guerra fredda rendeva queste necessità ancora più impellenti, anche perchè in Italia la presenza social comunista era molto consistente e il PCI era il più forte e radicato partito comunista d’Europa.
Ma attenzione: gli americani non avevano paura che i comunisti in Italia avrebbero potuto portare il nostro paese fuori dall’Occidente. Ben sapevano, infatti, che gli accordi di Jalta con l’Urss, di livello strategico, garantivano questo inquadramento e lo stesso Pci, a cui era stata da Mosca imposta la svolta “democratica” di Salerno nel 1944 (ben gradita ai dirigenti comunisti), sarebbe di sicuro stato ai patti. Mai. alcun paese, del blocco dell’est sarebbe passato nel campo opposto o viceversa e infatti gli americani non mossero un dito quando i sovietici intervennero in Ungheria o in Cecoslovacchia, così come i sovietici non fecero una piega quando i rivoltosi comunisti in Grecia (riserva occidentale) vennero spazzati via, o ancora in Grecia, gli americani imposero nel 1967 il colpo di Stato dei Colonnelli.
Gli americani però sapevano benissimo che le Nazioni hanno dei loro sviluppi geopolitici e certe dinamiche internazionali possono seguire strade imprevedibili e quindi vi era pur sempre la necessità di praticare sul piano tattico una “guerra non ortodossa” a difesa della loro ingerenza. Un esempio dei pericoli che gli Americani seriamente paventavano in prospettiva, erano le iniziative politico – economiche come quella di Enrico Mattei che minacciavano seriamente i loro interessi. Mettere in piedi un baraccone di opposti estremismi, dividere governi, partiti, circoli culturali, ecc., in fautori della Nato in opposizione ai fautori del Patto di Varsavia, in pratica scemi & più scemi, era per loro quanto mai opportuno e previdente.
In Italia si imponeva la creazione di strutture e forze che potessero da una parte contrastare comunque il comunismo e allo stesso tempo con il gioco della falsa alternativa “mondo libero o “oltrecortina”, garantissero l’ingessamento del nostro paese nell’area atlantica.
Oggi sappiamo che le prime strutture di polizia, questure e gli abbozzi dei nostri servizi segreti, al tempo il Sifar, creati dietro la supervisione di quello che era il capo dell’Oss in Italia, James J. Angleton, in mancanza di personale che non poteva fornire una militarmente inesistente ed inaffidabile Resistenza, furono affidate al vecchio personale del regime fascista e ad alcuni ex ufficiali della RSI, dagli americani recuperati ed ovviamente trasformati in perfetti afascisti e antifascisti in pectore.
Un altro super servizio segretissimo l’”Anello”, conosciuto come il “noto Servizio”, dedito anche a pratiche a dir poco criminali, le cui basi vennero gettate a Roma nel 1944 dal generale badogliano Mario Roatta su direttive di un alto ufficiale Alleato, ebreo polacco, venne messo in piedi anche con alcuni reduci della RSI.
Come noto gli Alleati ebbero nei confronti dei fascisti vinti e soggetti ai massacri delle “radiose giornate”, un duplice comportamento: quando non gli interessavano li lasciavano allegramente massacrare; quando invece si trattava di ufficiali o sottoufficiali, specialmente ex appartenenti ai servizi segreti della RSI, allora spesso li salvavano con l’intento poi di recuperarli per i loro scopi.
Ma c’è di più. Noi oggi sappiamo che prima ancora della fine della guerra ci furono contatti tra alcuni esponenti della RSI e l’Oss americano, ed oltretutto gli americani avevano anche in piedi una rete spionistica, la Nemo, che comprendeva oltre a vari prelati, uomini della Resistenza, ma anche uomini della RSI.
Del resto lo stesso Mussolini, in prossimità del crollo finale, aveva lasciato liberi i suoi uomini di esplorare strade e contatti per affrontare le conseguenze della sconfitta. Ergo questi contatti con l’Oss americano che, per esempio, sappiamo aveva tenuto anche Romualdi, uno dei vicesegretari del PFR, potevano rientrare in compiti di “ufficio”, ma ci si domanda anche cosa poi accadde al momento del crollo.
Costatiamo, per esempio, che la colonna armata di circa 4 mila fascisti, giunta al mattino del 26 aprile 1945 a Como, in poche ore si squagliò come neve al sole, soprattutto per la dabbenaggine dei comandanti fascisti che invece di proseguire verso Menaggio dove li attendeva Mussolini, si fermarono in città, si misero a discutere e poi a dialogare con il fantasma di un inesistenze CLN locale.
Fu così che mentre Mussolini si stava allontanando dalle zone dove stavano per arrivare gli Alleati, nell’intento di restare libero e giocarsi le ultime possibilità di trattativa, alcuni comandanti fascisti, per loro forma mentis, mostravano di non vedere l’ora di arrendersi agli Alleati e magari con il segreto intento, oltre che salvare la pelle, di riciclarsi in futuro come anticomunisti.
Fu così che Mussolini, rimasto isolato e senza scorta a Menaggio venne poi catturato a Dongo, mentre questi comandanti fascisti, firmarono in Como una ignominiosa resa, mascherata da tregua e alcuni di loro furono in qualche modo messi in salvo, mentre altri, per esempio l’ “estremista” Franco Colombo, venne fucilato.
Determinatasi la sconfitta ci fu poi la caccia al fascista, i criminali massacri delle “radiose giornate”, ed entrarono in funzione le famigerate Corti d’Assise straordinarie pronte a comminare condanne a morte ed ergastoli.
In questa situazione per l’Oss di J. J. Angleton fu uno scherzo mettersi in tasca vari esponenti e dirigenti neofascisti del primissimo dopoguerra, interessato com’era ad utilizzarli per un fronte comune contro il comunismo.
Oggi, con il senno del poi, non possiamo biasimare se alcuni neofascisti, epurati dal lavoro, braccati, minacciati, in quelle condizioni del tutto eccezionali, accettarono in buona fede certe collusioni che gli consentivano di respirare. Quello che è inaccettabile è il fatto che determinati contatti avrebbero dovuto, in pochissimi anni essere troncati, ribaltati, specialmente dopo che risultava evidente la subordinazione del nostro paese e lo stato coloniale in cui gli americani l’avevano relegato.
Ed invece non solo queste collusioni, per la maggior parte continuarono, ma quando gli statunitensi misero in atto le loro strategie criminali Stay Behind, il cui falso scopo era la lotta al comunismo, mentre il vero fine era l’utilizzo anche di civili per gli interessi politici e militari americani, molti di questi, oramai ex fascisti, entrarono nelle Gladio. Ma questa è un altra sporca pagina di altre sporche storie.
Fatto sta che nel 1946 la maggioranze delle formazioni clandestine neofasciste erano sotto controllo americano, come recita un rapporto dei servizi segreti statunitensi intitolato “Il movimento neofascista – 10 aprile 1946, segreto”:
“I neofascisti intendono stabilire un contatto con le autorità americane per analizzare congiuntamente la situazione del paese. La questione politica italiana sarà quindi collocata nelle mani degli Stati Uniti”.
Anche altre personalità che, pur non fasciste, avevano avuto un ruolo militare nella RSI, ma anche mantenuto sottili fili con i comandi Marina del Sud, come per esempio il principe J. Valerio Borghese, appositamente salvato da Angleton, vennero subito utilizzate dagli americani. E sappiamo come uomini di Borghese agissero pro USA nella Sicilia del 1947 o aiutarono militarmente il nascente stato di Israele.
Con queste premesse, che già mostrano chiaramente il come e il perchè, i neofascisti finirono poi per diventare gli ascari degli atlantici, si arrivò a dicembre del 1946 alla nascita del MSI.
Precedentemente a luglio del 1946 Romualdi, dalla sua clandestinità, sul primo numero di “Rivoluzione”, un giornale clandestino dei Far (Fasci di Azione Rivoluzionaria), preconizzava futuri scontri di piazza, asserendo, in sintesi, che tutti gli schieramenti anticomunisti, vigliacchi per natura, si sarebbero trovati in difficoltà ed allora, secondo lui, i fascisti potevano sfruttare l’occasione, perchè ci sarà bisogno di chi è capace di fronteggiare validamente il comunismo. Un vero programma subalterno alle componenti reazionarie del paese.
Al contempo noti sono anche i traffici che andava facendo Almirante, con ambienti democristiani e clericali al fine di procacciarsi appoggi e armi da utilizzare contro il “pericolo rosso”, praticamente a difesa degli interessi industriali, cattolici e borghesi.
La riunione decisiva, tra i cui promotori vi era stato anche un certo Costantino Patrizi, legato alla Democrazia Cristiana e amministratore del periodico “Rataplan”, per la costituzione di un partito reazionario, mascherato da neofascismo, da utilizzare come bassa manovalanza anticomunista, si tenne il 26 dicembre 1946 nello studio del padre di Arturo Michelini, un avvocato già iscritto al partito liberale.
Tutta la genesi che aveva portato a questi risultati non era stata semplice, perche il pur variegato mondo dei reduci del fascismo repubblicano era tutto meno che reazionario, ed anzi molti erano idealmente su posizioni decisamente rivoluzionarie.
Bisognava quindi agire con circospezione, gradualità ed inganno nel distillare le gocce di veleno che dovevano fare di questo partito la guardia bianca degli americani e dei peggiori e più gretti interessi borghesi.
Ma i furbastri erano però agevolati dal fatto che politicamente potevano convincere la gente che in quel momento si necessitava di una certa duttilità e bisognava anche aprirsi a componenti eterogenee come del resto era avvenuto nel passato. Ragionamenti politicamente anche logici e plausibili, se non fossero in malafede.
In politica, infatti, ci può anche stare che si accantonino comportamenti estremisti e magari si apra ad altre componenti. Ma qui il progetto del Msi e le sue aperture politiche furono tutte in un senso solo, quello reazionario, quello conforme alle forze della conservazione, quello strategicamente utile ai colonizzatori statunitensi, così come era negli scopi di chi lo stava con l’inganno, creando.
Ancora precedentemente, sempre nello stesso studio dei Michelini, si erano spesso riuniti, vari personaggi.
I padri fondatori
Consideriamo i più importanti tra questi “padri fondatori” del MSI, perchè dai loro profili è poi facile comprendere da che mani era nato il Msi. Qui non ci interessa e neppure si pone il quesito se costoro agirono in malafede per interessi personali o se una visione ed una attitudine di destra e conservatrice era loro implicita, naturale e connaturata. Qui va considerata solo la loro nefasta opera da cui partorì quel movimento, di fatto, “antifascista”; il resto lo lasciamo agli storici. Di certo però disonesto fu il modo e il procedere con cui furono ingannati i reduci del fascismo.
Certamente ci furono anche validi e bravi camerati in buona fede, personaggi anche importanti che dedicarono tutto sè stessi alla nascita di questo partito, ma qui li omettiamo, perchè purtroppo le regole del gioco, gli appoggi trasversali di cui godevano i malversatori del fascismo, erano tanti e tali che non ci fu niente da fare e il Msi seguì la strada che per lui avevano tracciato americani, lobby massoniche e circoli industriali, una strada il cui fine principale era, sul piano ideale quello di spostare a destra i reduci del fascismo repubblicano e sul piano operativo quello di fornire una massa di manovra in funzione anticomunista.
Dunque a quelle riunioni partecipò Jaques Guiglia capo dell’Ufficio stampa della Confindustria; l’avvocato Bruno Puccioni (amico di Romualdi) che nei mesi decisivi della fine della guerra aveva dimorato a Villa Camilla a Domaso, dove manteneva contatti e in un certo senso aiutava e guidava i partigiani locali, quelli della 52° Brigata Garibaldi che poi presero il Duce; Ezio M. Gray, che trovò quelle prime premesse programmatiche troppo sbilanciate a sinistra (figurarsi! dopo il 25 luglio ’43 aveva inviato un telegramma di congratulazioni a Badoglio) e quindi lui, nazionalista e ultra conservatore, entrò nel partito solo successivamente; Nino Buttazzoni, uomo di Borghese, valente militare che poi si mise anche a disposizione degli israeliani; il principe Valerio Pignatelli, già esponente della resistenza clandestina dei fascisti repubblicani al sud durante l’occupazione Alleata, ma che una volta catturato dagli americani, si legge in un loro documento segreto: “…la sua cattura si rivela un colpo grosso per le informazioni che egli fornisce e per l’autorevolezza del personaggio… In qualità di militare e di proprietario terriero, il soggetto è fortemente allarmato dall’espansione del comunismo.
Tra i presenti, e anche lui in contatto con gli americani, c’è anche il generale Ennio Muratori di una specie di fronte anticomunista pregno di ex badogliani e collaboratore di Nino Buttazzoni nella costituzione di gruppi filo monarchici.
Torniamo però alla riunione decisiva del 26 dicembre.
Se Pino Romualdi agendo dalla clandestinità, esercitava una certa influenza su buona parte delle formazioni neofasciste clandestine, Arturo Michelini che non aveva aderito alla RSI e aveva preferito restare a Roma anche dopo l’occupazione Alleata, fu il vero burattinaio di tutta l’operazione anche perchè, la sua figura di afascista, faceva da garante a quei potentati e finanziatori per la nascita del partito, vale a dire, a parte l’Oss americano: ambienti confindustriali, Vaticano, lobby massoniche e la stessa Democrazia Cristiana.
Negli anni successivi Michelini divenne praticamente una specie di dittatore nel MSI, grazie al controllo della “borsa” del partito, a cui impresse un linea sostanzialmente liberale, una posizione politica che di fatto fallì solo dopo il crollo del breve ed effimero governo Tambroni e la nascita del centro sinistra, quando fu evidente che la DC preferiva, a destra e come controparte, il PLI e non il Msi, che teneva relegato al perenne ruolo di ruota di scorta nei momenti di necessità di “numeri” in parlamento.
Tra i personaggi che sancirono la nascita del Msi, vale la pena citare altri profili.
Di Pino Romualdi, dei suoi contatti pregressi con l’Oss, si è già detto. E’ noto poi che mentre i vari Pavolini, Colombo ecc., erano considerati fanatici e irriducibili estremisti, una nota interna del SIM-Nord Italia (S.I.M.N.I.), degli ultimi mesi di guerra, attestava che Pino Romualdi fosse degnissimo sotto tutti gli aspetti morali.
Sappiamo poi che, nel 1947, elementi terroristici ebraici ebbero, proprio da Romualdi, la disponibilità di esplosivi da loro utilizzati in alcuni attentati.
Romualdi, uomo mentalmente di destra, nel confessare questi traffici non si rese conto se ne poteva anche dedurne che se gli ebrei si fidavano di lui e ci intrattenevano certi delicati contatti, mentre oltretutto gli pendeva una condanna a morte ed era ricercato, non solo doveva godere di valide protezioni, ma era anche evidente che gli ebrei stessi probabilmente non lo consideravano un fascista irriducibile.
Fu Romualdi che, alla nascita del MSI, ne tracciò le prime linee direttive tipicamente reazionarie, come per esempio quella di prepararsi per una insurrezione anticomunista, di restare in un primo momento equidistanti dal contenzioso monarchia – repubblica, ma di fatto di appoggiare i monarchici. Fini ovviamente per rappresentare, all’interno del MSI, l’ala di destra del partito. Romualdi oltretutto, precedentemente alla nascita del MSI, dalla sua latitanza, aveva avuto modo di incontrare, sondare e conoscere molti ex presunti fascisti del ventennio, che non avevano aderito alla RSI o comunque non erano venuti al Nord con Mussolini, ma ora si trovavano ugualmente nei guai per il loro passato nel clima post liberazione. Trattavasi di gente decisamente anticomunista, in genere conservatori, che tornarono utili quando poi si dovettero formare i quadri dirigenti del Msi.
Tra i padri fondatori abbiamo poi Giorgio Almirante.
Questo figlio di attori, che si rivelò in seguito un abile guitto politico rivestendo, da abile saltimbanco, all’interno del partito, spazi di destra, oppure facendosi pseudo assertore di posizioni sociali che immancabilmente ad ogni congresso disattendeva, aveva ricoperto la carica di capo gabinetto del ministro Messasoma al Minculpop.
Il 25 aprile Almirante saluta Mezzasoma che gli dice “vado a morire con il Duce” e quindi con preveggente saggezza lui si invola dall’altra parte. Raccontò poi che si era rifugiato in casa di un israelita un certo Levi che lui, durante la guerra, ma guarda un pò, aveva a sua volta nascosto al ministero.
Sia come sia non si capisce, o forse si capisce fin troppo bene, come Almirante, già collaboratore alla Difesa della Razza e che pur aveva anche ricoperto qualche piccolo ruolo nella repressione antipartigiana, non fosse ricercato per “collaborazionismo”, vera mosca bianca, potendo così operare indisturbato alla nascita del MSI.
Altro fondatore è Biagio Pace. Docente di Archeologia, Pace aveva ricoperto negli ultimi anni del ventennio la carica di consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Quel 26 dicembre presiedette la riunione costituiva.
Di Pace si diceva che era stato un confidente dei carabinieri passati con i partigiani e come tale era stato scoperto dal principe Valerio Pignatelli che ne chiese l’espulsione dal partito. Ma Almirante e altri rifiutarono e sembra che fu per questo che Pignatelli fu lui a dimettersi.
Ci furono poi anche altri padri fondatori, come per esempio Giacinto Trevisonno dei “Reduci indipendenti”, una figura che poi Romualdi volle subito come segretario del partito in quanto poco esposto con il fascismo.
Un esponente di rilievo da annoverare, se non tra i fondatori del MSI, perchè vi arrivò come un falco un attimo dopo, fu Augusto De Marsanich, la cui sorella Teresa Iginia De Marsanich, sposata con l’israelita Carlo Pincherle, era la madre di Alberto Moravia. De Marsanich era un uomo alquanto indicato, per garantire gli ambienti industriali, avendo a suo tempo ricoperto la carica di presidente del Banco di Roma e quella di presidente dell’Alfa Romeo. Fu il furbo De Marsanich a coniare l’ambiguo slogan “non rinnegare e non restaurare”, utile a fregare la base ancora di sentimenti fascisti, rassicurandola con quel “non rinnegare” (quando invece sostanzialmente si era rinnegato di tutto e di più) e mettendo le mani avanti con il “non restaurare” per giustificare la mancanza di iniziative e prese di posizione che il MSI, se fosse stato un vero partito che si rifaceva al fascismo repubblicano, avrebbe almeno dovuto prospettare. Fu ancora principalmente De Marsanich, che ricoprì la carica di segretario nazionale dal 1950 al 1954 che aveva pilotato gradualmente e con grande destrezza, piegando le tante resistenze, la sporca operazione che portò il MSI ad appoggiare ed avallare senza riserve l’Alleanza Atlantica per il nostro paese.
Non indifferente fu anche l’opera di Franco Servello, filo americano doc.
Questo Servello, nei mesi precedenti la fine della guerra, pubblicava un giornale al sud occupato dagli Alleati e dietro loro autorizzazione. Colpisce, ma non stupisce, che poi lo ritroviamo allegramente e con importanti ruoli, nelle fila del neofascismo. Servello nel 1947 prese in mano la direzione del Meridiano d’Italia, un rotocalco con belle illustrazioni, finalizzato a rivalutare sul piano nostalgico il regime fascista e Mussolini, guardandosi però bene dall’illustrare la parte sociale e rivoluzionaria del fascismo.
Sempre in un secondo momento non possiamo non ricordare l’opera di Giulio Caradonna di cui si sussurrava, come poi fu confermato, che fosse un massone, uno dei migliori amici di Israele. Si narrò, che quando i veri fascisti della Federazione Nazionale della RSI, nel 1967, affissero manifesti in favore della lotta del popolo arabo aggredito dai sionisti, in Direzione del Msi, Caradonna andasse su tutte le furie. Pochi anni dopo, precursore ante litteram di tanti altri suoi sodali, si recò al Museo dell’Olocausto di Gerusalemme per deporre una corona di fiori.
Sintomatico, per capire, certe “evoluzioni” storiche, quanto ebbe successivamente a confessare Caradonna. Raccontò che per convincere ed anzi spostare ancor più a destra i reduci del fascismo repubblicano, che di destra non erano, tornavano utili gli scontri con i rossi. Più questi attivisti si picchiavano con i social comunisti, disse, e più ci si spostava a destra. E a questo perfido gioco si prestarono di sicuro anche gli avversari a cui faceva comodo a tutti che ci fosse un partito, che ben sapevano non era fascista, ma che venisse spacciato come tale. E il prezzo di questo infame stillicidio lo pagarono tanti camerati, visto che in quei turbolenti anni, come si apriva una sede del partito, subito avvenivano aggressioni da parte dei comunisti e si innescava la spirale delle ritorsioni e delle vendette. Tutto pane per il Sistema e per i farabutti che gestivano il MSI e che ci rimediavano lauti posti al parlamento o negli Enti locali.
Ma ancor più Caradonna ebbe anche ad illustrare, in tutta sincerità, quale era stata la vera funzione del MSI, quando disse e le sue parole andrebbero scolpite nella pietra e messe al collo di tanti ingenui da rasentare l’imbecillità:
“Il MSI fu una grande operazione di Michelini e Almirante che ereditarono il fascismo anticattolico, antisemita e antiborghese, di Salò e ne fecero una forza conservatrice, filoisraeliana e filo atlantica”. Più chiaro di così.
Comunque, come abbiamo già accennato, tra i fondatori o primi partecipanti al Msi, ci furono anche sinceri fascisti, come per esempio Giorgio Pini, e tanti altri i quali ben presto, capita l’antifona, uscirono disgustati da quella latrina nella quale si infilarono strati qualunquisti del disciolto Uomo Qualunque, persino ex monarchici ed ex venticiqueluglisti.
Ma non mancarono neppure inguaribili sentimentali che, privi di una vera alternativa politica, vollero restare nel Msi fino alla loro morte, ben sapendo in che letamaio si trovavano e forse qualche volta sporcandosi, magari in buona fede di intenti, le mani.
L’ovvia sistemazione di questo partito fu quindi alla destra dell’aula parlamentare e chi si ribellò a questa decisione, gli venne fatto presente che “a sinistra c’erano i comunisti assassini”, come se a destra ci fossero gli amici. Ma quella scelta era funzionale e preveggente verso il varo di un vero partito di destra reazionario e conservatore il cui penoso e ripugnante cammino finalmente si concluse nel 1995.

MAURIZIO BAROZZI

fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=21380

3 commenti

  • luca r.

    Ci sono figure che non mi hanno mai convinto…tipo Michelini,Tatarella,Servello e molti altri.
    Un fascista filoamericano poi per me è una contraddizione grandissima.
    E’ una questione che va approfondita,penso che in vista di un tavolo di discussione per un progetto unitario bisognerebbe anche guardare all’msi e al marcio che c’era.Solo facendo i conti col passato si potrà pensare al futuro.

  • Penso che la storia del MSI tracciata in questo resoconto è veritiera e concreta.
    Sarebbe stato impensabile che un partito fili fascista si fondasse a Roma nel 1946, mentre nello stesso periodo, altri Fascisti venivano massacrati nel nord Italia.
    In queste pagine si accenna solo in parte dei legami con gli americani , la massoneria ed ai poteri forti del Comandante Borghese.
    Tutti indistintamente, hanno fatto il gioco antinazionale e fili americano, nel nome dell’anticomunismo militante.
    Lo stesso stupido gioco che da venti anni “testa di catrame” ci propina per continuare a fare i suoi sporchi interessi.

    Tuttavia nell’analisi fatta da Barozzi non viene considerata una fase molto importante nella vita politica di questo MOVIMENTO,e precisamente il periodo storico del MSI.Dn dopo la scissione di Democrazia Nazionale.
    ( Il nostro periodo, fino alla morte di Giorgio Almirante,)
    Quando Giorgio Almirante riprese la battaglia dell’Alternativa Al Sistema Liberal Democratica ( almeno a parole)

    Probabilmente ci vorrà ancora un po di tempo per leggere fino in fondo la verità storica di quel periodo.
    Verità meschine e inconfessabili, nonostante lo scadere dei valori morali che stiamo vivendo, ancora non sono state svelate ai più.
    Ci hanno tradito sotto i nostri occhi, in maniera consapevole.
    Per Noi militati ed attivisti che abbiamo visto morire i camerati al nostro fianco, questa storia è un libro aperto.
    Lo Abbiamo scritto noi , in malo modo,purtroppo senza riuscire a cambiarne una virgola.
    Questa è anche la nostra sconfitta.
    in bocca al lupo

  • Destrus

    Dati storici interessanti ma contestabili, a cominciare dalla denigrazione dei saloini moderati, dei quali l’autore ha capito poco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.