Fu un militante di Avanguardia Nazionale, luogotenente, sin dal 1962, del “Capo” Stefano Delle Chiaie. Fedele alle idee del fascismo, amicizia e rispetto per la gerarchia furono alla base della sua concezione di militante. Protagonista di numerose battaglie politiche ma anche di attentati dinamitardi, fu arrestato dalla Polizia per lo scoppio di due ordigni a Roma presso la sede della Democrazia Cristiana e gli studi televisivi della Rai.
Alcuni mesi di carcere e Carmelo Palladino, insieme ad altri militanti, accusarono il “Capo” di tradimento per non aver garantito una adeguata copertura all’azione. In realtà, il “Capo”, collaborava già da tempo con alcuni ufficiali dei servizi segreti italiani. L’obiettivo era di nascondere dell’esplosivo in alcune sezioni del Partito Comunista Italiano per poi essere ritrovato immediatamente dagli stessi ufficiali del Sifar. Nonostante i militanti di Avanguardia Nazionale cercarono di infiltrarsi nella sede comunista ma subito riconosciuti e allontanati, gli ordigni esplosero davvero. Per questi attentati, dunque, furono arrestati e condannati, oltre a Carmelo Palladino, anche i fratelli Strippoli, Nerio Leonori e Antonio Insabato. Con la strage alla stazione di Bologna, il 2 agosto del 1980, alcuni pentiti indicarono Carmelo Palladino come uno dei responsabili dell’attentato. Nei numerosi mandati di cattura, da parte della Magistratura, spiccava anche il nome di Palladino. Nuovamente arrestato fu portato al primo reparto mobile di Castro Pretorio. Giudicato testimone importante per l’inchiesta di Bologna e sospettato, da parte di alcuni militanti, di aver causato la morte di Giorgio Vale, fu trasferito al carcere di Novara. Nel penitenziario, era detenuto anche Pierluigi Concutelli, membro di Ordine Nuovo, condannato all’ergastolo per aver ucciso, in carcere, nell’aprile del 1981 Ermanno Buzzi. Il 12 agosto del 1982, nemmeno sette giorni dal suo trasferimento, Carmelo Palladino fu ucciso da una rudimentale garrotta dallo stesso Concutelli. Solo dopo il secondo omicidio fu sottoposto al regime di isolamento. Forse Carmelo Palladino sapeva troppo, forse conosceva moltissime cose su Avanguardia Nazionale e sulla storia della strage di Piazza Fontana, forse rappresentava un testimone chiave nelle inchieste sui gruppi extraparlamentari di destra e fu per questo che, qualcuno, decise che doveva essere eliminato.
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