Ieri ricordare e commemorare il Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo assassinato dal potere politico e dalla Mafia 28 anni or sono è stato un dovere di qualsiasi uomo e donna che si riconoscano nel termine “cittadino”.
Ricordare che il Generale e Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato assassinato perché aveva compreso il legame fra “politica” e “Mafia” , tra crimine organizzato e economie illegali, fra globalizzazione della Mafie e sistemi bancari è un dovere di chiunque si riconosca nei termini “verità” e “giustizia” poiché è da essi che scaturisce la “Libertà”. Quel 3
settembre del 1982 cadeva sotto i colpi di un mitra kalashinokov il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa assassinato dalla Mafia, assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di Polizia di Stato Domenico Russo, appena quattro mesi dopo essere stato nominato Prefetto di Palermo.
Questa “commemorazione” ci dà l’opportunità di riflettere su uno dei momenti più tragici della nostra storia attraverso la vicenda umana e professionale del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. “Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre delegare questo potere nè ai prevaricatori, nè ai prepotenti, nè ai disonesti. Potere può essere un sostantivo nel nostro vocabolario ma è anche un verbo.
Ebbene, io l’ho colto e lo voglio sottolineare in tutte le sue espressioni o almeno quelle che così estemporaneamente mi vengono in mente: poter convivere, poter essere sereni, poter guardare in faccia l’interlocutore senza abbassare gli occhi, poter ridere, poter parlare, poter sentire, poter guardare in viso i nostri figli e i figli dei nostri figli senza avere la sensazione di doverci rimproverare qualcosa, poter guardare ai giovani per trasmettere loro una vita fatta di sacrifici, di rinunzie, ma di pulizia, poter sentirci tutti uniti in una convivenza, in una società che è fatta, è fatta di tante belle cose, ma soprattutto del lavoro, del lavoro di tanti.
E occorre che tutti, gomito a gomito, ci sentiamo uniti, perchè anche chi è animato da entusiasmo, anche chi crede, come crede colui che in questo momento vi sta parlando, ha bisogno di essere sostenuto, di essere aiutato, di sentire di vivere in mezzo a chi crede perché, tutti credendo, possiamo raggiungere la meta che auspichiamo: la tranquillità, la serenità“. Palermo, 1 maggio 1982 – Incontro con i Maestri del Lavoro il giorno dopo l’assassinio di Pio La Torre (tratto da: Carlo Alberto dalla Chiesa In nome del popolo italiano, a cura di Nando dalla Chiesa ¬ Rizzoli, Milano 1997).
Le polemiche intorno ai poteri speciali che egli aveva chiesto per combattere incisivamente la mafia al momento di accettare la nomina a Prefetto di Palermo erano state forti prima e lo furono ancora di più dopo la sua morte. “Non chiedo leggi speciali ma chiarezza”, disse, poco dopo il suo arrivo a Palermo. Il Governo aveva fatto cadere nel vuoto la sua richiesta di adeguati poteri e lo mandò al macello. Commemorare quindi non solo significa ricordare e ringraziare ma anche pensare al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa con il senso di un insegnamento senza tarli, senza ombre.
Quindi ricordare, oggi, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è, senza alcun dubbio, un compito gratificante, assolverlo può sembrare facile ma forse non è proprio così, non fosse perché qui è necessario, più che altrove, evitare il rischio della retorica. Commemorare il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, uomo forte quanto d’iniziativa e coraggioso in divisa, ma altrettanto uomo semplice dismessa la divisa, con la naturalezza e la semplicità del Carabiniere che gli si apparteneva. E’ giusto quindi ch’egli debba essere ricordato, amato, commemorato dai cittadini di buona volontà. Come è altrettanto giusto dargli l’amplificazione che gli possono dare i rappresentanti politici, anche i rappresentanti delle Istituzioni alte, perché il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato sempre servitore e uomo delle Istituzioni.
L’Arma è stata la sua vita e la difesa dei cittadini e delle Istituzioni è stata la sua morte. Ecco perché l’esempio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa Prefetto di Palermo oggi appare quanto mai attuale ed ha un significato tutto particolare.
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