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MAFIA:PALERMO RICORDA MARESCALLO CC IEVOLELLA,UCCISO NEL ‘81

venerdì, settembre 10th, 2010

show_image_NpAdvSinglePhotoUna corona d’alloro è stata deposta sulla lapide, in via Principe di Camporeale a Palermo, in ricordo del maresciallo dei carabinieri, Vito Ievolella, assassinato 29 anni fa dalla mafia. Al militare dell’Arma è stata dedicata una messa nella chiesa di Santa Maria Maddalena, al comando legione carabinieri Sicilia. Ievolella fu assassinato il 10 settembre del 1981 con una raffica di fuoco da quattro killer armati di pistola e fucili caricati a pallettoni, mentre era a bordo della sua auto, in compagnia della moglie Iolanda rimasta ferita, e aspettava che la figlia finisse la lezione di scuola guida.

Per il delitto sono stati condannati il boss della Kalsa Masino Spadaro, ritenuto il mandante dell’omicidio, il capoclan di Ciaculli Giuseppe Lucchese e il mafioso di Corso dei Mille Pietro Senapa, per il quale la Cassazione lo scorso giugno ha reso definitivo l’ergastolo. Ievolella fu condannato a morte da Cosa nostra per le sue indagini su mafia e droga. (ANSA).

10 Settembre 1980 – In ricordo di Francesco Mangiameli

venerdì, settembre 10th, 2010

Francesco MangiameliFrancesco Mangiameli, soprannominato “Ciccio”, origini palermitane, iniziò la sua militanza politica nelle organizzazioni giovanili del Movimento sociale italiano per poi aderire all’extraparlamentarismo di destra. Prima in Ordine Nuovo, Fronte Nazionale e poi in Terza Posizione. Laureato in Lettere e Filosofia, insegnò italiano in alcuni istituti di scuole superiori.

Fondò il gruppo siciliano di Terza Posizione e entrò a far parte della Direzione Nazionale con funzioni di guida insieme a Fiore, Adinolfi e Dimitri. Entrò in contatto con alcuni esponenti romani, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppo terroristico nato dallo spontaneismo armato di estrema destra. Legame, tenuto, per il raggiungimento di un obiettivo.

Far evadere, dalla casa circondariale di Palermo – Ucciardone, un altro militante di Ordine Nuovo, Pierluigi Concutelli, condannato per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio. Mangiameli cercò di dissuaderli e l’operazione, per altre vicissitudini, non fu portata a termine. Altri tentati, di reperire armi, fallirono, uno proprio per colpa di Mangiameli. Iniziò così una profonda diffidenza nei confronti del camerata, pur rimanendo l’unico supporto e appoggio in Sicilia. Infatti, quando nel luglio del 1980, i fratelli Fioravanti affidarono nelle mani di Mangiameli il denaro necessario per rifinanziare l’evasione, i Nuclei Armati Rivoluzionari, maturarono la convinzione che Mangiameli fosse un traditore e che doveva essere punito.

Il 10 settembre 1980, il neofascista palermitano si recò a Porta Pia Roma. Con l’inganno e senza accorgersi della trappola fu portato nella pineta di Castelfusano e giustiziato con un colpo di pistola, beretta 7.65, alla nuca. Il corpo, completamente spogliato, fu zavorrato e gettato nelle acque del lago di Tor de’ Cenci. Dopo due giorni il cadavere riaffiorò dalle acque e avvistato da alcuni passanti. Negli anni seguenti, alcuni pentiti, sostennero che l’intenzione dei Nuclei Armati Rivoluzionari fosse di uccidere anche la moglie e la figlia di soli 7 anni. Forse Francesco Mangiameli sapeva troppo, forse conosceva fatti importanti sulla strage alla stazione di Bologna, forse considerato testimone scomodo, ma ancora oggi  non si è trovata una ragione credibile di quel delitto.

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8 Settembre, il giorno del tradimento!

mercoledì, settembre 8th, 2010

di Guido Virzì

Badoglio-MussoliniFacciamo i Giri di Valzer. E’ un vizietto italico che ci trasciniamo appresso da lungo tempo . Come una febbre quartana che non guarisce mai del tutto e si ripresenta ciclicamente.

Appena le cose non ci quadrano cambiamo cavallo, cambiamo partito, giriamo i cannoni, capovolgiamo le alleanze, cambiamo i quadri alle pareti, revisioniamo il Panteon, scarichiamo gli amici di ieri, ci mettiamo a giocare su un altro tabloid. Un po’ furbetti, un po’ cialtroni, un po’ vigliacchi, un po’ incapaci di sforzi prolungati, negati al sacrificio, alle “scomodità”, impazienti nelle attese, sfiancati presto da una qualunque gara “in risalita”, incapaci di raddrizzare la spina dorsale come un gatto investito agonizzante sull’asfalto.

L’8 Settembre, c’è poco da fare, è ancora vivo, presente ed operante tra noi. E’ divenuto un Virus endemico da “macchia storica” che era. E dalle classi dirigenti, ove i suoi sintomi sono ben evidenti, esso si è diffuso pandemicamente contagiando ed infettando perfino il “comune sentire” di tanti Italiani peraltro tanto “simpatici” per altri versi.

Il Virus dell’8 Settembre, tra l’altro, non si manifesta solo con l’istinto del tradimento (che pur costituisce una forma di “rischio attivo”), ma anche e soprattutto nella sua “forma minore” che un famoso ed amarissimo film di Alberto Sordi sintetizzò nella formula “Tutti a Casa!”.

Oggi gli Italiani sono quasi tutti “a casa”. Si dicono “delusi”, si definiscono “amareggiati”, “confusi”. Ma se ne stanno ben chiusi a casa. Nemmeno “alla finestra”, neppure vagamente interessati o curiosi.

Hanno come attenuante generica l’insulsaggine della “Vita Pubblica” italiana ed il suo auto-declassamento a teatrino . Ma la Colpa , la Tara resta. Il Virus si riconosce. L’Handicap permane. Il riflusso è tutto verso il privato, verso il recinto, addirittura, dell’Intimo. Individualmente viene difficile essere troppo severi. Ma il risultato collettivo , corale, lo spettacolo complessivo è devastante: è quello di un Popolo rassegnato ad uscire dalla Storia. E che guazza, come Giobbe, tra i suoi stessi rifiuti.

Anche Nuova Destra Sociale ha commemorato il Generale Dalla Chiesa

sabato, settembre 4th, 2010

foto-generale-carlo-alberto-dalla-chiesa1Ieri ricordare e commemorare il Generale dei  Carabinieri e Prefetto di Palermo assassinato dal potere politico e dalla Mafia 28 anni or sono è stato un dovere di qualsiasi uomo e donna che  si riconoscano nel termine “cittadino”.

 Ricordare che il Generale e  Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato assassinato perché aveva  compreso il legame fra “politica” e “Mafia” , tra crimine organizzato  e economie illegali, fra globalizzazione della Mafie e sistemi bancari è un dovere di chiunque si riconosca nei termini “verità” e “giustizia” poiché è da essi che scaturisce la “Libertà”. Quel 3
settembre del 1982 cadeva sotto i colpi di un mitra kalashinokov il  Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa assassinato dalla Mafia, assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di Polizia di Stato Domenico Russo, appena quattro mesi dopo essere stato nominato Prefetto di Palermo.
Questa “commemorazione” ci dà l’opportunità di riflettere su uno dei momenti più tragici della nostra storia attraverso la vicenda umana e professionale del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. “Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre  delegare questo potere nè ai prevaricatori, nè ai prepotenti, nè ai disonesti. Potere può essere un sostantivo nel nostro vocabolario ma è anche un verbo.

Ebbene, io l’ho colto e lo voglio sottolineare in tutte le sue espressioni o almeno quelle che così estemporaneamente mi vengono in mente: poter convivere, poter essere sereni, poter guardare in faccia l’interlocutore senza abbassare gli occhi, poter ridere, poter parlare, poter sentire, poter guardare in viso i nostri figli e i figli dei nostri figli senza avere la sensazione di doverci rimproverare qualcosa, poter guardare ai giovani per trasmettere loro una vita fatta di sacrifici, di rinunzie, ma di pulizia, poter sentirci tutti uniti in una convivenza, in una società che è fatta, è fatta di tante belle cose, ma soprattutto del lavoro, del lavoro di tanti.

E occorre che tutti, gomito a gomito, ci sentiamo uniti, perchè anche chi è animato da entusiasmo, anche chi crede, come crede colui che in questo momento vi sta parlando, ha bisogno di essere sostenuto, di essere aiutato, di sentire di vivere in mezzo a chi crede perché, tutti credendo, possiamo raggiungere la meta che auspichiamo: la tranquillità, la serenità“. Palermo, 1 maggio 1982 – Incontro con i Maestri del Lavoro il giorno dopo l’assassinio di Pio La Torre (tratto da: Carlo Alberto dalla Chiesa In nome del popolo italiano, a cura di Nando dalla Chiesa ¬ Rizzoli, Milano 1997).
Le polemiche intorno ai poteri speciali che egli aveva chiesto per combattere incisivamente la mafia al momento di accettare la nomina a Prefetto di Palermo erano state forti prima e lo furono ancora di più dopo la sua morte. “Non chiedo leggi speciali ma chiarezza”, disse, poco dopo il suo arrivo a Palermo. Il Governo aveva fatto cadere nel vuoto la sua richiesta di adeguati poteri e lo mandò al macello. Commemorare quindi non solo significa ricordare e ringraziare ma anche pensare al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa con il senso di un insegnamento senza tarli, senza ombre.

Quindi ricordare, oggi, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è, senza alcun dubbio, un compito gratificante, assolverlo può sembrare facile ma forse non è proprio così, non fosse perché qui è necessario, più che altrove, evitare il rischio della retorica. Commemorare il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, uomo forte quanto d’iniziativa e coraggioso in divisa, ma altrettanto uomo semplice dismessa la divisa, con la naturalezza e la semplicità del Carabiniere che gli si apparteneva. E’ giusto quindi ch’egli debba essere ricordato, amato, commemorato dai cittadini di buona volontà. Come è altrettanto giusto dargli l’amplificazione che gli possono dare i rappresentanti politici, anche i rappresentanti delle Istituzioni alte, perché il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato sempre servitore e uomo delle Istituzioni.

L’Arma è stata la sua vita e la difesa dei cittadini e delle Istituzioni è stata la sua morte. Ecco perché l’esempio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa Prefetto di Palermo oggi appare quanto mai attuale ed ha un significato tutto particolare.
La Segreteria Nazionale
Nuova Destra Sociale

DALLA CHIESA: UNA STRAGE PER ELIMINARE UN SIMBOLO

venerdì, settembre 3rd, 2010

generale_dalla_chiesaLe sentenze,tutte ormai definitive, parlano di «coesistenza di specifici interessi, anche all’interno delle istituzioni, all’ eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale Carlo Alberto dalla Chiesa». Ma anni di processi non hanno fatto luce sul ruolo di soggetti diversi da Cosa nostra nell’eccidio di via Carini. A ricordare oggi, nel giorno del ventottesimo anniversario, la figura del prefetto di Palermo è il ministro dell’Interno Roberto Maroni che ha deposto una corona di fiori sul luogo dell’eccidio. Una messa sarà celebrata nella caserma dei carabinieri intestata al generale, in corso Vittorio Emanuele. Insieme con Dalla Chiesa vennero assassinati la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Il 3 settembre del 1982 la guerra che la mafia aveva dichiarato allo Stato segnò uno dei momenti più tragici.

Sotto una pioggia di piombo cadde un simbolo delle istituzioni, costretto, negli ultimi giorni della sua vita, ad affidare al giornalista Giorgio Bocca l’amaro sfogo di chi ha capito di essere solo. «Un uomo viene colpito quando viene lasciato solo», disse. Nell’ uccisione di Dalla Chiesa, massacrato a colpi di kalashnikov in via Isidoro Carini, mentre era in auto con la moglie, seguito dall’ Alfetta di scorta dell’autista, il ruolo esecutivo della mafia è ormai accertato.

La giustizia, però, si è fermata ai mandanti mafiosi, dunque, e agli esecutori materiali. All’ergastolo sono stati condannati i killer Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia e a 14 anni i collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci. Gli uomini della «cupola», Totò Riina, Bernardo Provenzano e Michele Greco, erano già stati condannati al maxiprocesso, nato proprio da un rapporto di Dalla Chiesa contro 162 esponenti di Cosa nostra. Quello che accadde la sera del 3 settembre in via Carini ha provato a descriverlo la Procura di Palermo, attraverso una simulazione dell’eccidio realizzata dagli esperti della scientifica.

L’A112, su cui si trovavano il prefetto e la moglie, venne affiancata e superata da una Bmw 518. A bordo c’erano Antonino Madonia e Calogero Ganci. A fare fuoco con un kalashnikov fu Madonia che sparò dando le spalle al parabrezza. Una seconda vettura, guidata da Anzelmo, seguiva il prefetto, pronta ad intervenire per bloccare l’ eventuale reazione dell’ agente di scorta. Dal giorno del suo insediamento erano passati poco più di 3 mesi, cento giorni. Il 30 aprile 1982 Dalla Chiesa era giunto in Prefettura a bordo di un anonimo taxi. Durante i giorni che precedettero la strage di via Carini cercò di rispondere allo strapotere delle cosche e di spezzare il legame tra mafia e politica.

Le iniziative di Dalla Chiesa furono frenate da ostilità politiche ambientali e da una ridotta capacità di intervento. Il prefetto reclamò continuamente la concessione di poteri di coordinamento che solo dopo la sua morte, però, vennero formalizzati. (ANSA).

FINI: DALLA CHIESA, TEMPO NON SCALFISCE STRAORDINARIA FIGURA

venerdì, settembre 3rd, 2010

dallachiesaROMA, 3 SET – «Il tempo trascorso non pu• scalfire il ricordo di questa straordinaria figura di servitore dello Stato, impegnato con coraggio e con profondo senso del dovere nella lotta al terrorismo ed alla mafia, fino all’estremo sacrificio della vita». È il passaggio principale del messaggio che il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha inviato al Prefetto di Palermo, Dott. Giuseppe Caruso, in occasione dell’anniversario della morte del Prefetto Dalla Chiesa e di sua moglie, Emanuela Setti Carraro. «In occasione del ventottesimo anniversario del barbaro assassinio del Prefetto di Palermo, Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della sua giovane moglie Emanuele Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, desidero esprimere la mia sincera vicinanza e solidarietà». «Dopo l’assassinio del generale Dalla Chiesa qualcuno scrisse su un cartello ‘Qui finisce la speranza dei palermitani onesti’. Onorare la sua memoria significa innanzitutto dimostrare che quella speranza si è rafforzata grazie al lavoro risoluto e generoso di quanti – Istituzioni, magistrati, forze dell’ordine e cittadini – sono intensamente impegnati nella lotta contro la criminalità organizzata».

È soprattutto in questo impegno, testimonianza delle grandi energie di onestà e di passione civile del Paese, che si sublima il sentimento di coesione del popolo italiano contro il crimine organizzato, nemico della democrazia e della libertà, e la sua volontà di riaffermare con forza la dignità dello Stato attraverso la difesa dei valori della legalità e della giustizia. A Lei, alle famiglie delle vittime di quel vile attentato e ai cittadini di Palermo desidero esprimere, a nome di tutta la Camera dei deputati, i miei sentimenti di intensa partecipazione«. (ANSA).

CAMPIDOGLIO RICORDA CRONISTI SCOMPARSI IN LIBANO

martedì, agosto 31st, 2010

gianni-alemanno-sindacoROMA, 31 AGO – Nel trentennale della scomparsa di Graziella De Palo e Italo Toni, i due giornalisti misteriosamente spariti in Libano il 2 settembre del 1980, il Comune di Roma li ricorda intitolando alla loro memoria due viali all’interno del parco archeologico di Villa Gordiani, al Prenestino. L’intitolazione delle due aree pubbliche, la cui proposta è stata ratificata con deliberazione della Giunta comunale n.315 del 14 ottobre 2009, avverrà il 2 settembre alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, dei familiari dei due giornalisti, del presidente del VI Municipio, Giammarco Palmieri, e di Giovanni Aldo Ricci, delegato del Sindaco alla Memoria. In particolare le aree interessate sono il viale che da via Olevano Romano va a viale Italo Toni, quello intitolato a Graziella De Palo, e da largo Battipaglia a viale Graziella De Palo, quello intitolato a Italo Toni.

La cerimonia sarà preceduta da una funzione religiosa nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, officiata da Fratel Massimo Cocci, Rettore della Basilica. Alla Messa partecipa il Coro della Polizia Municipale. La giornata in ricordo di Graziella e Italo si concluderà con il concerto a loro dedicato dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Verranno eseguite, alla presenza del vicesindaco Mauro Cutrufo e dei familiari dei due giornalisti, tre sinfonie di Ludwig van Beethoven, tra cui l«Eroicà, dirette dal maestro tedesco Kurt Masur.

I due cronisti partirono da Roma il 22 agosto 1980 per raggiungere il Libano, passando per la Siria. L’obiettivo era realizzare un reportage sui campi palestinesi nel Sud del Libano; il viaggio era stato concordato con gli uffici di rappresentanza dell’Olp in Italia. Il rientro era previsto per il 15 settembre, ma dei due non si ebbero più notizie dalla mattina del 2 settembre.(ANSA).

IN RICORDO DI GIUSEPPINA GHERSI

domenica, agosto 29th, 2010

PER NON DIMENTICARE: SABATO 11 SETTEMBRE ORE 11 CIMITERO DI BERGAMO‏

venerdì, agosto 27th, 2010

Preghiera2Contando sulla tua sensibilità ma soprattutto,  sulla tua FEDE ti comunico che Sabato  11 Settembre p.v.  alle ore 11 al Cimitero di Bergamo – dove è sepolto il nostro Martire GINO LORENZI- Padre Giulio Tam celebrerà la S. Messa per ricordare il sacrificio dei tre Ufficiali Martiri, crocifissi dai partigiani.

 

Cap. G.N.R.   MARIO CORTICELLI- crocifisso su  un tavolo d’osteria a Stellaneto (Sv.)

 

S.Ten. G.N.R. WALTER TAVONI – crocifisso sulla porta di un cascinale il 9.4.45

 

S.Ten. GINO LORENZI – crocifisso su una rudimentale croce a  Mignagola  (Tv.)

 

L’Italia ufficiale, volutamente,  non ricorda i nostri Caduti,  ma è sufficiente il nostro ricordo. Noi non li abbandoneremo mai: saremo sempre degni dei nostri morti.

Vi aspettiamo numerosi come sempre.

Appuntamento ore 10.30 davanti al Cimitero di Bergamo

La Messa sarà celebrata nel Campo riservato ai Caduti della R.S.I.  .

Insieme ci recheremo sulla Tomba  di GINO LORENZI a pochi metri di distanza.

 

Per il pranzo: RANICA da VINICIO  a 5 Km. di distanza.

 

NON MANCATE!  CONTIAMO  SULLA PRESENZA DI TUTTI  I CAMERATI  CHE  ERANO E SONO, CON ORGOGLIO, DALLA “PARTE SBAGLIATA”

 

Per informazioni  e prenotazione al Ristorante tel. a:

 Mirella Bordin – cell. 348 8931 879 – fisso 02 39217732

 Padre  Giulio Tam  cell. 3494353864- fisso 0342 212860

 Ristorante “VINICIO” -Ranica. Tel. 035512318

 

P.S. Sono ammessi solo i Labari combattentistici 

 

VISITA IL SITO :

http://ginolorenzi.blogspot.com/

Il 5 settembre si ricordano i combattenti Rsi del campo di cencentramento di Coltano

mercoledì, agosto 25th, 2010

coltanoDomenica 5 settembre prossimo, dalle ore 09,00 alle ore 13,00 si terrà una manifastazione dei reduci combattanti Rsi del campo di concentramento U.S.A di Coltano (pi).

Per non dimenticare i nostri combattenti R.S.I, la manifestazione prevede anche la presenza del Camerata Padre Giulio Tam che officerà una Santa Messa.
Sono invitati tutti i Camerati d’italia.

la manifastazione avrà il seguente programma.
ore 10,00 alza Bandiera e saluto al Camerata Bargagli Benedetto e ai convenuti.
ore 10,30 sara ricordata la recente scomparza del Camerata Pietro Ciabattini.
ore 11,00 S.S messa al campo officiata dal Camerata Padre Giulio Tam.
ore12,30 ammaina Bandiera e conclusione della cerimonia rombere le righe.
ore 13,00 pranzo con i Camerati al ristorante Cellini localita S.Ermete.
La manifestazione non avrà nessun carattere politico di conseguenza non sono ammesse Bandiere di partito.