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SCUOLA: FRANCESCHINI CONTESTATO IN PIAZZA MONTECITORIO

mercoledì, settembre 8th, 2010

franceschini_dario02gUrla di protesta contro il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini in piazza Montecitorio contestato durante il sit-in dei precari delle scuole. I manifestanti si dividono tra chi critica l’operato del Partito democratico e chi invece chiede il suo appoggio in Parlamento. «Prendete l’impegno a cancellare il decreto Bersani sulle fondazioni nelle scuole?», chiede una precaria a Franceschini e aggiunge: «Noi non vogliamo i privati nelle scuole. Siete i primi responsabili. Voi parlate sempre e dite tante bugie.

La scuola è stata distrutta in primis dal centrosinistra. Non venite a fare le passerelle». Un’altra precaria interviene e prende la parola: «Noi chiediamo il sostegno della politica. Chiediamo all’opposizione di essere nostra portavoce. Tutti quelli che sono venuti qui hanno firmato un impegno con i precari e mi auguro che questo impegno venga portato avanti». Franceschini si difende: «Noi non vogliamo la privatizzazione.

Avete bisogno del nostro sostegno in Parlamento ed è quello che avrei detto se mi aveste fatto parlare. Sono qui per questo, per promettere il nostro impegno». E ai giornalisti aggiunge: «Qui siamo di fronte ad insegnanti che non vedono riconosciuti i loro diritti e sono stati traditi dallo Stato. È normale -dice- che siano nervosi». (Pol-Gac/Zn/Adnkronos)

MILANO, QUANDO IL CANDIDATO DEL PD PICCHIAVA CON LA CHIAVE INGLESE

mercoledì, settembre 8th, 2010

senza_nomeNel ’75 Stefano Boeri coinvolto negli scontri in cui morì Claudio Varalli. Fu prosciolto grazie all’amnistia. I giudici: “Aggressione violentissima

È un giorno di sangue, a Milano. Non è il primo, non sarà l’ultimo. Ennesima lapide degli Anni di piombo. Claudio Varalli – membro dell’Mls, Movimento dei lavoratori per il socialismo – muore 17enne in piazza Cavour, ucciso da un colpo alla testa esploso dall’arma di Antonio Braggion, esponente di Avanguardia Nazionale. Sono le 19.32 del 16 aprile 1975. Sono quelli dell’Mls – scrivono i giudici della seconda Corte d’assise, nelle motivazioni della sentenza depositata l’8 gennaio del 1979 – a iniziare «un’aggressione improvvisa, rapidissima, premeditata e violentissima» ai danni del neofascista. Sono in dieci, gli estremisti di sinistra. Finiranno tutti a processo per lesione aggravate, danneggiamento e porto abusivo di armi improprie, ma saranno salvati dall’amnistia. Tra loro c’è anche un ragazzo che farà strada. È nato a Milano il 25 novembre del 1956. Abita in piazza Sant’Ambrogio, con il fratello Tito e la mamma che è un famoso architetto. Si chiama Stefano Boeri.

Bulloni, spranghe e chiavi inglesi. C’è anche questo nel passato dell’archistar e candidato del Pd alla corsa verso Palazzo Marino. Boeri, all’epoca è uno dei leader al liceo Manzoni dell’Mls, il più stalinista tra i gruppi della nuova sinistra. Quel suo 16 aprile, la sentenza della Corte d’assise lo racconta così. Boeri e gli altri «katanghesi» stanno tornando da un corteo quando in via Turati adocchiano e riconoscono il «nemico» Braggion, che due anni prima è già scampato per un pelo ad un agguato. Il gruppo dell’Mls è ben attrezzato «chiavi inglesi, bulloni, dadi in metallo, un tubo snodabile e un morsetto metallico». Circondano Braggion e iniziano a colpirlo, il fascista si rifugia in auto, gli ultrà continuano a colpire: «non si accontentarono di danneggiare la macchina ma continuano ad infierire contro di lui, già ferito». Fino a quando Braggion recupera la pistola che ha nel cruscotto e spara, uccidendo Varalli. Quando arriva la polizia – sono passati pochi minuti – i ragazzi dell’Mls si danno alla fuga. Un brigadiere «raggiungeva nei giardini pubblici Boeri Stefano, Siciliotti Claudio e Maiocchi Silvano, dopo che gli stessi avevano abbandonato durante il loro percorso numerosi oggetti metallici». Nel parco, gli agenti sequestrano «undici chiavi inglesi e fisse, un bullone con dado, un tubo snodabile in metalo, un morsetto metallico». Boeri e gli altri imputati non rispondono agli interrogatori, perché – spiegano ai pm – «ogniqualvolta un militante viene ucciso, i compagni vengono trasformati da testimoni in imputati». Motivi «politici», in altre parole. Ma per i giudici, la storia è un’altra.
«Le risultanze processuali – si legge infatti nelle motivazioni – consentono, sia pure con enorme difficoltà, la ricostruzione dell’episodio». E «giova subito precisare che, a tale fine, di nessun aiuto appaiono le versioni fornite dal gruppo dei giovani» dell’Mls, «innanzitutto per il loro comportamento processuale, smaccatamente sleale». Boeri e gli altri, dice la Corte, mentono platealmente. E alla fine, pur proclamandosi innocenti, scelgono di evitare il processo: «i suddetti giovani non hanno affatto rinunciato, com’era nelle loro facoltà, all’applicazione in loro favore dell’amnistia».
La sentenza della Corte d’assise non giustifica la reazione di Braggion, e infatti lo condanna a dieci anni per porto d’arma e eccesso colposo di legittima difesa: che verranno ridotti a tre in appello, e infine cancellati dalla prescrizione. Ma giudica senza indulgenza anche l’impresa di Boeri e dei suoi compagni, «l’inaspettata e violenta aggressività in nessun modo provocata dal Braggion», il pestaggio messo in atto da «un nutrito gruppo di aggressori manifestamente deciso a lederlo». Per odio politico, solo per odio politico. A Milano, trentacinque anni fa, si usava così.

Luca Fazzo
Enrico Lagattolla

Il Giornale, 7 settembre 2010

I commenti dei politici sul comizio di Fini

lunedì, settembre 6th, 2010

ITALY-FINI-POLITICSALEMANNO (PDL): «È irreversibile la fuori uscita di Futuro e Libertà dal Pdl, ma dall’altro lato c’è un margine per verificare se i finiani continueranno ad appoggiare il governo e per fare questo passo di legislatura». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, commentando il discorso di Fini a Mirabello. Il sindaco, da Parigi, dove accompagna il pellegrinaggio dell’Unitarsi, ha affermato che nel suo discorso Fini «ha fatto parlare più il risentimento verso Berlusconi e il Pdl che la politica». Secondo Alemanno ora «ci vuole un’estrema chiarezza per non lasciare zone d’ombra che finirebbero soltanto per creare un’agonia di governo e non una vera azione di riforma».

CICCHITTO (PDL): «Si era arrivati a un punto in cui erano venuti meno rapporti minimi di solidarietà. Tra l’altro, Fini quando dirigeva An non è che ci andava con la mano morbida, addirittura ha estromesso alcuni esponenti per una chiacchiera al bar…». Lo ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ospite del Tg1, rispondendo alle parole del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello.

SALVINI (LEGA): Le parole sul federalismo non sono state particolarmente entusiasmanti. Per il Nord Fini non ha avuto buone parole e non ha dimostrato buone intenzioni anzi: quando sento parlare di federalismo equo e solidale mi vengono in mente i banchetti che mettono in vendita il caffè. Il federalismo o è federalismo o se c’è un aggettivo che lo segue è una fregatura. Mi è sembrato ingeneroso con Berlusconi e preoccupante su eventuali ostacoli che potrà mettere con la sua compagine sulla via del federalismo«. Così l’europarlamentare leghista Matteo Salvini commenta ai microfoni di CNRmedia il discorso di Gianfranco Fini dalla Festa Tricolore di Mirabello. »Cosa accadrà adesso bisogna chiederlo a Fini. Il nuovo patto è quello che gli elettori hanno votato due anni e mezzo fa. Vedremo dalle parole ai fatti come si comporteranno in Aula alla Camera e al Senato in primis sul federalismo, poi sull’immigrazione e sulla sicurezza su cui ci sono stati più volte cambi di direzione e di idea. Vedremo come si comporteranno – conclude – ma il discorso di oggi non mi sembra sia di buon auspicio per una via lineare alle riforme«.

DI PIETRO (IDV): «Fini è uno e trino: vuol fare il capo dell’opposizione, ma vuole restare al governo; se è vero come è vero che Berlusconi è un ricattatore e addirittura compra il consenso della maggioranza allora perchè resta?». Così Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, ai microfoni del Tg2 ha commentato le parole di Gianfranco Fini dal palco di Mirabello.

MATTEOLI (PDL): «Premesso che non è vero che il Pdl non esiste più per la semplice ragione che Fini non rappresenta tutta quella destra di cui ha parlato oggi, ma solo una piccola porzione, il presidente della Camera non può affermare di voler ricreare attorno a se stesso un nuovo Pdl, senza essersi prima confrontato con gli elettori. E per far questo è necessario creare un nuovo partito. Questo è l’aspetto di maggiore negatività nel suo discorso». Lo afferma il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli. «D’altronde, da un comizio, in cui Fini doveva lusingare quanti lo hanno seguito, non ci si poteva aspettare marce indietro ma un pò più di chiarezza sì. Per il resto, mi pare che abbia complessivamente apprezzato l’attività del governo seppur con qualche distinguo. In sostanza – conclude – non mi pare che l’intervento di Mirabello abbia contribuito a chiarire la situazione politica, destinata ad essere chiarita solo dopo i previsti passaggi parlamentari che contano più di ogni altra manifestazione».

CASINI (UDC): «Berlusconi vada in Parlamento per dire che una fase si è chiusa e faccia appello anche alle opposizioni per una responsabilità ampia necessaria al Paese». Pier Ferdinando Casini si appella così al premier affinchè, dopo la vicenda di Fini si vada in Parlamento. «Il Paese – secondo Casini – ha bisogno di una svolta e di una responsabilità Nazionale ampia. Faccia appello anche all’opposizione, a partire dal Pd, perchè nelle opposizioni non tutti sono sfascisti». Secondo Casini «la situazione del Paese è drammatica non si può far finta che sia diversa da quello che è». Quanto al discorso di Fini, «l’unica questione vera di dissenso da lui è che noi due anni fa dicemmo che il Pdl sarebbe stata una Forza Italia allargata. L’errore di Fini allora fù quello di salire sul Predellino». Casini giudica l’analisi effettuata oggi dal presidente della camera «condivisibile». Il leader dell’Udc in particolare apprezza la posizione sul quoziente familiare, la necessità di una nuova legge familiare e di un federalismo equiliubrato. «Importante – secondo Casini – la conferma di Fini di un patto di lealtà con il centro destra che mette in fuga l’ipotesi di voto anticipato».

BERSANI (PD): Ad un patto di legislatura «non ci crede neanche lui»: lo afferma, riferendosi a Gianfranco Fini il segretario del Pd Pierluigi Bersani dopo il discorso del presidente della Camera a Mirabello. «Fini – spiega – oggi ha dichiarato la fine del Pdl certificando la crisi politica del centrodestra. In questi giorni assisteremo al gioco del cerino, ma con oggi la crisi politica è conclamata». Quanto alla possibilità di andare verso il voto anticipato, spiega Bersani al Tg2, «vedo un assurdo tentativo di galleggiamento, ma non abbiamo mesi da perdere sennò va a fondo il Paese». Fini, secondo Bersani, può essere «un interlocutore per le regole del gioco: ha detto delle cose che interessano il nuovo Ulivo, ad esempio, sulla legge elettorale che va cambiata». (ansa)

AL VIA LE FESTE PARTITO, SETTEMBRE DI FUOCO TRA PDL,PD E IDV

martedì, agosto 31st, 2010

bandiere-la-destraAbbronzatissimi e rilassati dalle ferie estive, i politici si dedicheranno anche quest’anno al rito della diplomazia delle feste. Numerosi sono gli appuntamenti che i partiti, dal Pdl alle formazioni della sinistra, si sono dati in tutta la penisola con dibattiti, tavole rotonde e seminari dedicati ai temi di maggiore attualità.

Tra musiche, spettacoli e culinaria, a settembre la politica assume un volto più umano, prima che maggioranza e opposizioni tornino nelle trincee delle aule parlamentari. Ma i costi della politica sono talvolta elevati, soprattutto per che non fruisce più del rimborso elettorale. È il caso di Rifondazione Comunista che ha organizzato a Roma una festa che durerà ininterrottamente per 24 giorni, ma con una certa attenzione alle spese. L’indirizzo è piuttosto inquietante: piazzale del Verano, proprio dinanzi al cimitero monumentale.

Qual è la festa più bella? Sicuramente quella che non c’è. L’oscar va assegnato di Clemente Mastella e alla mitica cittadina di Telese, nel beneventano che per anni l’ha ospitata. Le vicende politiche hanno ridimensionato l’Udeur e il suo leader non ha ritenuto meritasse, al momento, un party di dimensione nazionale. Ecco di seguito un elenco in ordine cronologico delle principali feste previste: – festa nazionale del Pd a Torino dal 28 agosto al 12 settembre. – festa nazionale del Fli a Mirabello dal 31 agosto al 5 settembre. – festa nazionale dell’Api a Labro (Rieti), dal 2 al 5 settembre. – festa nazionale della Federazione della Sinistra a Roma dal 2 al 26 settembre. – Congresso della Destra a Poggio Bruggianese (Pistoia), dal 3 al 5 settembre. – festa nazionale dell’Udc a Chianciano Terme dal 10 al 12 settembre. – festa nazionale dell’Avanti a Ferrara dal 14 al 19 settembre. – festa nazionale dell’Idv a Vasto (Chieti) dal 16 al 19 settembre. – festa nazionale del Pdl a Milano, dal 23 settembre al 3 ottobre. (ANSA).

LEGGE ELETTORALE, TATARELLA (PDL): SÌ A UNINOMINALE, PD PRESENTI PROPOSTA

martedì, agosto 31st, 2010

tatarella_salvatore_200_169«Ho aderito immediatamente all’appello per l’uninominale perchè non vedo l’ora che questa legge porcellum venga cancellata e sia restituito ai cittadini il diritto dovere di scegliere i propri rappresentanti». Lo dice a Radio Radicale l’europarlamentare del Pdl, Salvatore Tatarella. «Chi ha un’idea estremamente partitocratica -spiega Tatarella- preferisce la legge attuale perchè assegna alle oligarchie che controllano i partiti un potere enorme.

Chi invece è un tantino più democratico preferisce un sistema diverso nel quale siano i cittadini a scegliere i propri rappresentanti». «Ci si deve muovere subito con determinazione e urgenza -conclude l’eurodeputato del Pdl- c’è un larghissimo consenso nell’opinione pubblica e ritengo che ci possa essere anche una maggioranza parlamentare in grado di approvare questa riforma. Se la sinistra la smettesse di diversificarsi tra dalemiani e veltroniani e presentasse un progetto unitario credo che su quella base sarebbe possibile costruire una maggioranza parlamentare anche in tempi molto brevi». (adnkronos)

Quotidiano del Pd “Europa”: sarà il fattore “F” come Feltri a rovinare Berlusconi

venerdì, agosto 20th, 2010

48387-h6gq5tw1k8ykz9zmz2kjRoma, 20 ago. (Adnkronos) – «C’è un problema grande come una casa, a destra, che sta rovinando Berlusconi? Sì, c’è. E in effetti comincia per F. Ma non F come Fini, bensì F come Feltri». Lo scrive il quotidiano del Pd ‘Europà, secondo cui il direttore del Giornale «non è un politico, non è un mediocre e non è ottusamente fedele al proprio editore. È peggio: si sente più forte di lui, più in sintonia con il popolo di destra e più libero di perseguire quella linea di rottura politica e istituzionale che in effetti, a ben guardare, Berlusconi declama, con successo elettorale, ma non pratica mai fino in fondo». «Per quanto politicamente primitivo e imprudente -prosegue ‘Europà- Feltri si considera la vera anima della destra votata a rompere gli schemi. Non deve risponderne ad aluna autorità e ad alcun elettore: non succede solo a sinistra, dunque, che vi siano giornali che pretendono di dettare la linea a partiti indeboliti». Ma la «vittima» più grande, «l’unico politico che sarà veramente rovinato dal feltrismo, è proprio -conclude ‘Europà- l’unico che Il Giornale non attaccherà mai: l’editore».

GOVERNO: STORACE, CHI GUIDA IL PAESE NON VA IN PIAZZA

sabato, agosto 14th, 2010

ladestraRoma, 14 ago. (Adnkronos) – «Il Pd è fuori di testa. È evidente che chi sta al governo non va in piazza. Ma sarebbe doveroso farlo se chi sta al governo fosse battuto all’opposizione da un golpe di palazzo». È quanto dichiara Francesco Storace segretario nazionale de La Destra, commentando il comunicato della segreteria del Pd che critica aspramente il ‘richiamo alla piazzà fatto alcuni esponenti del Pdl, nel caso venga percorsa la strada del governo tecnico e del cambio di maggioranza.

Il veleno di Letta (Pd) sul Premier: «Fermiamolo, ambisce a diventare Presidente della Repubblica»

domenica, agosto 8th, 2010

20080216_lettaRoma, 8 ago. - «L’allarme democratico è ormai al livello più alto. Berlusconi vuole il Quirinale e ci andrà se riesce a vincere anche le prossime elezioni. Prima tornerà a fare il premier e poi si farà eleggere dalla sua maggioranza presidente della Repubblica. Sarebbe il fatto più traumatico nei 65 anni di vita della nostra democrazia. Va impedito, a tutti i costi». Lo dice il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, in un’intervista a ‘Repubblica’.

Per evitare questo ‘fatto traumaticò, Letta suggerisce di costruire «l’alleanza più larga possibile, da mettere in campo subito in Parlamento per dar vita a un governo di transizione basato su tre questioni: iforma elettorale, gestione debito pubblico e rilancio crescita, bonifica morale a partire dalla legge sul falso in bilancio. Per battere Berlusconi alle Camera. E che poi provi, questa grande alleanza, a batterlo che nel Paese alle elezioni». Secondo Letta il piano in quattro punti proposto da Silvio Berlusconi è «un trucco.

Berlusconi vuole provocare Fini per rovesciargli poi addosso la responsabilità della rottura. Non a caso ha piazzato proprio il tema giustizia al punto numero uno della verifica di settembre, e poi basta vedere il trattamento alla Boffo riservato al presidente della Camera, un assalto da squadristi». Quindi il vicesegretario del pd si rivolge a Idv e Vendola perchè comprendano che «Fini e Casini sono determinanti». Rispetto a questo «il piano B non c’è. Bisogna ‘digerire’ Fini e Casini e se Di Pietro non ci sta aiuta Berlusconi». (Pol-Mon/Ct/Adnkronos)

ELEZIONI: SONDAGGIO SPINCON, FINIANI A 6,6%. PDL AL 30%, PD 25%

venerdì, agosto 6th, 2010

sondaggio_rnRoma, 6 ago – Se si votasse domani mattina il ‘partito’ di Gianfranco Fini sarebbe al 6,6% e assieme agli alleati del terzo polo di responsabilita’ lanciato ieri da Casini arriverebbe al 13% (Udc al 5,3% e Api di poco sotto l’1%). Questi i risultati del sondaggio effettuato dall’agenzia Spincon dopo lo strappo di Futuro e Liberta’ e il voto alla Camera che ha visto la maggioranza di centrodestra spaccarsi sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo.

Il movimento del Presidente della Camera, secondo i flussi elettorali analizzati da Spincon, pescherebbe un po’ dappertutto: 2 punti circa tra l’elettorato del Pdl ma – e qui sta la novita’ principale – 2 punti tra Udc, Api e Mpa.

Il resto del consenso arriverebbe, frammentato, dall’area del non-voto, dagli indecisi e da alcuni moderati del Pd.

Una situazione non facile per il Popolo della Liberta’, fermo al 30% e in calo di ben 7 punti rispetto alle Politiche 2008. Non c’e’ solo Fini, infatti, a rosicchiare voti al partito di Berlusconi. Al Nord la Lega va fortissimo: in Veneto sarebbe ampiamente il primo partito e il rischio sorpasso si starebbe materializzando anche in Lombardia, con il partito di Bossi che guadagna posizioni anche in province tradizionalmente rosse.

Non va meglio al Pd, che non riesce ad andare oltre quota 25,4, con l’Idv in leggero affanno al 6,6% e un autentico boom di Sinistra e Liberta’. L’effetto Vendola si sente tutto e svuota di consenso gli ex compagni di viaggio di Rifondazione Comunista e pezzi importanti di Italia dei Valori, Radicali e Pd, con il partito del governatore pugliese che volerebbe al 4,2%. (asca)

ELEZIONI: IL PDL DISCUTE SULLA DATA, PROBLEMA ALLEANZE PER IL PD

venerdì, agosto 6th, 2010

elezioniIl vertice del Pdl di ieri ha confermato che l’ipotesi piu’ accreditata nella maggioranza e’ quella delle elezioni anticipate. Silvio Berlusconi ha dato appuntamento allo stato maggiore del partito subito dopo ferragosto. Quindi pochi giorni di vacanza a disposizione per i coordinatori del Pdl e i ministri. Lo stesso presidente del Consiglio, parlando delle sue vacanze, ha precisato: ”Mi concedero’ cinque giorni, uno per andare a trovare ogni figlio”. Per il resto, fara’ la spola tra Arcore e Roma. Berlusconi ha inoltre espresso l’opinione che i finiani sono ormai alleati inaffidabili. Da qui l’intenzione di non tollerare altre distinzioni dalla maggioranza, come e’ avvenuto mercoledi’ scorso sulla mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Giacomo Caliendo. Durante il vertice del Pdl, altro tassello che indica la probabile scelta della fine anticipata della legislatura, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha spiegato che la fase piu’ critica della crisi economica e’ alle spalle e quindi si potrebbero affrontare le elezioni anticipate anche in prossimita’ della prossima legge finanziaria.

Nel vertice e’ emersa qualche perplessita’ sulla data piu’ favorevole al ritorno alle urne: fine novembre o aprile 2011? Elezioni ravvicinate non darebbero il tempo a Futuro e liberta’, il movimento che fa capo a Gianfranco Fini, di organizzarsi ma potrebbero portare al risultato di una doppia maggioranza: centrodestra primo alla Camera ma centrosinistra possibile vincitore al Senato. Da qui la decisione di rafforzare le iniziative a favore di un maggiore radicamento territoriale del Pdl.

La prospettiva della fine anticipata della legislatura riaccende il dibattito anche nell’opposizione. Per Massimo D’Alema, il Pd non teme le elezioni: ”Il problema e’ che esiste una legge elettorale profondamente sbagliata, anche rischiosa con l’attuale situazione perche’ e’ prevista per un sistema bipolare mentre ne abbiamo ora tre. Sarebbe saggio cambiare questa legge elettorale per poi andare a elezioni”.

L’ex ministro degli Esteri rilancia la proposta di ”un governo di transizione, con una maggioranza la piu’ ampia possibile, con un programma limitato che si occupi di legge elettorale, economia e questione morale”.

In casa Pd c’e’ inoltre la novita’ della disponibilita’ di Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, a candidarsi in eventuali primarie per scegliere il candidato premier del centrosinistra. Su questo punto, D’Alema boccia la candidatura di Nichi Vendola: ”Non credo che sia il leader adatto per guidare una coalizione di centrosinistra. Io ne voterei un altro”.

Ma la questione allo studio del Pd riguarda le alleanze. Se dovesse decollare davvero un polo centrista incentrato su finiani, Udc e Api di Francesco Rutelli, il rischio per il Pd e’ quello dell’isolamento in caso di elezioni o di costrizione a una alleanza elettorale con l’Idv di Antonio Di Pietro e Sel di Nichi Vendola. In piu’ c’e’ il problema dell’attrazione che quello stesso polo centrista potrebbe avere sui settori piu’ moderati del Pd.

Al vertice del partito si inizia percio’ a discutere su come allearsi, in caso di elezioni, con il polo centrista che potrebbe proporre Pier Ferdinando Casini come candidato premier. Una scelta di questo tipo comporterebbe il sacrificio dell’alleanza con Di Pietro e Vendola.

Quest’ultimi potrebbero essere spinti a sperimentare una inedita alleanza elettorale tra loro per coprire lo spazio che si aprirebbe a sinistra.

Casini continua intanto ad augurarsi che la maggioranza possa continuare a governare: ”Sono stupefatto che chi ha vinto le elezioni due anni fa con un largo margine evochi le elezioni”. Il leader dell’Udc non rinuncia all’ipotesi di un ”governo di responsabilita’ nazionale”.

Una inaspettata dichiarazione di voto a favore di Vendola arriva dal quotidiano spagnolo ”El Pais”. In un editoriale dal titolo ”Un paese senza futuro politico”, Miguel Mora, corrispondente da Roma, scrive ”La sinistra dovra’ correggere la rotta quanto prima. Ma farlo implicherebbe una impossibilita’ metafisica: i suoi dirigenti dovrebbero fare un harakiri collettivo e lasciare spazio a una nuova generazione… il candidato capace di vincere Berlusconi esiste. Si chiama Nichi Vendola, governatore della Puglia”.

La speranza della destra di Berlusconi, quando la situazione politica e’ sfavorevole, spiega ancora Mora, e’ ”il Grande Fratello: cioe’, tre mesi di televisione, barzellette e propaganda a reti unificate per radere al suolo gli avversari che non hanno televisioni dalla loro parte, ne’ ’senso dello spettacolo’. E cosi’, vincere un’altra volta. E se nel frattempo il Paese rischia una deriva come la Grecia, e’ colpa degli altri…”. Per ”disattivare l’avventura solitaria di Fini, Berlusconi ricorrera’ ad elezioni anticipate”. ”Per evitare che la prossima battaglia politica sia tra un centrodestra europeo, onesto e rispettoso della separazione dei poteri e una destra corrotta, xenofoba e alleata di Dio e del Diavolo” continua El Pais. (asca)