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MAFIA:PALERMO RICORDA MARESCALLO CC IEVOLELLA,UCCISO NEL ‘81

venerdì, settembre 10th, 2010

show_image_NpAdvSinglePhotoUna corona d’alloro è stata deposta sulla lapide, in via Principe di Camporeale a Palermo, in ricordo del maresciallo dei carabinieri, Vito Ievolella, assassinato 29 anni fa dalla mafia. Al militare dell’Arma è stata dedicata una messa nella chiesa di Santa Maria Maddalena, al comando legione carabinieri Sicilia. Ievolella fu assassinato il 10 settembre del 1981 con una raffica di fuoco da quattro killer armati di pistola e fucili caricati a pallettoni, mentre era a bordo della sua auto, in compagnia della moglie Iolanda rimasta ferita, e aspettava che la figlia finisse la lezione di scuola guida.

Per il delitto sono stati condannati il boss della Kalsa Masino Spadaro, ritenuto il mandante dell’omicidio, il capoclan di Ciaculli Giuseppe Lucchese e il mafioso di Corso dei Mille Pietro Senapa, per il quale la Cassazione lo scorso giugno ha reso definitivo l’ergastolo. Ievolella fu condannato a morte da Cosa nostra per le sue indagini su mafia e droga. (ANSA).

DALLA CHIESA: UNA STRAGE PER ELIMINARE UN SIMBOLO

venerdì, settembre 3rd, 2010

generale_dalla_chiesaLe sentenze,tutte ormai definitive, parlano di «coesistenza di specifici interessi, anche all’interno delle istituzioni, all’ eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale Carlo Alberto dalla Chiesa». Ma anni di processi non hanno fatto luce sul ruolo di soggetti diversi da Cosa nostra nell’eccidio di via Carini. A ricordare oggi, nel giorno del ventottesimo anniversario, la figura del prefetto di Palermo è il ministro dell’Interno Roberto Maroni che ha deposto una corona di fiori sul luogo dell’eccidio. Una messa sarà celebrata nella caserma dei carabinieri intestata al generale, in corso Vittorio Emanuele. Insieme con Dalla Chiesa vennero assassinati la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Il 3 settembre del 1982 la guerra che la mafia aveva dichiarato allo Stato segnò uno dei momenti più tragici.

Sotto una pioggia di piombo cadde un simbolo delle istituzioni, costretto, negli ultimi giorni della sua vita, ad affidare al giornalista Giorgio Bocca l’amaro sfogo di chi ha capito di essere solo. «Un uomo viene colpito quando viene lasciato solo», disse. Nell’ uccisione di Dalla Chiesa, massacrato a colpi di kalashnikov in via Isidoro Carini, mentre era in auto con la moglie, seguito dall’ Alfetta di scorta dell’autista, il ruolo esecutivo della mafia è ormai accertato.

La giustizia, però, si è fermata ai mandanti mafiosi, dunque, e agli esecutori materiali. All’ergastolo sono stati condannati i killer Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia e a 14 anni i collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci. Gli uomini della «cupola», Totò Riina, Bernardo Provenzano e Michele Greco, erano già stati condannati al maxiprocesso, nato proprio da un rapporto di Dalla Chiesa contro 162 esponenti di Cosa nostra. Quello che accadde la sera del 3 settembre in via Carini ha provato a descriverlo la Procura di Palermo, attraverso una simulazione dell’eccidio realizzata dagli esperti della scientifica.

L’A112, su cui si trovavano il prefetto e la moglie, venne affiancata e superata da una Bmw 518. A bordo c’erano Antonino Madonia e Calogero Ganci. A fare fuoco con un kalashnikov fu Madonia che sparò dando le spalle al parabrezza. Una seconda vettura, guidata da Anzelmo, seguiva il prefetto, pronta ad intervenire per bloccare l’ eventuale reazione dell’ agente di scorta. Dal giorno del suo insediamento erano passati poco più di 3 mesi, cento giorni. Il 30 aprile 1982 Dalla Chiesa era giunto in Prefettura a bordo di un anonimo taxi. Durante i giorni che precedettero la strage di via Carini cercò di rispondere allo strapotere delle cosche e di spezzare il legame tra mafia e politica.

Le iniziative di Dalla Chiesa furono frenate da ostilità politiche ambientali e da una ridotta capacità di intervento. Il prefetto reclamò continuamente la concessione di poteri di coordinamento che solo dopo la sua morte, però, vennero formalizzati. (ANSA).

RAI2: STASERA «LA STORIA SIAMO NOI» RICORDA IL GENERALE DALLA CHIESA

giovedì, settembre 2nd, 2010

foto-generale-carlo-alberto-dalla-chiesa1Roma, 2 set. -  Per la serie «La Storia siamo noi», oggi alle 23.30 su Rai2, andrà in onda «Il generale Dalla Chiesa» di Gianluigi De Stefano.

Venerdì 3 settembre 1982, ore 21.15. In un agguato in via Carini, a Palermo, il Prefetto Dalla Chiesa e la sua seconda moglie Emanuela Setti Carraro, vengono trucidati a colpi di kalashnikov insieme all’agente di scorta Domenico Russo. Poco dopo, sul luogo della strage, viene attaccato un cartello: «Qui èmorta la speranza dei palermitani onesti».

Giovanni Minoli, ricostruisce, attraverso le testimonianze rilasciate dal Presidente Emerito Francesco Cossiga, dall’allora Ministro degli Interni Virginio Rognoni, dai figli e dagli «uomini Dalla Chiesa», la storia del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, un uomo solo contro la Mafia. E questo all’indomani della sua nomina a super Prefetto di Palermo, avvenuta il 2 aprile 1982. Dalla Chiesa preme sul governo per avere uomini e mezzi, ma lo Stato è più lento della Mafia. Dopo solo 100 giorni di mandato viene ucciso.

MARONI A PALERMO: Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, domani alle ore 9.30, interverrà a Palermo alla cerimonia commemorativa per il 28° anniversario della scomparsa del Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, che prevede la deposizione di una corona d’alloro in via Isidoro Carini e la celebrazione della Santa Messa presso la Caserma ‘Dalla Chiesà in via Vittorio Emanuele n. 475. Nel pomeriggio, alle ore 15.00, il ministro Maroni sarà in Prefettura a Reggio Calabria per partecipare alla riunione con i vertici delle Forze dell’ordine e i magistrati della Procura della Repubblica. (Com/Gs/Adnkronos)

Berlusconi: «Al vaglio il piano per il sud e la lotta alla mafia»

sabato, agosto 21st, 2010

berlusconi(95)PIANO PER IL SUD: Il Governo si prepara a portare in Parlamento un piano per il rilancio e lo sviluppo del Sud. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, leggendo il documento elaborato nel corso del vertice del Pdl. Il programma di interventi prevede: la Banca del Sud, in collaborazione con le Poste e con il sistema delle cooperative, per il finanziamento delle piccole realtà industriali; una rimodulazione degli interventi del Fas «concentrati su grandi iniziative strategiche»; ed infine la realizzazione del ponte sullo Stretto. Il presidente del Consigli ha quindi smentito, dati alla mano, che il Meridione sia stato lasciato a se stesso e senza aiuti. «Dal 2002 al 2009 (nonostante due anni di blocco del governo Prodi), su un valore di opere approvate dal Cipe e già cantierate o affidate, pari a circa 68 miliardi di euro, sono stati triplicati gli interventi nel Mezzogiorno. Resta impegno prioritario del governo -ha concluso- liberare il Sud dalla morsa della criminalità organizzata, perchè questa è la base indispensabile per il rilancio dello sviluppo».

LOTTA ALLA MAFIA: «La maggioranza di governo intende continuare nel percorso già intrapreso di lotta senza tregua alla criminalità organizzata». È quanto prevede il quinto punto del documento programmatico approvato ieri dal vertice del Pdl e sul quale il premier Silvio Berlusconi chiederà la fiducia al Parlmento. A tal proposito, il presidente del Consiglio ha ricordato «i risultati senza precedenti» ottenuti in questi due anni dal Governo nella lotta alla criminalità: «quasi 6.500 arresti, con una media di 8 arresti al giorno di criminali mafiosi tra cui 26 dei primi 30 latitanti più pericolosi». E ancora «più di 32 mila beni mobili e immobili sequestrati alle cosche per un controvalore di quasi 15 miliardi di euro». «Significativo», secondo Berlusconi, anche il risultato di una «accresciuta sicurezza avvertita», a cui ha «fortemente contribuito il concorso delle Forze Armate». Dunque per il Popolo della Libertà, conclude il documento programmatico letto dal premier Berlusconi, «la sicurezza dei cittadini resta prioritaria».

QUOZIENTE FAMILIARE: «Per le famiglie, soprattutto per quelle monoreddito e più deboli, resta fondamentale l’obiettivo del quoziente familiare». È uno dei passaggi del documento programmatico letto dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine del vertice Pdl e sul quale intende chiedere la fiducia alle Camere alla ripresa dell’attività parlamentare. Il documento ricorda che l’obiettivo del quoziente familiare «già si sta realizzando a livello comunale, in una rete di comuni che va da Parma a Roma, con una revisione delle imposte locali e delle tariffe a favore del reddito familiare».

GIUSTIZIA: Governo e maggioranza attueranno «una riforma complessiva della giustizia civile e penale», con l’obiettivo di «rendere effettivo» l’art. 111 della Costituzione realizzando finalmente «il giusto processo, in cui sia assicurata parità tra accusa e difesa». È uno dei principi contenuti nel documento elaborato nel corso del vertice del Pdl e illustrato, al termine, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa. Il presidente del Consiglio ha sottolineato la necessità di giungere ad una definizione nei tempi per ottenere una sentenza definitiva. «Si rende dunque necessaria -si legge nel documento- una riforma della normativa, anche costituzionale, in tema di responsabilità civile e disciplinare dei magistrati al fine di aumentare le garanzie per i cittadini. Occorrerà altresì intervenire sulla struttura del Csm con una riforma costituzionale che preveda l’istituzione di due organismi separati per i magistrati con conseguente rafforzamento della separazione delle carriere». Si andrà avanti anche con la costituzionalizzazione del Lodo Alfano. «Nell’ambito delle riforme costituzionali -continua il documento del Pdl- sarà necessario anche provvedere all’approvazione della legge pendente al Senato a tutela delle alte cariche dello Stato». Stessa determinazione per «provvedere all’approvazione definitiva della legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali».

(fonti: adnkronos-ansa)

MAFIA: ALFANO SU CASO SMS, DAL DAP GIÀ ALLERTATE CARCERI PER DETENUTI 41

venerdì, agosto 20th, 2010

romanzo_smsRoma, 20 ago. (Adnkronos) – «Con riferimento alla possibilità che la criminalità organizzata utilizzi la rubrica sms di popolari trasmissioni televisive per trasmettere messaggi in codice ai capi clan», il ministro della Giustizia Angelino Alfano precisa che «le informazioni, riferite dalla Procura nazionale Antimafia alla commissione parlamentare Antimafia nel corso dell’audizione dello scorso maggio, altro non sono se non i contenuti di una informativa del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che aveva segnalato il pericolo alla Dna e contestualmente allertato le direzioni degli istituti penitenziari a porre la massima attenzione al fenomeno».

In particolare, «la segnalazione del Dap, poi ripresa dalla Dna e richiamata nelle odierne notizie di stampa, riguarda un episodio del dicembre 2009, relativo a un singolo detenuto, al quale un familiare, nella corrispondenza sottoposta a censura, preannunciava la possibilità di inviare un messaggio sms durante la trasmissione ‘Quelli che il calciò. Da qui, l’allertamento preventivo del Dap e la comunicazione agli organi giudiziari per gli accertamenti e le iniziative di loro competenza». In passato, conclude Alfano, «sempre dal Dap è stata posta specifica e puntuale attenzione alla possibilità di elusione del divieto di comunicare con l’esterno.

A tale scopo sono state disattivate, ai detenuti sottoposti al regime di 41bis, le schede video per l’accesso al servizio televideo e vietata la diffusione di periodici locali che riportavano dettagliate ricostruzioni di vicende criminali con la possibilità di celare messaggi individuali. Anche di tali iniziative sono stati informati la Dna e gli organi giudiziari competenti».

LEGGE ELETTORALE, ROTONDI: NO A PREFERENZE, C’È CONTROLLO MAFIE

giovedì, agosto 19th, 2010

ROMA, 19 AGO – «Sulle preferenze Casini aveva ragione quando eravamo ragazzi e nel Sud servivano a eleggere Sullo e Bianco. Oggi si deve convincere che cinque regioni sono minacciate dalle mafie». Il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, commenta così la proposta del leader Udc, Pier Ferdinando Casini, di cambiare la legge elettorale per tornare alle preferenze. «Collegi uninominali e preferenze – aggiunge Rotondi – restituirebbero alla criminalità il ruolo che questa legge gli ha tolto».(ANSA).

BRIGUGLIO (FLI): CONTRO QUIRINALE INTIMIDAZIONI DI STAMPO MAFIOSO

martedì, agosto 17th, 2010

pictureRoma, 17 ago.- «Siamo di fronte a intimidazioni di stampo mafioso. Al presidente Napolitano il piatto caldo che viene servito a tavola non sono i dossier ma i tentativi maldestri di spodestarlo, di sostituirlo nell’esercizio delle sue prerogative». Lo sostiene in una intervista a La Stampa il deputato finiano Carmelo Briguglio, componente del Copasir. «Mi limito -aggiunge- ad osservare i fatti. Uno dei crocevia di questa campagna è il Giornale, il quotidiano di famiglia del presidente Berlusconi. Come possiamo continuare a definirci Paese democratico se la stampa di proprietà della famiglia del premier ospita gli attacchi contro due tra le più alte cariche dello Stato».

«Non vorrei che l’eccessiva vicinanza della nostra politica estera a regimi come quelli di Putin e Gheddafi, che non sono proprio un modello di democrazia, abbia contaminato la nostra politica interna. Anche noi bipolaristi storici dobbiamo porci il problema del governo di garanzia -concluide Briguglio- per ripristinare la piena legalità istituzionale e della vita democratica». (Pol/Col/Adnkronos)

LE DICHIARAZIONI DI BOCCHINO: «Berlusconi ha il dovere istituzionale e politico di governare per tutta la legislatura», ma «se apre la crisi di fatto getta la spugna, aprendo nuovi scenari parlamentari e politici che noi non auspichiamo perchè siamo vincolati al mandato elettorale e ancorati al centrodestra». Lo scrive sul sito di Generazione Italia il capogruppo alla Camera, di Futuro e libertà per l’Italia, Italo Bocchino. Secondo il deputato finiano «l’attacco mosso dal Pdl al presidente della Repubblica è un grave strappo istituzionale che viene dal maggior partito di governo». Il parlamentare ricorda infatti che «a Costituzione vigente i governi si formano in Parlamento e Napolitano non può assolutamente derogare a questa regola». «L’osservazione fatta dal Pdl – prosegue Bocchino – circa l’obbligo per il presidente della Repubblica di conferire l’incarico per formare il governo al candidato premier indicato dalla coalizione che ha vinto le elezioni è giustissima. Ciò vale però nella fase immediatamente successiva alle elezioni. Se si allargasse questo principio all’intera legislatura si conferirebbe al presidente del Consiglio il potere di determinare lo scioglimento delle Camere, cosa che compete al capo dello Stato soltanto dopo aver verificato che in Parlamento non esiste altra maggioranza». Bocchino affronta poi il problema della possibile apertura di una crisi di governo: «se si aprirà, avverrà per scelta di Berlusconi che si dimetterà e successivamente del Pdl, che una volta rinviato il governo alle Camere dovrà negargli la fiducia per poter tentare la via delle urne». Non lo faranno certo, però, i gruppi di Futuro e Libertà per l’Italia, che «garantiranno la fiducia al governo fino all’ultimo giorno della legislatura – ribadisce Bocchino – e che voteranno tutti i provvedimenti conseguenti al programma di governo» (ansa)

MAFIA:MARONI-ALFANO A PALERMO, DUE ANNI DI SUCCESSI

martedì, agosto 17th, 2010

di Massimo Nesticò (ansa)

thumbtrue1273072818342_475_280PALERMO, 16 AGO – Prima volta in trasferta per il tradizionale Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza di Ferragosto. La riunione si è svolta a Palermo. Una scelta, hanno sottolineato i ministri dell’Interno e della Giustizia, Roberto Maroni ed Angelino Alfano, «che evidenzia la priorità della lotta alla mafia nell’agenda del Governo». I ministri, accompagnati dal sottosegretario Gianni Letta e dai vertici delle forze dell’ordine, sono poi andati a Corleone – storica roccaforte di Cosa Nostra – dove hanno inaugurato una Bottega in una palazzina confiscata alla famiglia di Bernardo Provenzano.

‘RISULTATI CONTRASTO SENZA PRECEDENTÌ – Maroni e Alfano hanno illustrato i risultati «senza precedenti» del contrasto alla criminalità organizzata dal maggio 2008 ad oggi: sono stati arrestati 6.483 mafiosi (una media di 8 al giorno) e 26 dei 30 latitanti più pericolosi. I detenuti al 41 bis sono diventati 681. Sottratti inoltre alle cosche 32.799 beni per un valore di quasi 15 miliardi di euro (tra sequestrati e confiscati). È salito a 2,2 miliardi di euro il Fondo unico giustizia alimentato dai depositi bancari e postali sequestrati alle cosche. «Speriamo – ha osservato Maroni – che entro fine anno queste risorse vengano distribuite ai ministeri di Interno e Giustizia per compensare i tagli determinati dalla manovra finanziaria». Da parte sua, Alfano ha ricordato «l’importante ’seminà legislativa, con l’approvazione del più grande sistema normativo contro la criminalità organizzata dai tempi di Falcone e lo abbiamo fatto senza che il giorno prima vi fosse stata una strage». E a chi ha critica l’operato del Governo in questo settore citando la mancata ammissione del pentito Gaspare Spatuzza nel programma di protezione o gli elogi allo stalliere Mangano, il Guardasigilli ha opposto «l’antimafia dei fatti: provvedimenti legislativi e arresti non sono opinioni».

A CORLEONE PALAZZINA PROVENZANO DIVENTA BOTTEGA LEGALITÀ – Da Palermo a Corleone, Maroni e Alfano hanno tagliato il nastro della neonata Bottega dei saperi e dei sapori, in una palazzina di due piani in pieno centro storico, confiscata alla famiglia di Provenzano e affidata all’associazione Laboratorio della legalità. In vendita i prodotti provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata. Ma l’immobile ospita anche una libreria ed il Museo della legalità realizzato dal Comune. Grande agitazione e dispiegamento delle forze dell’ordine nelle anguste stradine del paese natale di Provenzano. Con tiratori scelti sul tetto della Bottega, sopra la cui facciata campeggiava lo striscione ‘Non abbiamo paurà. Scarsa invece – forse anche perchè Ferragosto – la partecipazione dei corleonesi all’evento. Alla fine della cerimonia, comunque, mentre ministri e vertici delle forze dell’ordine si allontanavano, un gruppo di giovani di associazioni ha scandito ‘Bella Ciaò.

MINACCIATO AGENTE CATTURANDI, VIA DA PALERMO – E in un Ferragosto segnato dalla massiccia presenza dello Stato a Palermo, è arrivata anche una notizia preoccupante. Un poliziotto della squadra Catturandi è stato allontanato dal capoluogo siciliano dopo alcune minacce ricevute dalla moglie. È un segnale, ha osservato il questore di Palermo, Sandro Marangoni, «che la bestia ferita può ancora azzannare».

OPPOSIZIONE CRITICA, NO TRIONFALISMI GOVERNO – Critiche, infine, dall’opposizione al «trionfalismo» di Maroni e Alfano. «I successi dello Stato nella lotta alla mafia – ha ricordato Walter Veltroni, che ieri ha visitato a Cinisi (Palermo) la casa del boss Gaetano Badalamenti assegnata all’associazione Peppino Impastato – sono dei magistrati e delle forze dell’ordine. Sarebbe ben singolare che i governi si mettessero di mezzo per impedire di assicurare alla giustizia i capi della mafia o della camorra».  Sulla stessa linea Massimo Donadi (Idv). «Il merito dei risultati della lotta alla mafia – ha sottolineato – non è certo del Governo ma delle forze dell’ordine e della magistratura che, nonostante i vergognosi tagli inferti dal Governo, portano avanti un lavoro straordinario per difendere la legalità e tutelare la sicurezza dei cittadini».

Stragi di mafia, Briguglio (Futuro e Libertà): «Nei servizi vi è un dirigente indagato»

lunedì, agosto 16th, 2010

images«Le rivelo che nei servizi opera un alto funzionario indagato per strage di mafia. Per la strage di via d’Amelio, per capirci. Non una strage colposa perch‚ ha provocato un incidente ferroviario, ma per l’assassinio di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta. E mi riferisco ad un alto funzionario che Š ancora in servizio nella nostra intelligence». Carmelo Briguglio,componente del Copasir, il Comitato di controllo sui servizi segreti, nel corso del suo intervento a KlausCondicio, ha rivelato che un dirigente dei servizi segreti è indagato per Via D’Amelio e che rimane al suo posto.

«Ho chiesto che venisse sospeso in attesa di un proscioglimento, ma è ancora in piena attività», ha aggiunto il deputato finiano. «Come se negli Stati Uniti d’America un funzionario che fosse in qualche modo sospettato di essere stato coinvolto nella vicenda terroristica delle Torri gemelle potesse stare anche per un minuto dentro la struttura dei servizi di intelligence», ha spiegato. «Connessioni tra servizi e mafia nella storia della Repubblica ci sono già state quindi sottovalutarle può essere fatale. La Magistratura faccia luce», ha detto Briguglio.

Il dirigente dei servizi segreti indagato per concorso nella strage di Via D’Amelio a cui si riferisce Briguglio è Lorenzo Narracci, ex funzionario del Sisde tuttora in servizio all’Agenzia per la sicurezza interna (Aisi),indagato dalla procura di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi di mafia del ‘92-’93.

Narracci sarebbe stato allontanato dal suo precedente incarico e destinato ad altri compiti all’interno dell’Aisi. Il particolare è emerso nel corso dell’audizione del direttore del Dis, Gianni De Gennaro, davanti al Copasir lo scorso 7 luglio. All’interno del Sisde (l’ex servizio di sicurezza interna, ora Aisi), Narracci collaborò a Palermo con Bruno Contrada. (ANSA).

MAFIA, BOSSI: INFILTRAZIONI ANCHE AL NORD E IN POLITICA

lunedì, agosto 16th, 2010

RIUNIONE PARLAMENTO DEL NORDMILANO – Mentre il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla a Palermo della lotta alla mafia e dei risultati raggiunti, da Ponte di legno Umberto Bossi lancia l’allarme sulle infiltrazioni anche al Nord e nella politica. «Al Sud è difficile andare – ha detto chiacchierando in nottata -. Ho dato la concessione per aprire una sede della Lega in Calabria e due giorni dopo c’era uno della ‘ndrangheta». Secondo il ministro delle Riforme la lotta alla criminalità organizzata non deve essere concentrata solo nel mezzogiorno: «Si infiltrano da tutte le parti – ha detto -. La Brianza ha molte infiltrazioni, perchè c’è la possibilità di costruire…». Infiltrazioni anche in politica ma «non nella Lega. Io li tengo fuori dalla porta».

Sul consigliere regionale della Lombardia Angelo Ciocca il cui nome è apparso nella maxi inchiesta sulla ‘ndrangheta che ha portato all’arresto di oltre 300 persone, buona parte al Nord, Bossi ha gettato acqua sul fuoco e ha sottolineato che buttare fuori qualcuno che non è nemmeno indagato sarebbe come «una condanna a morte». «Non fa l’assessore. È lì bloccato – ha concluso -. La magistratura seguirà il suo corso. Se lo butto fuori è condannato anche se innocente».(ANSA).