I commenti dei politici sul comizio di Fini
lunedì, settembre 6th, 2010
ALEMANNO (PDL): «È irreversibile la fuori uscita di Futuro e Libertà dal Pdl, ma dall’altro lato c’è un margine per verificare se i finiani continueranno ad appoggiare il governo e per fare questo passo di legislatura». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, commentando il discorso di Fini a Mirabello. Il sindaco, da Parigi, dove accompagna il pellegrinaggio dell’Unitarsi, ha affermato che nel suo discorso Fini «ha fatto parlare più il risentimento verso Berlusconi e il Pdl che la politica». Secondo Alemanno ora «ci vuole un’estrema chiarezza per non lasciare zone d’ombra che finirebbero soltanto per creare un’agonia di governo e non una vera azione di riforma».
CICCHITTO (PDL): «Si era arrivati a un punto in cui erano venuti meno rapporti minimi di solidarietà. Tra l’altro, Fini quando dirigeva An non è che ci andava con la mano morbida, addirittura ha estromesso alcuni esponenti per una chiacchiera al bar…». Lo ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ospite del Tg1, rispondendo alle parole del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello.
SALVINI (LEGA): Le parole sul federalismo non sono state particolarmente entusiasmanti. Per il Nord Fini non ha avuto buone parole e non ha dimostrato buone intenzioni anzi: quando sento parlare di federalismo equo e solidale mi vengono in mente i banchetti che mettono in vendita il caffè. Il federalismo o è federalismo o se c’è un aggettivo che lo segue è una fregatura. Mi è sembrato ingeneroso con Berlusconi e preoccupante su eventuali ostacoli che potrà mettere con la sua compagine sulla via del federalismo«. Così l’europarlamentare leghista Matteo Salvini commenta ai microfoni di CNRmedia il discorso di Gianfranco Fini dalla Festa Tricolore di Mirabello. »Cosa accadrà adesso bisogna chiederlo a Fini. Il nuovo patto è quello che gli elettori hanno votato due anni e mezzo fa. Vedremo dalle parole ai fatti come si comporteranno in Aula alla Camera e al Senato in primis sul federalismo, poi sull’immigrazione e sulla sicurezza su cui ci sono stati più volte cambi di direzione e di idea. Vedremo come si comporteranno – conclude – ma il discorso di oggi non mi sembra sia di buon auspicio per una via lineare alle riforme«.
DI PIETRO (IDV): «Fini è uno e trino: vuol fare il capo dell’opposizione, ma vuole restare al governo; se è vero come è vero che Berlusconi è un ricattatore e addirittura compra il consenso della maggioranza allora perchè resta?». Così Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, ai microfoni del Tg2 ha commentato le parole di Gianfranco Fini dal palco di Mirabello.
MATTEOLI (PDL): «Premesso che non è vero che il Pdl non esiste più per la semplice ragione che Fini non rappresenta tutta quella destra di cui ha parlato oggi, ma solo una piccola porzione, il presidente della Camera non può affermare di voler ricreare attorno a se stesso un nuovo Pdl, senza essersi prima confrontato con gli elettori. E per far questo è necessario creare un nuovo partito. Questo è l’aspetto di maggiore negatività nel suo discorso». Lo afferma il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli. «D’altronde, da un comizio, in cui Fini doveva lusingare quanti lo hanno seguito, non ci si poteva aspettare marce indietro ma un pò più di chiarezza sì. Per il resto, mi pare che abbia complessivamente apprezzato l’attività del governo seppur con qualche distinguo. In sostanza – conclude – non mi pare che l’intervento di Mirabello abbia contribuito a chiarire la situazione politica, destinata ad essere chiarita solo dopo i previsti passaggi parlamentari che contano più di ogni altra manifestazione».
CASINI (UDC): «Berlusconi vada in Parlamento per dire che una fase si è chiusa e faccia appello anche alle opposizioni per una responsabilità ampia necessaria al Paese». Pier Ferdinando Casini si appella così al premier affinchè, dopo la vicenda di Fini si vada in Parlamento. «Il Paese – secondo Casini – ha bisogno di una svolta e di una responsabilità Nazionale ampia. Faccia appello anche all’opposizione, a partire dal Pd, perchè nelle opposizioni non tutti sono sfascisti». Secondo Casini «la situazione del Paese è drammatica non si può far finta che sia diversa da quello che è». Quanto al discorso di Fini, «l’unica questione vera di dissenso da lui è che noi due anni fa dicemmo che il Pdl sarebbe stata una Forza Italia allargata. L’errore di Fini allora fù quello di salire sul Predellino». Casini giudica l’analisi effettuata oggi dal presidente della camera «condivisibile». Il leader dell’Udc in particolare apprezza la posizione sul quoziente familiare, la necessità di una nuova legge familiare e di un federalismo equiliubrato. «Importante – secondo Casini – la conferma di Fini di un patto di lealtà con il centro destra che mette in fuga l’ipotesi di voto anticipato».
BERSANI (PD): Ad un patto di legislatura «non ci crede neanche lui»: lo afferma, riferendosi a Gianfranco Fini il segretario del Pd Pierluigi Bersani dopo il discorso del presidente della Camera a Mirabello. «Fini – spiega – oggi ha dichiarato la fine del Pdl certificando la crisi politica del centrodestra. In questi giorni assisteremo al gioco del cerino, ma con oggi la crisi politica è conclamata». Quanto alla possibilità di andare verso il voto anticipato, spiega Bersani al Tg2, «vedo un assurdo tentativo di galleggiamento, ma non abbiamo mesi da perdere sennò va a fondo il Paese». Fini, secondo Bersani, può essere «un interlocutore per le regole del gioco: ha detto delle cose che interessano il nuovo Ulivo, ad esempio, sulla legge elettorale che va cambiata». (ansa)
Gianfranco Fini ha chiesto di distinguere tra leadership e proprietà, ma «proprio lui parla che si è venduto il partito?». Se lo è chiesto Umberto Bossi, segretario della Lega Nord e ministro delle Riforme, parlando dal palco di una festa del Carroccio in Valcuvia.
Il sindaco della Lega partecipa a un’iniziativa per la fine del Ramadan e nel Carroccio scoppia il caso: il senatore Piergiorgio Stiffoni lo ’scomunica’, mentre il segretario trevigiano del Carroccio lo difende, anche se gli ‘intima’ di non andare al dibattito di domenica prossima organizzato dalla comunità islamica. Il bersaglio della polemica è il sindaco di Resana, Loris Mazzorato, 46 anni, il leghista che un anno fa ha sconfitto insieme a una lista civica la giunta precedente del Popolo della Libertà. Mazzorato non è affatto pentito di essere andato con una delegazione del Comune alla festa di chiusura promossa da un’associazione culturale islamica, anzi, la rivendica con orgoglio: ma domenica – annuncia - parteciperà alla festa del Popolo Veneto a Cittadella, il paese padovano guidato dal sindaco e parlamentare della Lega Massimo Bitonci. «È un impegno che avevo già preso. Bitonci mi ha invitato e comunque la Lega viene prima», spiega Mazzorato, secondo il quale si tratta di una libera scelta per onorare un impegno precedente e non un atto di obbedienza al ‘diktat’ del segretario provinciale Giannantonio Da Re, che pure lo ha difeso dall’affondo del sen. Stiffoni.
Vogliamo curiosare un po’ in quel di Venezia, per capire bene chi sia questo nuovo leader? Bene, entriamo a Palazzo Balbi, sede della giunta regionale: si respira aria nuova.
Tanti onori per nulla o quasi: il presidente del Veneto Luca Zaia è convinto che la visita in Italia del colonnello libico Muammar Gheddafi avrebbe dovuto essere ricevuto «come un qualsiasi altro cittadino».
PRATO-E’ il commento di Federico Tosoni, segretario provinciale e consigliere comunale della Lega Nord pratese, all’intervento di don Santino Brunetti, vicario episcopale per gli immigrati della Diocesi di Prato, che oggi su un giornale locale ha espresso amarezza sull’operazione del governo francese di rimpatrio dei Rom, ”fortemente condivisa anche da esponenti del governo italiano e anche da esponenti politici comunali, provinciali e regionali”.
FIRENZE, 26 AGO – Guerra totale contro il dilagare dei «kebab» nelle città toscane e soprattutto a Firenze. A dichiararla è la Lega Nord, per iniziativa del responsabile nazionale della Consulta per l’Immigrazione (oltre che consigliere provinciale a Firenze), Marco Cordone.
Milano, 26 ago. - «È giusto che vengano rispettate le esigenze e le attese di chi per una vita intera ha contribuito con il proprio lavoro allo sviluppo del nostro Paese. Per questo, non devono esservi corsie preferenziali per nessuno, neanche per i nomadi».
