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IMMIGRAZIONE: UE; 6,4% POPOLAZIONE STRANIERA, 6,5% IN ITALIA

mercoledì, settembre 8th, 2010

immigratiBRUXELLES – Nei 27 paesi dell’Unione europea il 4% della popolazione, circa 20 milioni, è extracomunitaria, mentre il totale di quella straniera è pari al 6,4%, ossia 31,9 milioni di persone.

I dati, diffusi da Eurostat e relativi al 2009, indicano il maggior numero di stranieri in Germania (7,2 milioni di persone, pari all’ 8,8%), mentre in Italia, con una percentuale di poco superiore alla media Ue (6,5%) ,il numero totale degli stranieri è di 3,9 milioni di cui 2,75 milioni extracomunitari (4,6%). Alto il numero degli stranieri anche in Spagna (5,7 milioni, 12,3%) e in Gran Bretagna (4 milioni ma il dato è del 2008). Nel 2009, rileva Eurostat, il 37% degli stranieri che vivevano nell’Ue erano cittadini di un altro Stato membro. I più numerosi ad emigrare sono i romeni: due milioni di persone, pari al 6% del totale degli stranieri nell’Unione europea. Gli italiani che hanno scelto di vivere in un altro Paese Ue sono invece 1,3 milioni pari al 4%. (ANSA).

IRAN: TEHERAN, NOTIZIE FALSE DIETRO ATTIVISMO ITALIA E FRANCIA SU SAKINEH

martedì, settembre 7th, 2010

sakinehTeheran, 7 set. – (Aki) – «Alcuni dirigenti occidentali, compresi i ministri degli Esteri di Francia e Italia, si sono lasciati coinvolgere nel caso, ma purtroppo sulla base di informazioni sbagliate».

Con queste parole il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanparast, ha commentato questa mattina la mobilitazione internazionale per salvare dalla lapidazione Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio e complicità nell’omicidio del marito. «Il caso di una sospettata di omicidio non deve diventare una questione politica o di diritti umani», ha detto, spiegando che la procedura giudiziaria relativa alle due accuse rivolte a Sakineh è ancora in corso. «Invece che supportare un sospettato di omicidio, l’attenzione (dell’Occidente, ndr) dovrebbe essere dedicata ai familiari delle sue vittime», ha concluso, citato dalla Dpa.

Dopo un appello rivolto tramite AKI al governo italiano da parte del figlio di Sakineh, Sajjad Ghaderzadeh, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha annunciato la mobilitazione dell’esecutivo sul caso e ha chiesto alla Repubblica Islamica un atto di clemenza per la donna. Questa mattina ha tuttavia precisato che non sono in discussione le relazioni diplomatiche con Teheran. (Rzz/AKI)

Tar Lazio: stop ad aumenti dei pedaggi autostradali in tutta Italia

sabato, settembre 4th, 2010

1292116048Lo stop agli aumenti dei pedaggi autostradali deve essere esteso a tutta l’Italia. Lo ha deciso la I sezione del Tar del Lazio, presieduta da Giorgio Giovannini, accogliendo un nuovo ricorso contro l’aumento dei pedaggi, in questo caso proposto dal Movimento difesa del cittadino e presentato dall’avvocato Gianluigi Pellegrino.

Il primo settembre scorso il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso della Presidenza del Consiglio che chiedeva il ripristino degli aumenti bloccati dal Tar del Lazio nel luglio scorso accogliendo una richiesta della Provincia di Roma e di Rieti, aveva osservato che lo stop dei rincari non era da estendere a tutto il territorio nazionale. Secondo la IV sezione del Consiglio di Stato l’ordinanza con la quale il Tar del Lazio il 29 luglio scorso ha bloccato l’aumento dei pedaggi autostradali «deve essere interpretata nel senso di riferirsi non all’intero territorio nazionale, ma solo ai singoli segmenti stradali interessanti gli ambiti spaziali degli enti territoriali ricorrenti». Il ricorso al Tar Lazio era stato presentato oltre che dalla Provincia di Roma e da quella di Rieti, dalla provincia di Pescara e da alcuni comuni dell’hinterland romano. (ANSA).

C’ERA L’ITALIA…

giovedì, settembre 2nd, 2010

di Gabriele Adinolfi

africa-rosarno2San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché si gran pianto nel concavo cielo sfavilla

Pianto di stelle.
Cesare Prandelli si candida come testimonial del finiano Fare Futuro, che, viste tutte le proposte che avanza, sarebbe più corretto chiamare “Come Neutralizzare Ogni Futuro”.
Lo smantellatemento di ogni cardine, un obiettivo tanto caro al signore della scrofa e così intonato con l’internazionalismo in ogni salsa, sembra perfettamente impersonato dal nuovo allenatore della Nazionale, un altro yes man delle oligarchie.
Il Palazzo dei Pochi vuole annullare il fattore organico, tradizionale, innovativo e rivoluzionario della Nazione: la grande illuminazione che ebbe Mussolini un secolo fa.
Ed eccoli balzare subito al volo sull’occasione per varare, violentando persino la lingua, la “nazionale degli oriundi”. Ma quali oriundi? Oriundi sono coloro che hanno origine in una natio, che sono quindi l’effetto genetico di un dna. I “nuovi italiani”, come li chiama il nuovo mister del club azzurro, non hanno origini italiane, il passaporto lo hanno acquisito, semmai sono “sfociundi”.

Amaurì

Ciò vale soprattutto per Amaurì che diventa italiano per avere sposato una donna di origini italiane!
La sua convocazione ha un solo significato: voler dare un segnale preciso, l’antitalianità del nuovo corso.
Il centravanti juventino con gran faccia tosta pretende di essersela meritata quella maglia.
Tralasciamo il fatto che non si diventa italiani perchè si gioca bene – altrimenti dovremmo proporre la casacca azzurra a Snjider, Milito, Maicon, Riise e Vucinic – e notiamo piuttosto che il brasiliano sta lì per motivi politici ed è del tutto inutile che il raccomandato ci prenda in giro.
Pur pieni come siamo di stranieri forti che scalzano i nostri calciatori, persino come centravanti italiani ce ne sono almeno tredici che quest’anno hanno fatto molto meglio di Amaurì, reduce da un campionato davvero disastroso .
Amaurì più Balotelli: non è un segnale da nulla. Significa una cosa sola, che si proverà in Italia, come già si è fatto a lungo in Francia, ad utilizzare la Nazionale come strumento politico e propagandistico di mobilitazione antinazionale.

Confusione e bramosia

Per farlo si giocherà su due elementi: la confusione e la barmosia.
La confusione. Al tempo d’oggi regna il caos, che comporta l’assenza completa di criteri e il trionfo, nevrastenico, del soggettivismo. Tutto vale tutto, l’alto il basso, la causa l’effetto, e così si perde il senso di ogni cosa. Non si sa più che significhi qualsiasi atto o concetto e s’ignorano le conseguenze di qualunque decisione, che viene accettata o rifiutata soltanto per gusto o prevenzione.
In questo caos la nazionalità vale l’iscrizione a un club di pesca o la sottoscrizione di una promozione sky: perché uno non potrebbe allora “diventare” italiano? O tedesco? O russo? O siamese? Basta volerlo, visto che si vive di estetismi e non di contenuti.
Il secondo elemento in gioco è la bramosia di vittoria, per la quale si passa sopra ogni cosa.
Ho sentito tifosi romanisti, ingannati dalle mosse borsistiche di due anni fa, disposti a cedere le proprie chiappe a Soros. Per vincere, la plebe trinariciuta è disposta a comprare i trofei e soprattutto a vendersi. L’importante, ti dicono “è alzare la coppa”. Roba che l’8 settembre diventa epopea di giganti! Che poi queste ricette non sempre funzionino, visto che, per fare un esempio, da quando è multirazziale la Germania non ha vinto più niente, è un altro conto sui cui raramente, però si riflette. L’importante non è vincere è essere convinti di farlo.
Su questa doppia oscenità, confusione e brama di successo, contano gli opinion makers, preoccupati della svolta politicamente scorretta in atto (anche) in Italia, che intendono così utilizzare la nuova nazionale contro la Nazione.
E Prandelli sembra proprio prestarsi al gioco.
Dopo Balotelli e Amaurì si parla di Taddei (che se non altro è effettivamente un oriundo) e di Thiago Motta e, soprattutto, ci si mobilita per accelerare la nazionalizzazione dei giocatori stranieri presenti nel nostro campionato.
Speriamo che questa multinazionale si faccia prendere a pallonate e che per il 2014 si torni ad avere una nazionale italiana, guidata da un tecnico non servile, che porti la sfida in casa del Brasile.

Balotelli

Razzismo! Balotelli in nazionale è un’operazione razzista.
Non scherzo. Il ghanese adottato da una famiglia italiana è sì forte, per capacità tecniche ed atletiche, ma è un adolescente eternamente bocciato sul piano umano: un provocatore sistematico degli avversari e del pubblico, uno che non gioca mai per i compagni, uno che, dice Boniek, in altri tempi sarebbe stato sistemato a dovere negli spogliatoi. Uno che gioca solo per se stesso, uno che oltraggia la maglia della squadra in cui gioca, non esitando a scagliarla platealmente per terra.
Uno che, schifato da tutt’Italia e in buona parte dagli stessi tifosi interisti, ogni volta si lamenta tirando in causa il razzismo e chiamando a suo sostegno tutti gli ebeti del pollaio e soprattutto quei delinquenti altolocati che vogliono imporre, putsch dopo putsch, il politicamente corretto.
Sono solo due i “negri” che ci hanno raccontato queste fregnacce per le quali dovrebbero venir presi a calci nel sedere: lui e l’inguardabile Zoro.
Gli altri, tutti, ivi compresi quelli che giocano nel suo club, gli hanno sempre replicato “ma che stai a dì testa de cavolo?”.
Eppure Balotelli, di scandalo razzista in scandalo razzista, ha fatto strada fino ad essere imposto in Nazionale per vararne il nuovo corso che sarà antinazionale.
Balotelli ed Amaurì sono stati scelti per banalizzare il significato di una maglia degradandolo alla stregua di quello di un’appartenenza di club, con tutto quel che ne consegue come indebolimento della mobilitazione identitaria oggi in atto.

Razza, dicevate?

Chi va in Nazionale non dovrebbe solo essere italiano (che, per certi versi, finché non saranno state approntate le opportune soluzioni giuridiche che l’epoca richiede, nel caso dell’interista ci può anche stare) ma deve rappresentare gli italiani che in lui si devono riconoscere. E non c’è nulla, ma proprio nulla, in Amaurì o in Balotelli in cui la comunità nazionale possa rispecchiarsi.
Non si tratta di colore di pelle (Amaurì è bianco) e neppure di lingua o cultura.
Si tratta di un portato, plurisecolare, che non è fatto soltanto di geografia, di genius loci, di trasmissione culturale ma, soprattutto, come conferma quotidianamente la scienza, di trasmissione genetica.
Non si tratta di “razzismo”, in quanto non esiste una razza italiana o una razza ungherese o una razza spagnola. Si tratta, in gran parte, di biologia, che non è una parolaccia.
Come razza non è una parolaccia. Ed è perché non la considerava tale, che ho messo il prode Malcolm X tra i grandi che commemoro; ed è perché non la considera tale, che considero un soggetto politico di alta dignità la Tribu K francese.
Per le stesse ragioni ho sempre ammirato Cassius Clay e Farrakhan.
Non c’è alcuna ragione di non esser fieri di quel che si è. Non si può ridurre il tutto ad uno solo degli aspetti (cultura, lingua, razza), ma neppure se ne può rifiutare uno per ragioni da psicoanalisi, come facciamo ormai da tempo, tanto che “indoeuropeo” lo abbiamo ridotto a un ceppo linguistico per paura di pronunciare una parola che ci rimanda all’idea di stirpe.

Nazionalità

Nazionalità non ha nulla a che vedere con diritti civici e politici e con permessi di soggiorno, è un qualcosa che si fonda su più aspetti, uno dei quali, e non di certo l’ultimo, è il gene.
Ogni nazione è frutto anche di incroci, ma da sempre si è fatto in modo che tempi e misure di questi incroci fossero tali da praticare innesti e non devastazioni.
Negare così che chi versa il sangue per una Nazione possa in qualche modo entrare a far parte di essa sarebbe assurdo, come lo è aver abbandonato la disciplina del dovere che faceva sì che chi nasceva italiano dovesse dimostrarsi degno di essere italiano: così si fondano le nazioni che hanno un senso e un futuro.
Non si tratta solo di biologia anche perché, altrimenti, non si potrebbe determinare la nazionalità di un meticcio. E sappiamo bene che fior di nazionalisti meticci ci sono stati nella storia.
La biologia non è però un’accessorio, né un’invenzione.
Basta ossevare attentamente qualsiasi bambino e notare come, nei gesti del corpo, nei gusti, nelle vocazioni, abbia ripreso gesti, gusti e vocazioni di prozii, bisnonni, trisavoli.
Sono soltanto gli apprendisti stregoni, i Frankenstein nemici della Forma, i piccoli architetti dell’universo, i disfacitori di ogni cosa, che possono pensare l’opposto, perché vogliono pensare l’opposto, perché sono immaturi e capricciosi. E pericolosi.
L’identità è in gran parte un programma iscritto nel gene. Per raggiungere la felicità (che per i nostri antenati significava vivere secondo la propria natura) e la serenità, quindi il rispetto e la pace, vanno affermate e difese tutte le identità e va controbattuta invece l’azione dell’Informe che le vuole smantellare tutte, ad una ad una.

Negritude: siamo chiari

Siamo chiari, ma siamolo davvero. Io considero Pelè il più grande giocatore di tutti i tempi, sono innamorato di Aldair, ritengo Seedorf, sia calcisticamente che umanamente uno dei più grandi campioni in attività, sono tifoso di Juan e ammiro Maicon ed Eto’o.
Stimo gli ascari più di tanti italiani, sono sempre stato per la cooperazione tra i popoli in chiave anti-imprialista e sono un sostenitore dei guerrieri somali, eritrei e zulu.
Di più, io credo che possano esistere, eccome, dei camerati negri.
E sottolineo negri perché non condivido il razzismo incombente, quello che ha paura delle parole, che non definisce più, come tali, i vecchi, i ciechi, gli zoppi. Quello che considera evidentemente gli uomini di pelle nera come difettosi, handicappati, e cerca di usare termini che non li ferisca. Quello che definisce gli africani, come colorati, ignari che semmai i colorati siamo noi, visto che il bianco è totalità cromatica mentre il nero è assenza di colore.
Sottolineo negri senza vergogna alcuna. Perché non dovremmo usare questa parola?
Perché gli idioti americani, con il loro razzismo wasp, usano “nigger” come dispregiativo. Ma negro vuol dire nero in spagnolo, vale black o nero, con la differenza che, legata al termine negro, esiste una cultura, detta “negritude” che viene invece negata dal nostro (anti)razzismo uniformante.
Negro sottende una fierezza e un’identità che, con i nostri maternalismi e con i nostri complessi di colpa, calpestiamo ogni giorno avvilendo chi crediamo di rispettare.
E anche per questo ritengo che sostenere che un Balotelli “meriti” la nazionalità italiana sia il colmo del razzismo. La nazionalità italiana è una qualità, una particolarità, ma non essendo quella al contempo particolare e universale che fu la cittadinanza di Roma, non è superiore in sé a quella ghanese.
E pensare di “concederla” è molto più razzista che non il rifiutarla.
Così come superiore non lo è in sé, rispetto alla ghanese, la nazionalità tedesca. Tra i due fratelli Boateng chiamati a scegliere al supermercato del mondiale scorso la maglia da indossare, io stimo quello che ha voluto la ghanese e disprezzo quello che si è fatto tedesco.
Chi tra i due è fiero e chi è servo è evidente.
E il servilismo targato Fini-Prandelli ci ha stufato prima ancora di cominciare.

Prosegue la crescita degli immigrati in Italia. A Milano il 16% è straniero.

mercoledì, settembre 1st, 2010

stranieri-a-milano_articleimageMilano, 01 set – «La nuova fotografia scattata dal servizio Statistica del Comune al 31 luglio 2010 è quella di una città dove la popolazione continua a svuotarsi di milanesi e a crescere solo di stranieri. Nei primi 7 mesi dell’anno la popolazione italiana è calata di circa 2000 unità passando da 1.107.189 a 1.105.310.

Contemporaneamente quella straniera, rappresentata da ben 155 Paesi diversi, è cresciuta di quasi 9000 presenze passando da 199.372 a 208.021. Una cifra che rappresenta ormai quasi il 16% dei residenti (1.313.000) a fronte di una media nazionale che è intorno al 6,5%. Nelle prime dieci nazionalità più rappresentate dominano i filippini (32 mila), seguiti da egiziani (27 mila) e cinesi (18 mila). Rallenta la crescita dei romeni dopo il boom degli scorsi anni (+17% nel 2009 rispetto al 2008) con un +5% nei primi sette mesi dell’anno. Numeri in linea con gli aumenti di peruviani e cinesi. Crescita doppia, invece, per gli ucraini (+10%)».

Lo comunica il vice Sindaco e a assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato. «Trent’anni fa – spiega De Corato – gli immigrati erano 21 mila, uno su cento: oggi sono 1 su 6. Ma più realisticamente 1 su 5, considerato che a Milano sono stimati 50 mila clandestini. E la città ha una veste prevalentemente asiatica (74 mila presenze) e africana (46 mila) con gli europei (45 mila) e americani (42 mila) in inferiorità numerica. Un mutamento epocale se si pensa che solo nel 1979 erano gli svizzeri gli stranieri più rappresentati (1.673), seguiti da tedeschi (1.274) e britannici (788). Con un popolazione complessiva che era di 1.677. 000 abitanti. Ovvero 300 mila residenti più di oggi». «L’identità futura della città – sottolinea De Corato – è dunque segnata da numeri galoppanti. Il che rende necessario insistere sul rispetto delle leggi italiane e sui valori fondanti dell’Occidente come precondizioni all’integrazione. E sul massimo rigore per chi vive clandestinamente, per chi attua comportamenti che sono una minaccia alla sicurezza pubblica e dello Stato o lesivi della dignità della donna.

Il gravissimo episodio accaduto a Torino dove una ragazza marocchina è stata sfregiata con l’acido da un connazionale respinto, e un fatto quasi analogo accaduto ieri in piazza Prealpi a Milano, vittima una diciannovenne peruviana ferita al volto dall’ex fidanzato, sono la riprova di come l’accoglienza indistinta per tutti sia una chimera. Chi sceglie le strade della violenza e i canali dell’illegalità non ha diritto all’accoglienza». (omnimilano)

Gheddafi lascia l’Italia, ma gli italiani proseguono le proteste

martedì, agosto 31st, 2010

gheddafi_corbis_482_jpg_370468210ROMA, 31 AGO – Il leader libico Muammar Gheddafi ha concluso oggi la sua visita di tre giorni in Italia ed è ripartito per Tripoli dall’aeroporto militare di Ciampino. Anche la parte ufficiale della sua visita non ha mancato di suscitare polemiche, riprese sulla stampa italiana: da due esponenti della maggioranza come Maurizio Lupi e Mario Mauro, che si chiedono se sia ancora opportuno fare dell’Italia «un palcoscenico per gli spettatori del rais», al quotidiano dei vescovi cattolici L’Avvenire, che parla di «incresciosa messinscena» e critica l’incontro per «una sessione di propaganda islamica tra il leader libico e hostess appositamente reclutate».

Critiche anche alla sua richiesta di 5 miliardi l’anno dall’Ue per contrastare l’immigrazione, con Luigi De Magistris, parlamentare europeo dell’Idv, a chiedere se serviranno a finanziare «campi-lager» in Libia. Ieri sera Gheddafi, nel suo discorso ufficiale, ha ricordato gli «orrori» del colonialismo dell’Italia fascista italiano, ma anche auspicato per Roma un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ha inoltre detto che le navi della Marina Usa dovrebbero lasciare il Mediterraneo, un mare interno che «deve essere libero da flotte militari degli Stati non rivieraschi», e ha incoraggiato i libici «investire in Italia».

Quanto alla stampa internazionale, nessun commento sulla visita del Colonnello in Usa, qualche ironia e attenzione alle polemiche invece sui giornali europei, che non trascurano però comunque i risvolti economici. Risalto alle polemiche e alle hostess convocate per le lezioni sull’islam anche sulla stampa araba, mentre il quotidiano Al Quds Al arabi di Londra sostiene che la lezione di Gheddafi può essere stata controproducente. (ANSAmed).

Italia For Ever all’Eur

martedì, agosto 31st, 2010
di Stefano Marco Garzya
AICARDI-LA DESTRA

AICARDI-L'ORGANIZZATORE

Tramite Facebook si ricevono molte volte inviti ad eventi interessanti.

Uno tra questi è quello spedito dall’associazione Italia ForEver.
Infatti l’associazione Italia Forever ha organizzato per lunedi 20 settembre una manifestazione al Laghetto dell’Eur, in Roma.
Lo scopo della manifestazione è esprimere solidarietà alle attività che sono state danneggiate durante gli oltre 36 mesi di cantiere in zona Eur.
Gli organizzatori hanno invitato vari politici, musicisti, scrittori, per manifestare la vicinanza a quei commercianti e lavoratori della zona che hanno subito grossi svantaggi economici a causa del cantiere che avrebbe dovuto costruire un parcheggio per l’Acquarium.
L’associazione Italia ForEver inoltre denuncia la distruzione del Down Town, il danneggio del Jet Set e la possibilie chiusura di Parco Rosati.
Dal mondo della politica subito qualcuno si fa avanti per aiutare la manifestazione, infatti Roberto Buonasorte de La Destra ha promesso una sua partecipazione.
Le speranze dell’associazione sono quelle di destare anche le attenzioni sulla vicenda del Sindaco Gianni Alemanno.

Sacconi: «La Fiat resta ben radicata in Italia»

domenica, agosto 29th, 2010

ministro_sacconiCORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) – «Io sono convinto che l’ipotesi di mantenimento del radicamento nel nostro paese ci sia tutta». Lo ha detto, a Cortina d’Ampezzo, nell’ambito di una tavola rotinda del ciclo «Cortina Incontra», il ministro del welfare, Maurizio Sacconi parlando di Fiat e del suo futuro in Italia.

«Ci è stato chiesto di reindustrializzare due siti, non ci è stata fatta una proposta generica del tipo ’salviamo tuttò. Ci è stato detto – ha proseguito – che Termini Imerese e Imola avrebbero dovuto essere reindustrializzati, cioè uscire dalla produzione di Fiat Auto. Stiamo lavorando per questo».

«L’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, che si sta occupando di Termini Imerese per conto del Governo – ha detto ancora il ministro – già a metà settembre dovrebbe essere in grado di fare un primo punto sulla situazione. Dall’altro lato stiamo guardando per intervenire su Imola».

«Questa sfida deve essere giocata – si è chiesto Sacconi – oppure dobbiamo fermarci a chiederci se l’intenzione è sincera, se ci sono retropensieri?». Sul nodo contratti, il ministro ha inoltre detto di vedere un «clima costruttivo, non l’ipotesi che Fiat o altre aziende escano dal sistema».

Su questo tema, tuttavia, il governo è «spettatore del dialogo in corso tra le parti. Vedo un dialogo aperto, conseguenza dell’ultimo contratto, per definire, in un buon accordo quadro, quanta parte del contratto collettivo possa essere derogata. Poi – ha aggiunto il ministro a CortinaIncontra – si discute anche del contratto auto» ma tutto rientra in un dialogo tra le parti su cui, conclude. «vedo un clima costruttivo». (ANSA).

Forza Nuova: fatto il punto della situazione al Sud

giovedì, agosto 26th, 2010
PIC-0969La giornata patriottica a Bonifati (CS) è stata l’occasione per il movimento di confrontarsi per la prima volta alla presenza di diversi coordinatori merdionali, sulle diverse tematiche care a Forza Nuova.
Immigrazione, Sud, lavoro, disoccupazione, tradizione e lotte alle banche, sono stati i temi principali toccati da vari interventi. Don Giulio Tam, figura carismatica e trascinante ha parlato del pericolo islamico e della sua graduale espansione a danno delle nostre radici cristiane e della nostra identità di popolo, chiamando alla sacrosanta battaglia contro il liberismo e il comunismo, entrambi responsabili della resa incondizionata all’invasione islamica. L’Avv. Francesco Russo, Presidente dell’associazione l’Elmo Acheo, ha presentato il suo ultimo libro “Prima dell’ultimo tuono” e subito dopo c’è stato un dibattito politico animato dagli interventi del Coordinatore regionale della Sicilia Giuseppe Buonanno Conti, dal Coordinatore della Campania Avv. Giliberti Michele Antonio, concluso dal coordnatore per la Calabria Davide Pirillo e dal giovane coordinatore provinciale Rosario Castiglia. L’On. Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento, ha salutato la numerosa folla accorsa al comizio tenuto nella piazza centrale del paese calabro, suscitando entusiasmo e partecipazione collettiva. Il movimento getta le basi per un più solido coordinamento delle Regioni del SUD e il coinvolgimento delle popolazioni meridionali nella lotta per la ricostruzione nazionale. Presente una delegazione forzanovista campana nelle persone del segretario provinciale per FN Avellino, Gaetano Accomando, e Pier Luigi Cappetta per la Provincia di Salerno.

Fiamma Futura: l’idea di Italia nei secoli (cenni storici)

mercoledì, agosto 25th, 2010
Simbolo PNF biancoPenso che l’idea nazionale italiana abbia fondamenti archeologici, storici, linguistici, culturali e politici talmente forti da rendere del tutto superfluo doverli giustificare, ma soprattutto a ben vedere assolutamente compatibili con un “mito del nord” inteso come origine e un mito del sangue che lo stesso Evola declinò come mito della razza “ario-romana”.
Gli avi Italici, innanzitutto, furono indoeuropei di origine nordica penetrati in Italia in due fasi nel corso del secondo millennio a.C.. La prima fase vide l’ondata immigratoria dei Veneti, dei Camuni, dei Falisci e dei Siculi: farebbe effetto a un leghista della Valcamonica sapere che i suoi avi penetrarono in Italia “a braccetto” con gli antenati dei Siciliani moderni! La seconda fase, nei secoli immediatamente precedenti il 1000 a.C., vide la penetrazione degli antenati delle popolazioni dell’attuale centro sud (esclusi i Siculi e i Latini che erano arrivati prima), quindi Umbri, Sabini, Marsi, Picenti, Sanniti, Lucani e Bruzi.
E’ altresì attestato un popolamento, sempre indoeuropeo, di provenienza egeo-anatolica consistente nell’apporto etrusco (cfr. il mito dell’arrivo dei Tirreni dalla Lidia), presente fino nell’estremo nord della pianura padana e con le sue propaggini retiche fino nel Trentino Alto Adige; troiano (il mito di Enea e della fondazione di Alba Longa da parte di Ascanio, la cui discendenza romulea dette vita alla Città Eterna; i camerati veneti ben conosceranno la storia di Antenore, eroe troiano fondatore di Padova e mitico progenitore del popolo veneto) e sardo (come confermato dalle ricerche del prof. Pittau dell’Università di Sassari, la lingua antica dei sardi era indoeuropeo, come del resto l’etrusco ad essa strettamente apparentato, e i c.d. Shardana erano indoeuropei appartenenti ai c.d. “popoli del mare” che aggredirono l’Egitto nel 1300 a.C.).
Per quanto riguarda la presenza celtica nel nord Italia, occorre ricordare che essa fu in massima parte tardiva (circa V sec. a.C., se si escludono i Leponzi delle alpi) e comunque non più significativa del popolamento ligure, venetico, retico e soprattutto Etrusco (esistette una dodecapoli etrusca padana di 12 città, tra cui Mantova era la più importante). Soprattutto, il suo esito finale fu un aciviltà gallo-romana che sicuramente si inseriva alla perfezione nella Res Publica (fu proprio Cesare a conferire la cittadinanza ai Galli Cisalpini) e che non si capisce come possa essere strumentalizzata in senso anti-romano. Del resto, per citare solo alcuni tra i più grandi Romani Plinio era di Como, Virgilio di Mantova, Catullo del lago di Garda e Tito Livio di Padova. Questo andrebbe ricordato a Bossi.
Roma fuse queste popolazioni in un blocco etnico, linguistico, culturale.
Scipione, nel discorso alle truppe prima della battaglia di Zama, diceva “E’ per l’Italia che combattiamo”.
L’Italia era considerata anche un’unità della geografia sacra con il nome di Saturnia Tellus e Augusto, che avendo chiamato a raccolta le sue schiere contro Antonio e Cleopatra indisse la “Coniuratio Italiae” (giuramento d’Italia, “Tota Italia iuravit in mea verba”), organizzò l’Italia come organismo politico a sè stante all’interno dell’Impero, gestita dal Senato direttamente, dotata di 12 regioni molto simili a quelle attuali (o un pò più grandi: nel nord-est, ad esempio, c’era la “Venetia et Histria”), e con diritto proprio, lo “Ius Italicum”.
Grande cantore dell’unità sacrale, politica e nazionale dell’Italia come centro dell’Impero fu Virgilio nell’Eneide (a buon diritto definita “Libro sacro degli Italici”) e nelle Georgiche.
Nei secoli successivi, all’interno prima dell’Impero Romano e poi del Sacro Romano Impero creato da Carlo Magno, L’Italia esistette sempre come entità politica, prima come Diocesi Italiciana nell’organizzazione dioclezianea dell’Impero (fne III secolo d.C.), poi come Regno d’Italia nel Sacro Romano Impero (con velleità indipendentistiche verso al fine del X sec. d.C. con sovrani come Berengario e Arduino).
Anche i Goti con il grande Teodorico e i Longobardi si fusero ben presto con la massa dei Romani, adottarono la lingua italica, ebbero re che si fregiavano del titolo di “Rex totius Italiae” e accettando gli Italici nell’esercito e i matrimoni misti, alla vigilia della conquista franca erano ormai praticamente una nazione unica.
L’IDEA DI ITALIA OGGI
A fronte di tutto ciò, a fronte di 3.000 anni di storia e di una civiltà che tutto il mondo conosce e tutto il mondo ci invidia, dobbiamo guardare con DISTACCATO DISPREZZO alle miserevoli diatribe tra chi falsifica la storia negando l’esistenza della Nazione e i vecchi politici della 1° Repubblica, che pur riscoprendosi patrioti d’accatto e d’occasione hanno per 60 anni praticato la negazione continua, sistematica e generalizzata (nella scuola, nella cultura, nei mass media) dell’idea nazionale italiana.
Noi abbiamo i nostri padri, abbiamo la terra dei nostri avi e la nostra tradizione. Si chiamano ITALIA e dobbiamo essere convinti che nel contesto internazionale, per contare ed essere forti in quell’Europa indipendente che vogliamo, dobbiamo combattere quell’Unione Europea imposta senza nessuna consultazione popolare. L’Europa di Maastricht, l’Europa dei banchieri, l’Europa succube all’atlantismo non ci appartiene!
Se la gente non conosce quello che ogni bimbo dovrebbe suggere con il latte materno, cioè l’amore per la Patria, noi dobbiamo insegnarglielo e non ripetere l’errore che si è fatto per anni nella c.d. “destra” dove di tutto si parlava tranne che della nostra Nazione, della sua identità, della sua storia, del suo ruolo e dei suoi interessi nel mondo.
CHE FARE RELATIVAMENTE AL PROBLEMA NAZIONALE
Pertanto, a mio parere, occorre
1) riproporre un’idea forte della Nazione italiana come comunità etno-linguistica articolata ma unitaria, nel senso di insieme di stirpi indoeuropee arrivate nella penisola nel corso del II millennio a.c., fuso da Roma con Augusto in un blocco politico, culturale e linguistico unitario, propagatosi negli anni dal Medio Evo al Rinascimento, fino al 700, come nazione indubbiamente dotata di una cultura unitaria (nella letteratura, nelle arti, nella musica, nelle scienze) avente anche una ben precisa identità politica consacrata dalle lotte per l’unità d’Italia e dall’esperienza dello Stato Nazionale Unitario, indipendente fino al 1945.
2) rifiuto di ogni forma, anche larvata, di anti-unitarismo, come del patriottismo peloso di chi ha per decenni depresso il sentimento nazionale e che ora lo riscopre in maniera strumentale e insincera (non a caso, guardandosi bene dal difendere la Nazione contro gli effetti della mondializzazione e dell’immigrazione).
3) parlare chiaro all’elettorato che non disdegna un chiaro discorso nazionalista, affermando quanto segue:
a)     noi rivendichiamo il diritto alla Sovranità Nazionale a partire dalla Sovranità Monetaria;
b)     noi siamo contro l’immigrazione incontrollata a favore del primato degli italiani;
c)     noi siamo contro la burocrazia romana, perchè vogliamo dare agli Italiani uno Stato serio ed efficiente;
d)  noi vogliamo che l’esecutivo politico abbia il controllo assoluto dei punti nevralgici dello Stato come: scuola, energia, trasporti, comunicazionim ecc… contro ogni fallimentare tentativo di privatizzazioni;
e)     noi difendiamo le identità locali congiuntamente con l’identità italiana; l’orgoglio identitario può coesistere a vari livelli (regionale, italiano ed europeo) e chi difende uno solo di questi livelli a discapito degli altri fa il gioco di chi è nemico di tutte le identità (a cominciare dai nostri nemici esterni).
 
LUCA CANCELLIERE
Fiamma Futura