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Forza Nuova: la nostra posizione sullo scontro Fini-Berlusconi

venerdì, settembre 10th, 2010

forza_nuovaQuesto breve documento viene pubblicato in momenti di seria agitazione politica parlamentare dettata dalle controversie causate dallo scontro Fini-Berlusconi. La posizione di Forza Nuova è nota: l’equidistanza che ci separa dal Presidente della Camera Fini e dal Premier Berlusconi è evidente, essendo entrambi nella loro diversità parte consistente di quella bassa, affarista, personalistica politica che noi avversiamo. Su Silvio Berlusconi si è detto e scritto talmente tanto che la sua figura agli occhi di un lettore medio non può che essere chiara:parliamo di un politico i cui legami ed interessi sono risaputi.

Sulla posizione del Presidente della Camera Fini, invece, taluni potrebbero avere dubbi ed illudersi di una sua quantomeno parziale “pulizia”. Qualche ingenuo potrebbe leggere nelle recenti azioni di Fini una sorta di risveglio morale dettato da una coscienza non del tutto sporca. Ebbene, la storia dell´ appartamento monegasco di Boulevard Princesse Charlotte che ha coinvolto il Presidente della Camera Gianfranco Fini e la famiglia della di lui compagna Elisabetta Tulliani, conquistando il posto d´ onore nelle cronache estive, ha fatto emergere una vicenda che, dal 2007 ad oggi, i governi, sia di centro destra, che di centro sinistra, si erano preoccupati di nascondere con cura. Un vero e proprio scandalo che vede coinvolti imprenditori, partiti, mafia, che di comune accordo si sono spartiti 98 miliardi di euro evasi al fisco dal 2004 ad oggi. Per intenderci l´ equivalente di 3 leggi finanziarie e 6 volte il Pil di una nazione africana.

Con il decreto ministeriale Siniscalco del marzo 2004 infatti viene istituita in Italia una concessione a diverse società private per il gioco “con partecipazione a distanza” riguardante circa 40.000 slot machines, sale bingo, scommesse. Sempre nel 2004 in una cena a Saint Marteen, nelle Antille Olandesi, si decide di assegnare una delle 10 concessioni disponibili alla Atlantis World Ltd. Alla cena partecipano l´ attuale presidente della Camera, Fini, il suo segretario particolare Francesco Cosimi Proietti, Francesco Corallo, figlio di un noto pregiudicato per associazione a delinquere e sospettato di spaccio internazionale e riciclaggio e Amedeo Labocetta, uomo di fiducia di AN in Campania. In linea con il decreto ogni slot machine, per essere in regola, deve essere collegata al SOGEI, il modem centrale che fa capo al Ministero delle Finanze, che raccoglie il volume delle giocate e calcola il prelievo erariale che le società concessionarie deve versare allo stato, che nello specifico è pari al 13%.

Ogni macchinetta che non sia collegata al SOGEI deve essere dichiarata non funzionante e deve essere per legge chiusa in un magazzino. Ebbene su un totale di circa 40.000 slot solamente un terzo sono collegate al SOGEI, le rimanenti risultano non collegate. E´ proprio la Atlantis, il cui legale rappresentante è Labocetta, a dichiarare non collegati e chiusi in magazzino 26.858 apparecchi non funzionanti: un alto numero di apparecchi non funzionante,ma fino a qui niente di strano se non il fatto che le 26.858 slot machines vengono “dichiarate giacenti” nel magazzino di un bar di 50 metri quadri a Riposto, un paesino in provincia di Catania. La Guardia di Finanza comincia così ad accorgersi che forse gli apparecchi dichiarati non funzionanti, in realtà funzionavano, e che forse la percentuale sul volume complessivo delle giocate, invece di entrare nelle casse dello stato italiano sotto forma di gettito fiscale rimpinguava quelle di Corallo, Laboccetta e compagnia. Nel 2006 l´ allora ministro delle Finanze Vincenzo Visco istituisce,sul caso, la commissione di inchiesta New Slot, presieduta dal sottosegretario Alfiero Grandi. Il 23 marzo 2007, dichiarata la fine dei lavori della commissione, il rapporto non viene reso pubblico, il testo della relazione finale diventa introvabile e prima di scomparire definitivamente vengono per sicurezza eliminati dal documento originale tutti i riferimenti al coinvolgimento di persone appartenenti ad associazioni di stampo mafioso.

Alla fine, anche la conferenza stampa della Guardia di Finanza viene bloccata “dall´ alto” e annullata. Ci si aspetta almeno la revoca ai concessionari ma neanche questo avviene; nella manovra finanziaria del 2008 infatti Prodi cambia i termini del contratto tra monopolio e concessionarie sulla chiarezza della trasmissione dei dati sulle giocate trasmesse. Come se non bastasse fra il clamore di maggioranza e opposizione nel 2009 l´ on. Cosimo Ventucci del Pdl presenta un emendamento al decreto legge sulle misure anticrisi per il condono fiscale di 90 miliardi di euro. Il condono non passa e adesso è la Corte dei Conti ad indagare, e indaga fra gli altri su Giorgio Tino, direttore dell´ Agenzia dei Monopoli ( che con Proietti ebbe una febbrile consultazione che portò all´ insabbiamento del tutto e alla nomina della sorella del Sindaco Alemanno alla vice presidenza dei Monopoli), e sulla consorte, Anna Maria Barbarico, altro dirigente dei Monopoli di Stato. Atlantis World Ltd deve ad oggi allo Stato Italiano 31 miliardi di euro. E la collusione tra imprenditori, mafia e alte cariche dello stato si evince nella faccenda dal fatto che l´ attuale amministratore della Atlantis James Walfenzao e Francesco Corallo sono gli stessi proprietari di una delle due società off-shore, la Printemps, che hanno approfittato della svendita dell´ appartamento di Boulevard Princesse Charlotte da parte del Presidente della Camera.

James Walfezao, cosi come Tony Izelaar, proprietario della seconda off-shore coinvolta nell´ operazione monegasca, sono cittadini con doppia cittadinanza ( una è israeliana), che, in collaborazione con i vertici politici e con la criminalità organizzata, si rendono protagonisti della più grande ( per entità) truffa nei confronti dello Stato Italiano di tutti i tempi Questi fatti avrebbero dovuto portare tutti gli individui coinvolti ad essere incriminati per associazione a delinquere di stampo mafioso, oltre che per tutti i numerosi reati fiscali. Invece Atlantis continua ad operare indisturbata e a fare business. Emerge infine evidente di che tipo sono i contatto internazionali di Fini e di AN, che patti e che accordi abbia stretto e di che livello sia il suo collegamento con la centrale sionista internazionale e con i tentacoli della piovra mafiosa.

La Segreteria nazionale

FORZA NUOVA

Il campo è sgombro, riprendiamoci i nostri spazi!

venerdì, settembre 10th, 2010

di Alberto Ferretti

FrecceCome spesso accade in politica, per quanti progetti ben studiati si possano mettere in campo, si viene sempre sorpassati dagli eventi…

La politica italiana corre, forse in questi ultimi anni come mai prima. Siamo passati da un tentativo forzoso quanto velleitario d’imposizione bipartitica, ripiegato in un bipolarismo altrettanto raffazzonato, anchilosato ed asfittico. Ma un’unica variabile è rimasta sempre costante : la mancanza di una vera destra!

Eppure, finalmente, ora che il vero elemento di disturbo, il “demolitore della destra italiana” Gianfranco Fini, ha graziosamente sgombrato il campo, preferendo altri lidi più consoni al percorso da gambero intrapreso da Fiuggi in avanti – che lo vedrà approdare al matrimonio contronatura con Casini e Rutelli- non ci potranno piu essere veti incrociati e manovre “contro” per squalificare l’affermarsi di una vera destra anche nel nostro Paese. Il muro di Berlino rappresentato dal costante boicottaggio finiano è finalmente crollato!

Adesso gli uomini di buona volontà della nostra area politica finalmente potranno, e a mio avviso dovranno, ritrovare la serenità e la volontà di riunificarsi in un unico soggetto, un partito identitario, coerente, concreto. Europeo, certo, ma nazionalista innanzitutto, seguendo magari il buon esempio di tanti altri partiti della destra europea.

Certo, il percorso andrà fatto passando magari prima per una federazione che salvaguardi le varie sensibilità e differenze che vivificano le militanze, e  che dia il tempo di rodarsi. Penso a uomini come Storace, Buontempo, Tilgher, Puschiavo ad esempio, che hanno posizioni politiche vicinissime e praticamente sovrapponibili; ma penso anche ai Romagnoli, ai Fiore, per citare i più famosi, che non si è ancora ben compreso cosa vogliano fare (di concreto) e dove vogliano condurre i loro militanti.

Ma soprattutto, penso alle basi militanti di tutti i partiti e movimenti, i quali, ora che il campo è finalmente sgombro dai sabotatori seriali, non aspettano altro che tornare insieme con una ritrovata unità d’intenti per poter far contare il loro peso, ideale, valoriale e politico e risvegliare una buona volta l’orgoglio in una nazione assopita e mortificata da troppi decenni.

Giovane Italia: Atreju, la storia Fini-ta

venerdì, settembre 10th, 2010

manifesto_atreju_2010Cicchitto apre la festa che fu di Azione giovani. Fotografia di un passaggio fra due diverse ere nel centrodestra

Che sensazione strana arrampicarsi sulla collina di Atreju nell’anno del grande terremoto politico. Sensazione strana perché la festa che fu di Azione Giovani, e che oggi è organizzata dalla Giovine Italia è la fotografia esatta di un rito di passaggio incerto tra vecchio e nuovo, tra due ere geologiche del centrodestra.

Nel 2008, la stessa collina tolkeniana – costruita sulle rovine dell’antica Roma – fu il teatro dello scontro più duro tra i due leader del centrodestra: Gianfranco Fini parlò da quel palco del “Valore dell’antifascismo” di fronte a una platea di giovani choccati e allibiti. Sembrava un momento difficile, era l’inizio del terremoto. Silvio Berlusconi – non per caso – intervenne il giorno dopo, in una mise davvero insolita (per lui): niente doppiopetto Caraceni, camicia nera, e lungo discorso sul “valore dell’anticomunismo”. A ben vedere, la grande sfida era iniziata proprio quella sera, ma non tutti lo avevano capito. E c’era stato anche un grande cortocircuito fra mondi. Le azzurrine in minigonna e borsetta che tiravano i bigliettini con il numero di telefono al premier. E le militanti toste di Ag – una in particolare, Carolina Varchi – che gli facevano domande vere. Quest’anno quale delle due razze di militanti prevarrà? Mistero. E quindi che strana sensazione arrampicarsi su quella colina – scoprendo le mille trovate goliardiche della scenografia – mentre si abbatte la pioggia di un temporale estivo, mentre Gianfranco Fini ha rifiutato l’invito a una festa che l’ha visto sempre protagonista, e – per giunta – il discorso di inaugurazione spetta a Fabrizio Cicchitto.

Toponomastica alternativa

Il primo gioco suggerito dalla festa è quello della toponomastica alternativa. Sul primo viale c’è una lapide con scritto: “Via le mani dal voto in Lombardia”, poi c’è il “Viale della grande ammucchiata da Bersani a Pippo Baudo”, la curiosa“Piazza la cimice, signor Magistrato”, il divertente “Corso d’Italiano per Di Pietro” e l’incredibile “Via Dos dalla Regione Lazio”: Che poi va letta così: viados dalla Regione Lazio. Capito? Se resti fermo per qualche istante, in un qualsiasi angolo del parco, affacciato proprio davanti al Colosseo, vedi subito sfrecciare alla velocità di Speedy Gonzales una ragazza in jeans e camicetta. Ma se la guardi meglio ti accorgi che è Giorgia Meloni, che di-smette la divisa da ministra per calarsi in quella da “militante”. Quando riesci a intercettarla, la Meloni si arresta proprio davanti alla lapide di “Piazza sovranità popolare”. Cos’è – le chiedi – un pronunciamento per il voto anticipato? e lei, sorrisone: “Volendo sì!”.

La Ministra “incazzatissima”

Dopodiché, se la interroghi sul Secolo d’Italia, che l’ha perfidamente definita la “leader dei giovani di Forza Italia” il sorriso subitoscompare,assiemeaqualunque preoccupazione diplomatica:“Sonoincazzatissima.Manon per me. Per tutti quelli che sono qui,perchécredonoinqualcosa, nella politica, nella passione, nellalorostoria,esivedonoscippati e irrisi. Il fatto è che io sono la leaderdimigliaiadigiovani,elorolo sanno benissimo”. Il Secolo ha anche tirato fuori la meravigliosa provocazione della canzone pro-Resistenza di De Gregori che è diventata una delle colonne sonore della festa. Una frecciata a Fini? Un posizionamento revisionista?Macché:“Cipiacevalacanzone – taglia corto la Meloni – punto. Solo in questo Paese si fa dietrologia su tutto”. Particolare curioso: uno degli “eroi” onorati con un poster è Gianfranco Paglia, ex parà rimasto senza gambe in missione. Ma anche deputato del Pdl, oggi passato tra i finiani. La Meloni allarga le braccia : “E che c’entra? Per noi resta un eroe, verrà anche a consegnare un premio. Poi in che gruppo sta non ce ne frega nulla”.

Foto a sorpresa

 

In realtà , le vere provocazioni che potrebbero far discutere sono nella mostra che è stata appena montata: i 150 anni dell’Unità d’Italia raccontati attraverso le immagini dei giovani ribelli da non dimenticare. C’è qualche sorpresa. Ad esempio una foto in bianco e nero con l’immaginedelmarzo1968euna rivalutazione choc: “Non destra e sinistra, ma tutti insieme”. Che sia un modo per contendere l’egemonia alle provocazioni culturali di Futuro e libertà? Subito dopo, però, il cartellone che dovrebbe far discutere di più. È una foto del 1993: “Arrendetevi siete circondati”. La didascalia recita: “Cortei studenteschi e manifestazioni di piazza invocano una rivoluzione dolce, un rinnovamento della politica, capace di tirar fuori l’Italia dalle sacche della Prima Repubblica”. Però a voler ricordare l’episodio la rivoluzionenoneraproprio“dolcissima”. Quel giorno, infatti, alcuni militanti del Fronte della Gioventù circondarono Montecitorio con una maglietta che recitava proprio quello slogan: “Arrendetevi siete circondati”. Ma una biglia volò contro la porta dell’ingresso, un vetro satinato andò in frantumi, ci furono provvedimenti disciplinari contro i deputati missini – tra cui Teodoro Buontempo – che avevano partecipato alla manifestazione. Ci sarà un assalto anche per defenestrare Gianfranco Fini? Certo, bisognerebbe chiederlo alla Meloni, ma Speedy Gonzales è già volata via: “Ho l’ufficio di presidenza”. Sì, è vero c’è una sensazione strana ad Atreju quest’anno. Centinaia di ragazzi, dibattiti assai intriganti, ma si avverte che tutto è sospeso fino a domenica, fino al discorso di Silvio Berlusconi. Sarà la prima risposta pubblica alla manifestazione di Fini a Mirabello. E non è poco. La collinachefudiFini,saràilteatrodel regicidio di Fini. E solo un gioco di simboli – è vero – ma i simboli in politica sono tutto.

Da Il Fatto Quotidiano del 9 settembre 2010

Tesori Msi, Assunta Almirante ammette: «Fini è una mia colpa. Giorgio voleva Trantino»

venerdì, settembre 10th, 2010

giorgio_almirante-3ROMA – «Altro che Fini, a mio marito Giorgio furono donati 22 appartamenti, ma tutti andarono direttamente al Movimento Sociale Italiano». Lo dice Assunta Almirante, per 44 anni moglie del fondatore del Msi, in un’intervista che il settimanale Panorama pubblica sul numero in edicola da questa mattina.

Donna Assunta aggiunge: »mio marito si è sempre limitato a chiamare un notaio e fare un passaggio di proprietà da se stesso al partito, e i soldi di eventuali vendite li incassava l’amministratore del partito stesso». Inoltre la vedova del fondatore del Movimento sociale rivela che Almirante «non aveva intenzione di nominare Gianfranco Fini segretario del partito: la sua intenzione era, cosa che sanno pochissimi, affidare la segreteria a Vincenzo Trantino. Fui io a dirgli che doveva cambiare generazione».

VINCENZO TRANTINO: Vincenzo Trantino, in Parlamento dal 1972, è nato il 20 settembre 1930 in un piccolo centro in provincia di Catania, Licodia Eubea. Dopo gli studi in giurisprudenza è diventato avvocato penalista e patrocinante in Cassazione ma ha anche esercitato per lungo tempo la professione di giornalista, dirigendo diverse pubblicazioni di carattere forense e politico.
Iscritto dal 1950 nel Partito nazionale monarchico, è appunto come rappresentante monarchico nella lista Msi-Dn che è stato eletto per la prima volta deputato. E lo sarà ininterrottamente in tutte le successive legislature.
Nel luglio 1987 è stato eletto presidente della Giunta per le elezioni della Camera, diventando il primo esponente missino a ricoprire tale incarico.
Ha poi aderito ad Alleanza nazionale nelle cui liste è stato di nuovo eletto deputato.
Nel 1994 è stato chiamato a far parte del primo Esecutivo Berlusconi come sottosegretario agli Esteri. E due anni dopo è stato incaricato dal presidente di An, Gianfranco Fini, di guidare le relazioni internazionali del partito.
Attualmente ricopre la carica di presidente del Comitato speciale per la Legislatura, un comitato di dieci parlamentari che ha il compito di verificare la qualità formale delle proposte di legge.

Fini in Canada, oggi vede Nancy Pelosi

venerdì, settembre 10th, 2010
Nancy Pelosi

Nancy Pelosi

Il presidente della Camera Gianfranco Fini è giunto ad Ottawa per partecipare alla nona Riunione dei presidenti delle Camere dei Paesi del G8. Nell’ambito della riunione annuale, che segue quella tenutasi a Roma nel 2009,

Fini avrà dei faccia a faccia con i suoi omologhi degli otto Paesi più industrializzati, a partire dalla Speaker del Congresso Usa Nancy Pelosi: con lei è in calendario un ‘working breakfast’ questa mattina. Ma il presidente della Camera, che per quest’anno è anche a capo dell’Apem (Assemblea dei Parlamenti euromediterranei) incontrerà ad Ottawa nell’ambito di questo appuntamento annuale anche il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, il presidente della Camera Canadese Peter Milliken e il presidente dell’Assemblea nazionale francese Bernard Accoyer: quest’ultimo, nell’ambito della presidenza del G8 (che toccherà a Parigi per il 2011) ospiterà la prossima riunione.

Fini ad Ottawa vedrà pure il suo omologo tedesco Norbert Lammert e lo Speaker della Camera dei Comuni, John Bercow. La due giorni canadesi (Fini lascerà il Canada sabato) concentrerà i propri lavori sui temi dei costi delle assemblee parlamentari nell’attuale momento di crisi economica, sul ruolo dei Parlamenti nel G8 e sul possibile allargamento delle riunioni parlamentari dal livello G8 a quello G20 sulla base dello schema lanciato all’Aquila lo scorso anno durante la presidenza italiana delle Assise a livello governativo. (ANSA).

BONDI: «FINI HA UNA COLPA POLITICA IMPERDONABILE»

giovedì, settembre 9th, 2010

1271408873_Sandro_BondiGubbio, 9 set.  – «Fini ha una colpa imperdonabile dal punto di vista politico. Con le sue iniziative, infatti, ha dato un colpo al cuore a tutto quello che ci siamo impegnati a fare. Poteva darci un grande contributo a migliorare le cose. Non tutto è perfetto, ogni cosa si può migliorare.

Non c’era bisogno di mandare tutto all’aria». Sandro Bondi apre i lavori della scuola di Gubbio lanciando un vero e proprio j’accuse contro Gianfranco Fini, considerato di essere il «colpevole politico» dello strappo consumatosi all’interno del Pdl. Tra gli applausi della platea il ministro dei Beni culturali e coordinatore nazionale del partito sottolineato «quello che più mi ha colpito del discorso di Fini a Mirabello è stata la leggerezza culturale e politica con cui sono stati espressi giudizi così categorici, drastici e infondati sull’azione di governo su tutte le questioni, a cominciare dalla crisi economica. Abbiamo ascoltato -attacca Bondi- una serie di critiche a tutto spiano. Noi adesso abbiamo il dovere di sviscerare tutto quello che di buono abbiamo fatto. noi siamo per la politica del fare non per quella politica incapace di decidere che ha portato solo alla divisioni e alla discordia».

Bondi non ha dubbi: «con le sue iniziative Fini ha inferto un colpo al cuore all’impegno positivo del governo e del partito. E invece avrebbe potuto un grande contributo al partito dei moderati. Quello che più mi ha colpito del suo intervento a Mirabello è stata la sua leggerezza culturale e politica.

Abbiamo ascoltato una serie di critiche su tutti i temi, a cominciare dalla crisi. Tutti sanno che abbiamo affrontato una delle crisi economiche più drammatiche e invece abbiamo sentito solo critiche al nostro modo di operare. Non c’era nulla -avverte il coordinatore nazionale del Pdl- che potesse giustificare attacchi così infondati da parte del presidente della Camera al nostro partito». Il ministro ribadisce la necessità che l’ex leader di An lasci la presidenza della Camera: «io penso che lo stesso Fini rifletterà e si renderà conto dell’impossibilità di svolgere un ruolo di garanzia da presidente della Camera e da leader politico». (Vam/Ct/Adnkronos)

Forza Nuova Termoli sul discorso di Fini a Mirabello

giovedì, settembre 9th, 2010

413239707Un camerata e caro amico ci ha scritto: Tra la marea di commenti apparsi sui vari quotidiani per lo storico (sic!) discorso di Fini a Mirabello, uno merita di essere da noi commentato. E’ quello dove si chiede a Fini di spiegare: “perchè due anni fa ha sciolto un Partito che già c’era, e cioè A.N., per andare a costruirne uno nuovo, il PDL ?”.

Domanda pertinente e legittima ma secondaria, perché innanzitutto si dovrebbe chiedere a Fini di spiegare: “perchè 15 anni fa ha sciolto un Partito che già c’era (ed era in ottima salute!), e cioè il M.S.I., per andare a costruirne uno nuovo, e cioè Alleanza Nazionale, che ha regalato agli italiani quindici anni di berlusconismo affaristico, corrotto e del malaffare e precipitato l’Italia nell’attuale pantano maleodorante dal quale sarà difficile uscire?”. Cercheremo di spiegare per ché, secondo noi, Fini Iscariota ha fatto quello che ha fatto 15 anni fa e due anni fa.

Da quando ragazzotto era entrato nel M.S.I. di Almirante, Fini, non ancora apertamente Iscariota, aveva coltivato una grande ambizione che gli faceva ( e gli fa ancora ) pensare di essere una persona speciale destinata a grandi destini e subito si era messo a “studiare da Almirante” nel modo che lui conosce meglio e cioè adulando, manovrando, insinuando ed addirittura, approfittando del fatto che Almirante e la moglie non avevano figli, inserendosi famigliarmente per sfruttare questa situazione. La cosa gli riuscì benissimo perché, sebbene mediocre come politico, la sua dote più spiccata è proprio quella del “Tartufo” di Molierana memoria tanto che diventò, su designazione di Almirante stesso, segretario del partito. Una piccola scossa gliela diede Rauti ( altro personaggio senza scrupoli ), ma il nostro riuscì a superare questo ostacolo e divenne il “segretario a vita per acclamazione” del partito.

Qui occorre fare una breve precisazione che spiega il successivo passaggio che lo porta da segretario di un partito con il 15% di consensi elettorali a segretario di Alleanza Nazionale nell’orbita di Berlusconi e di Forza Italia. Fini Iscariota è un individuo senza ideali, ma con vasti interessi ed una grande ambizione personale; interessi ed ambizioni che sono gli unici motivi che lo spingono ad agire in un modo o in un altro. Ragionando sul fatto che il vecchio M.S.I. era politicamente escluso dal banchetto del potere in quanto considerato erede di quel Fascismo la cui antitesi era dal 1945 l’unica caratteristica ideologica della politica italiana che viveva di “antifascismo e resistenza” e considerando che Silvio Berlusconi, conscio di non potere raggiungere da solo tutto l’elettorato di “Destra” gli mandava chiari segnali di invito ad allearsi per raggiungere appunto il suddetto obiettivo ( ricordate l’esplicita dichiarazione di voto di Berlusconi alle elezioni comunali di Roma? ), Fini Iscariota credette che abiurando gli ideali che aveva professato per tutta la vita, lanciando segnali di amicizia verso il sionismo che condiziona i poteri forti e dichiarandosi apertamente antifascista, sarebbe potuto entrare nei salotti buoni della politica dove non si fanno solo discorsi, ma ci si spartisce il potere, quello vero, quello che regala soddisfazioni e denaro!

Detto fatto, a Fiuggi si consumò il tradimento e nacque Alleanza Nazionale cui aderirono una massa di rincoglioniti nostalgici che non avevano capito niente ed una fetta di quell’elettorato di “destra” che non era dell’area cosiddetta moderata. A questo punto Fini iscariota passò un paio di anni prostituendosi in giro per il mondo con dichiarazioni antifasciste e filo sioniste per consacrare il “visto” sul suo passaporto politico che gli aveva permesso di fare il “salto della quaglia” Da quanto abbiamo descritto si sarà capito che l’ambizione di Fini iscariota è tale e tanta da ottenebrare a volte la sua capacità di ragionamento e fu così che il nostro, forte delle passate esperienze che gli erano andate bene e sovrastimando le proprie capacità, si mise, con impegno, a “studiare da Berlusconi”. Per questo motivo, quando Berlusconi fondò il PDL, a Fini iscariota parve che fosse giunto il momento di prepararsi al salto finale verso la gloria ed il potere e, sovrastimando nuovamente le proprie capacità strategiche, si lanciò nella nuova avventura fondendo A.N. con F.I. nel nuovo partito che egli sognava un giorno di dominare. Ma qui il boccone era più grande della bocca e, mentre nel vecchio M.S.I. la concorrenza era quasi nulla, ora si doveva combattere con squali feroci e determinati che non vedevano con favore l’scesa di questo arrivista. In più Berlusconi, che nella sua megalomania si crede immortale, non gradisce avere davanti delfini con l’ansia del comando e ha rintuzzato più volte ed anche in modo duro, le manovre di Fini Iscariota.

Tutto il resto è cronaca recente e conosciuta. Vistosi relegato in un angolo, Fini Iscariota ha cercato la notorietà ponendosi in antitesi a Berlusconi approfittando anche di un obiettivo appannamento della sua leadership e sperando di dargli una spallata che, in assenza di concorrenti di rilievo nel partito, gli desse quel potere che andava cercando. Il gioco non gli è riuscito, è stato scacciato dal partito e non gli è rimasta altra carta, per non sparire nel nulla, che quella di ritirarsi nella vecchia roccaforte con uno sparuto numero di seguaci e di ricattare Berlusconi con la minaccia di fare cadere il governo in ragione del numero di voti parlamentari dei transfughi il cui numero non corrisponderebbe però al numero degli eletti in caso di eventuali elezioni anticipate. Ora la situazione è in stallo perché né Berlusconi, né Fini Iscariota vogliono andare alle urne da dove si sancirebbe una loro parziale, ma sostanziosa sconfitta. Il discorso di MIrabello lo dimostra perché Fini Iscariota, pur esternando la sua acrimonia e sfogando il suo livore, non ha avuto il coraggio di trarre le coerenti conseguenze ed è restato in casa d’altri, scornato e dileggiato, ma timoroso di un sussulto di dignità e di orgoglio. A noi francamente la cosa interessa poco ed anzi siamo felici che le circostanze abbiano determinato momenti di grande difficoltà sia per Berlusconi che per Fini Iscariota e speriamo vivamente che questo momento segni l’inizio della fine per entrambi ..!!

Alessandro Mezzano

Forza Nuova Termoli

La Pivetti, Fini e… la terza carica dello Stato

giovedì, settembre 9th, 2010
IRENE PIVETTI

IRENE PIVETTI

«La terza carica dello Stato deve es­sere super partes, non può dire “ora non parlo come presidente della Ca­mera” » e dire quel che le pare, so­prattutto se poi «è stata eletta da co­loro che ritiene irresponsabili, tradi­tori e persino attentatori della demo­crazia », e se poi esprime «giudizi net­ti e così polemici senza mettere in dubbio il fatto che parla come singo­lo parlamentare o privato cittadino e non più come presidente della Ca­mera ».

Insomma una terza carica del genere, se proprio vuole fare po­litica e dare giudizi sugli altri leader, forse dovrebbe «prendere in consi­derazione anche l’ipotesi di rimettere il manda­to ». Gianfranco Fini fece queste affermazioni rivolgendosi ad Irene Pivetti nel 1995 e quando si era appena consumato il «cosid­detto » ribaltone della Lega, il primo governo Berlusconi era fi­nit­o e un nuovo governicchio di transizione, guidato da Lam­berto Dini, era alle porte.
Sulla poltrona più alta di Montecitorio con il nuovo Governo sedeva ancora una deputata della vecchia maggioranza, la leghista Irene Pivetti, che lì rimarrà fino alle successive elezioni del ’96.
Qualcuno però, in quel febbra­io, chiese con forza le sue di­missioni, dopo un discorso molto partigiano della Pivetti a una festa della Lega a Milano. La fotocopia di quel che sta ac­cadendo in questi giorni, con lo strappo di Fini a Mirabello e il suo discorso da leader politi­co, contro la maggioranza che lo ha eletto, ma sempre da pre­sidente «super partes» della Camera. Anche quella volta, molti di coloro che chiedono le dimis­sioni di Fini adesso invocaro­no l’incompatibilità dell’allo­ra presidente della Camera in quel ruolo di garanzia. France­sco Storace, a quel tempo por­tavoce di An, spiegò come fos­se «gravissimo che la terza cari­ca dello Stato si agitasse come un capo di partito», Forza Ita­lia chiese un atto di responsabi­lità alla Pivetti, un avvocato mi­l­anese addirittura la denunciò per «tradimento del giuramen­to prestato». Tra i sostenitori delle dimissioni – scherzi del tempo – c’era anche Fini, che ora liquida come analfabeti­smo costituzionale i rilievi sul­la sua incompatibilità, da lea­der di un nuovo partito, con quella carica.
Fu proprio Fini, in una lunga nota, a spiegare perché un pre­sidente della Camera part ti­me è inaccettabile, soprattutto dopo un’esternazione molto polemica su un partito politi­co (la Pivetti quella volta criti­cò Forza Italia, così come l’al­tro giorno Fini ha dichiarato morto il Pdl attaccandone il leader). «Dovrebbe rendersi conto – ammonì Fini – che il giorno dopo aver detto cose co­sì incredibili e gravi, torna ad essere presidente della Came­ra, determinando un clima che non è in sintonia con la se­reni­tà che tutti reputano neces­saria ». Anche perché, ad aggra­vare l’anomalia, c’era il fatto che l’attacco della Pivetti era ri­volto a quella stessa maggio­ranza che l’aveva eletta presi­dente della Camera.
Curiosa­mente, l’identico paradosso che ora investe Gianfranco Fi­ni, che pure – adesso – non ci trova nulla di anomalo. In quindici anni cambiano mol­te cose, in certi casi anche le idee.
Poi, a Fini, l’indignazio­ne per quello sfregio al ruolo super partes di presidente del­la Camera passò.
Un paradosso, come quello di un presidente della Camera che fa il capopar­tito contro la maggioranza che l’ha messo lì. La Pi­vetti restò incollata lì per un al­tro annetto, fino allo sciogli­mento delle Camere. Lo stesso progetto, tanto per fare l’en plein delle analogie, che ha in mente Fini. (ilgiornale)

TV: TORNA L’INFEDELE, LERNER DEBUTTA SU FINI

giovedì, settembre 9th, 2010

MILANO, 9 SET – Torna l’Infedele, il programma di Gad Lerner su La7, giunto alla nona stagione. La prima puntata, presentata oggi, andrà in onda il 13 settembre alle 21.10 e affronterà l’attuale situazione politica seguendo il percorso di Gianfranco Fini negli ultimi mesi. «Quello che stiamo notando tutti è che c’è una grande voglia di notizie e informazioni che probabilmente la gente non trova altrove», ha detto Lerner. Una tendenza che per La7 ha ora il volto di Enrico Mentana, il direttore del tg che sta ottenendo dei buoni indici di ascolto. L’Infedele anno dopo anno sfiora share di ascolti sempre maggiori. Lo scorso anno ha registrato un 37% in più rispetto ala stagione precedente, con picchi del 12,1% di share. Nell’edizione che si apre il 13 settembre, Lerner affronterà temi di attualità politica ma anche sociali. (ANSA).

La stampa italiana inizia a sospettare di Bossi: sta tramando

giovedì, settembre 9th, 2010

tremonti01GRoma, 9 set. – Dall’appello di Belpietro a Bossi ai sospetti su Tremonti. I giornali di area di centrodestra fanno a gara a interpretare le ultime mosse della Lega, dopo le dichiarazioni al vetriolo di Umberto Bossi. Ed è proprio al leader della Lega che si rivolge direttamente Maurizio Belpietro nel suo fondi in prima pagina su ‘Libero’: «Caro Bossi, tu e Berlusconi dovete marciare insieme se volete vincere. E, se serve, bisogna pure arruolare Casini», scrive Belpietro. «È il male minore -prosegue-. Sono certo che Casini, il quale ha elettori pià omogenei al centrodestra che al centrosinistra, non si tirerebbe indietro e, con qualche modifica, voterebbe pure il tuo federalismo. È un cucchiaio amaro, ma uno come te sa che è l’unica medicina che può salvare oggi il centrodestra. Dunque non esitare: trangugia». ‘Il fogliò, invece, mette Giulio Tremonti sotto i riflettori. «Se vanno male le elezioni, il capo della Lega è già pronto a un governo di unità nazionale guidato da un premier che non si chiama Silvio Berlusconi», si legge in un editoriale di prima pagina secondo il quale nel Pdl «fa capolino Tremonti nelle vesti del complottista». Secondo lo scenario dipinto dal ‘Foglio’, «una ingovernabilità al Senato porterebbe a una maggioranza sostenuta dalla Lega e allargata al Pd: un equilibrio che incoronerebbe presidente del Consiglio l’attuale ministro dell’Economia».

Ma anche ‘Il secolo d’Italia’ ha una sua versione dei fatti, e in prima pagina oggi si chiede: «Ma il Pdl è ancora in grado di tenere a bada la Lega?». Per il quotidiano diretto da Flavia Perina «il vero braccio di ferro che si svolge dietro le quinte del tanto sbandierato caso Fini è il conflitto tra Lega e il Pdl». Il quotidiano dei finiani parla di «difficoltà con cui il premier gestisce la situazione», di uno «scontro durissimo», di «strategia della tensione leghista» cui fa fronte una «irrisolutezza del Pdl». Per ‘il Secolo’, «la sensazione è che il Carroccio, davanti alla evidente crisi del berlusconismo, abbia deciso di assicurarsi comunque la migliore rendita di posizione possibile». (Pol/Gs/Adnkronos)