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Borgia, Fiamma Tricolore riparte dall’Unità d’Italia

giovedì, settembre 9th, 2010

di SALVATORE GUERRIERI

7-fiamma-tricoloreConclusa  la due giorni del campo “La contea”. Un campo nazionale col quale la segreteria regionale della Fiamma Tricolore ha voluto riprendere l’attività di militanza nel territorio. Una presenza quella del Ms-Fiamma Tricolore che ormai sembra essersi consolidata anche a Borgia con la sezione “P. Muriniti”.

Unmeritoche senz’altrodeveessere riconosciuto a “questi pochi ma di qualità camerati”, come evidenziato dal giovane segretario della sezione borgese Lorenzo Scarfone e dal segretario regionale Umberto Maggi, che sabato e domenica hanno dato vita ad un evento oltre le aspettative. Argomenti di discussione “La conquista del Sud, 150 anni di contro informazione” sabato e “Continuità Missina – quale futuro per la destra italiana” domenica. A dare il via alla manifestazione sabato il segretario Umberto Maggi, che ha illustrato le finalità del campo e itemi.

«Lastoria -ha esorditoMaggidopo aversalutato gliintervenuti – viene scritta da chi vince leguerre e questa di oggi è una sfida analizzando le ragioni di chi ha perso», cui è seguito il saluto del segretario della sezione di Borgia Scarfone. «La Fiamma – ha poi puntualizzato il segretario provinciale Natale Giamo – vuole parlare alla gente, partendo dalla storia e dalla cultura. Il Sud ha bisogno di rialzare la schiena contro la Lega per affermare una unità imprescindibile». Un Sud vilipeso, con eccellenze in tutto il mondo e che paga anche la politica scellerata del dopoguerra, ha a sua volta manifestato il presidente del Comitato centrale Rocco Tauro. Il segretario regionaledella Basilicata,Vincenzo Mancusi, è entrato nel vivo del tema soffermandosi e distribuendo un opuscolo su “Crocco e Nico Nanco storia del brigantaggio in Basilicata”. A relazionare su “La conquista del Sud” lo storico Ulderico Nisticò.

«Camerati – ha esordito Nisticò – il vero problema è la zona grigia» e «il problema dell’Unità è un problema politico», iniziato come conquista, ha proseguito Nisticò citando il Vico, e l’Unità che ci è stata presentata è quella dei liberatori, disquisendo via via sulle ragioni storiche e sulla realtà dello stato borbonico prima dell’Unità. Anchela seconda giornata è stata caratterizzata da interventi molto significativi e da un entusiasmo propositivo alimentato dalla conclusione del torneo di calcio, vinto dalla squadra della sezione di Borgia, e “bagnata” da un nubifragio inatteso. Ad introdurre ancora Umberto Maggi,chedopo unabreveriflessione sulla qualità dei partecipanti, ha riferito sui saluti inviati dal senatore Renato Meduri, dal presidente della provincia di Catanzaro Wanda Ferro, da Jessica Pillon, segretario nazionale Gioventù nazionale. In un momento così importante della politica italiana si crea un posizionamento a destra, ha proseguito Maggi. Ela Fiamma Tricolore sipone oggi come unica alternativa a destra in Italia. «Noi vogliamo essere dalla parte della gente e fra la gente. La nostra classe dirigente vive col proprio lavoro». «Noi – ha detto l’europarlamentare campano Giuseppe Casaluce – non siamo per il passato».

Laprioritàdella Fiammaè quella, ha dichiarato Natale Giaimo, di strutturarsi su base federalista, che non vuol dire scimmiottare la Lega. Poi l’intervento del presidente della Cicas, Giorgio Ventura, sulla difficoltà di credito delle piccole emedie imprese e del segretario di Reggio Calabria, Peppe Minnella, che ha rilevato come la Fiamma debba riscoprire «la militanza che conta» . (ilquotidiano)

Romagnoli (Fiamma Tricolore): «Non ci interessano i tesori di An. Il nostro patrimonio è quello degli ideali»

giovedì, settembre 9th, 2010

luca_romagnoliSorprende la veemenza di alcune polemiche intorno alla gestione del patrimonio finanziario di AN. Certo e noto “pecunia non olet” ma ancor più certo e’ che il suo accumulo si e concretato con decenni di militanza e donazioni che sono state fatte in nome di una “continuità missina” da assicurare. Continuità, che certo non vuol dire “passatismo”, ma altrettanto non autorizza lo stravolgimento di idee e valori.

Eppure oggi la continuità che si rivendica esplicitamente da “Futuro e Liberta’ ” come da “La Destra”, e’ quella di AN. A noi va bene così. L’unica continuità (seppure aggiornando metodo e merito), che ci interessa e per la quale siamo nati e’ quella missina. Per questo abbiamo sempre sostenuto che il solo patrimonio del MSI cui ambiamo e’ quello ideale. Nessun Tribunale potrà riconoscere alla Fiamma Tricolore la “continuità missina”, ma la storia, dal 1995 ad oggi, e le finalità perseguite, insomma le “linee di vetta”, sono inoppugnabilmente dalla nostra parte.

On. Luca Romagnoli

Segretario Nazionale Movimento Sociale Fiamma Tricolore

Fiamma Tricolore Campania scrive a Romagnoli: più grinta al Partito!

mercoledì, settembre 8th, 2010
ROMAGNOLI

ROMAGNOLI

Egregio segretario,

forse è proprio giunto il momento di battere i pugni sul tavolo e far sentire la nostra voce nella nostra interezza, con tutta la nostra forza ed il nostro orgoglio di essere i continuatori di qual grande partito che fu il Movimento Sociale Italiano. Proprio questa mattina, sfogliando i giornali più del solito, con il famelico intento di leggere i commenti di questo tanto atteso intervento dell’on. Gianfranco Fini dopo questo “caldo” e lungo silenzio estivo, con stupore ho letto che quasi tutti il vecchio MSI era presente alla coorte del “generale”.

Ritengo che adesso, più che mai, sia giunto il momento di dire basta a tutte queste affermazioni da parte della stampa ed a quant’altro di simile che si dimostrano ( per volontà o per ignoranza ) completamente ciechi su come stanno le cose. Ma è così antipatico dover riconoscere che in quell’oramai lontano 1995 ci fu un gruppo di autentici missini che non accettarono il cambiamento del partito che proprio l’on. Gianfranco Fini ( insieme ad Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Gianni Alemanno, Francesco Storace ed altri ancora ) cercò di distruggere fondando Alleanza Nazionale ( abiurando il fascismo, la RSI ed il MSI ), continuando quel viaggio illuminato dalla Fiamma Tricolore forte di quei valori della vera Destra che furono di Giorgio Almirante e di tanti altrim di simile calibro politico e culturale.

Ma se si volesse entrare in questo argomento, cioè quello che noi abbiamo avuto il coraggio di fare nel 1995 ( conservando tutti quei valori missini pur guardando il nostro cammino in avanti, all’insegna del tempo in cui viviamo ), non basterebbe un solo mese per potere dare libero sfogo al nostro parlare. No, mio caro segretario ed amico Luca, non ce la faccio proprio a leggere il lungo intervento dell’on. Fini di domenica scorsa sostenuto a Mirabello, laddove non ha affatto parlato dei suoi problemi seri che lo stanno investendo in queste settimane, facendo una piccola virata all’indietro ( o per meglio dire, verso Destra ) rispolverando i Valori, le Tradizioni, l’indimenticabile Giorgio Almirante e così via dicendo ).

A questo punto penso che sia dovere di ogni singolo militante di questo partito, alzare con la testa il petto con il cuore gonfio di orgoglio e dire a tutti che sotto questa cenere puzzolente e ripugnante in cui versa oggi la politica c’è ancor quella brace del Movimento Sociale Italiano che arde da sempre, che non si è mai spenta. Si chiama: Movimento Sociale Fiamma Tricolore – Destra Sociale.

Adesso è giunto il momento, più che mai, di andare ad occupare quegli spazi di opinione su tutto il territorio nazionale che fino ad oggi, per una ragione o per un’altra, ci hanno negato come se stessimo vivendo ancora gli anni del Dopoguerra o i cosiddetti Anni di Piombo. E bisogna farlo dalla base, senza divisioni interne e senza personalismi, essendo unito da un solo Ideale missini che ci debba tenere ben saldi nella nostra Fede e nel nostro Orgoglio.

Con questa “lettera aperta” che ho avuto l’ardire di indirizzare a te, mio caro Luca, vorrei che fosse letta e fatta proprio da ognuno di noi militanti al fine di poter nuovamente avere la forza di poter iniziare una nuova battaglia, ma con il vero spirito missino. Chiedo scusa a tutti per la forma di questa lettera che di politico o di filosofico non ha proprio o quasi nulla, ma è solo la forza dei miei sentimenti ( sono convinto che sono quelli del 99,9% dei nostri militanti ) che mi ha spinto a farlo. Mio segretario Luca, mio amico Luca, personalmente sono pronto a vivere questa nuovo appuntamento del prossimo incontro del Comitato Centrale con l’intento di discutere proprio su questi argomenti, e mai come oggi sento in me la forza e la responsabilità di “DOVERE” affrontare la prossima campagna elettorale allo stremo delle miei energie per difendere i colori della nostra Fiamma, per difendere gli ideali missini.

Cameratescamente, Antonio Migliozzi ( coordinatore regionale Campania )

Fiamma Tricolore s’interroga: il Governo Badoglio fu legittimo?

mercoledì, settembre 8th, 2010

di Filippo Giannini

badoglioPoco tempo fa un giovane mi chiese come mai a distanza di tanti decenni l’argomento Benito Mussolini sia ancora tanto atteso e attuale. Io risposi che quando la Storia è falsata o disconosciuta, questa automaticamente si vendica, facendo diventare presenti avvenimenti ormai, apparentemente obsoleti. È la Verità che bussa, sovente alla porta. Qualche volta essa riesce anche ad aprirla.

Dopo questa brevissima premessa, mi si potrebbe obiettare: perché indagare sul fatto della legittimità del Governo Badoglio, avvenuto quasi settant’anni fa? Perché, rispondo, quel fatto è il basamento sul quale è stato costruito l’attuale sistema nel quale viviamo ed esplorarlo può fornirci una risposta su tante considerazioni. Risposte sempre amare.

 

L’argomento sulla legittimità del Governo Badoglio fu da me trattato in altre occasioni. Ma desidero riproporlo per tre motivi, il primo perché ho ricevuto un Comunicato Stampa da parte dell’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione, Associazione dalla quale, pur prendendo le dovute distanze per le finalità alle quali era soggetta, tuttavia debbo riconoscere  che erano soldati, che indossavano una divisa, quindi erano legittimi combattenti, al contrario dei loro cugini, i partigiani; il secondo perché, quale studioso di storia, considero il Governo Badoglio il seme  di quelli che seguirono, e questo sino ai governi di oggi, e da questo studio cercare di comprendere i motivi di tanta differenza nell’amministrare la cosa pubblica ; il terzo: data l’importanza storica della materia, l’impegno che avevo preso di trattare questo tema, a chiusura di un mio precedente articolo.

Ciò premesso, e prima di entrare in argomento, è bene chiedersi  se il Governo di Mussolini nel Ventennio fu un Governo legittimo.

Riconosco di non essere un esperto in materia di leggi, quindi mi avvarrò delle opinioni di personaggi che della materia sono autorevoli competenti.

Una corretta analisi di come il Fascismo salì al potere, la si trova nella relazione di Vincenzo Arangio Ruiz, Ministro di Grazia e Giustizia nel secondo Governo Badoglio, relazione presentata nella seduta del Consiglio dei Ministri del 4 maggio 1944 (quindi in piena campagna epurativa) nel tentativo, sostenuto anche da Benedetto Croce, di opporsi alla mostruosità giuridica delle leggi penali retroattive, concepite dal suo predecessore, l’avvocato Ettore Casati, primo Presidente della Corte di Cassazione. Con la sua consueta chiarezza del pensiero giuridico, Arangio Ruiz osserva: <La marcia su Roma, se pure di vera ed efficiente marcia militare si può parlare, si concluse con l’incarico conferito da Sua Maestà il Re al signor Mussolini di costituire un nuovo Governo: e questo Governo fu legalmente costituito, si presentò in Parlamento, ne ebbe il suffragio, ottenne i pieni poteri e, secondo la volontà del capo, subì nel Ventennio innumerevoli trasformazioni, governando sempre secondo norme di formale legalità e con il sussidio e l’apparente controllo di quegli organi che leggi dello Stato, formalmente corrette, designavano allo scopo. In queste circostanze, se il giudizio politico non può non sboccare nei riguardi del Governo fascista in una decisa e severa condanna non si può affermare che esso non sia stato un Governo di diritto, a meno di voler dare a questa parola diritto, un significato giusnaturalistico> (Aldo Pezzana, Gli uomini del Re).

 

Possiamo sostenere la stessa validità  giuridica per il Governo Badoglio? Possiamo sostenere che un Governo nato da un “Colpo di Stato” possa godere di piena legittimità? Vediamo i titoli di regolarità e legittimità. 4 marzo 1818, Carlo Alberto promulgava lo Statuto. Da quella data sino al 25 luglio 1943 la Costituzione italiana si era andata lentamente modificando: per quasi un secolo le leggi venivano tutte regolarmente approvate dal Parlamento e sanzionate dal Re. Esattamente come lo Statuto albertino prevedeva. Fra le varie leggi che più ci interessano citiamo le seguenti: quella del 24 novembre 1922, con la quale Mussolini ottenne dalla Camera, a larghissima maggioranza, i pieni poteri – nonostante che i deputati fascisti fossero solo 35 – ; la così detta legge Acerbo, n° 1933 del 2 settembre 1928; le leggi che istituivano nuovi organi istituzionali, quali il Gran Consiglio del Fascismo, il Consiglio Nazionali delle Corporazioni, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che sostituiva la vecchia Camera dei Deputati. Tutte leggi regolarmente approvate dal Parlamento e convalidate dal Sovrano. Il 25 luglio 1943 fu posto in atto un vero colpo di Stato. Esiste in materia una così ampia letteratura che non è possibile proporla completamente ma, per chiarezza riesaminiamo le argomentazioni più probanti.

Il 24 luglio 1943 si riunì il Gran Consiglio del Fascismo. Il giorno seguente il Re fece arrestare il suo Primo Ministro a Villa Savoia. Alle 22,45 la radio trasmise il comunicato: <Sua Maestà il Re e Imperatore (!) ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, Sua Eccellenza Cavalier Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio>.

Le prime domande:

a) Mussolini si presentò al Sovrano con l’intento di rassegnare le dimissioni?

b) La nomina di Badoglio a Capo del Governo seguì le norme costituzionali allora vigenti?

c) La legge del 1925 (approvata dal Parlamento e ratificata dal Re), in forza della quale Mussolini restava in carica sino a che avesse goduto della fiducia del Re (anziché del Parlamento), giustifica l’atto del 25 luglio?

Vediamo di analizzare le domande e arrivare a delle conclusioni:

La prima (a): da Storia della Repubblica di Salò di Deakin, pag 451 e seguenti: <Alle sette mi alzai> scrisse più tardi Mussolini <alle otto ero a Palazzo Venezia. Regolarmente da ventun anni, cominciò la mia giornata lavorativa; l’ultima! Fra la posta non vi era niente di grande importanza, a parte una domanda di grazia per due partigiani dalmati condannati a morte. Telegrafai in senso favorevole al governatore (…). Scorza (presentatosi a mezzogiorno, nda) cominciò raccontando la discussione avvenuta nell’ufficio del duce (così nel testo, nda) dopo la fine della seduta del Gran Consiglio: sottolineò che non v’era dubbio sulla non validità del voto; dato che si trattava di un organo puramente consultivo (…). (Mussolini) incaricò il suo Segretario De Cesare di domandare un’udienza a Villa Savoia “o altrove” per il pomeriggio stesso, alle cinque, aggiungendo che sarebbe intervenuto come al solito in borghese. L’appuntamento fu confermato telefonicamente da Puntoni (aiutante di campo del Re, nda). Poteva quasi sembrare una visita normale (…). A mezzogiorno il duce ricevette un’altra visita, quella del nuovo ambasciatore giapponese Hidaka, giunto a Roma alla fine di giugno. Bastianini, che era presente, stese il verbale del colloquio (…). Hidaka commentò poi con il suo collega tedesco: “Il Duce gli aveva fatto un quadro completo e chiaro nella mezz’ora di conversazione avuta: non gli aveva dato assolutamente l’impressione di un uomo che non fosse sicuro della propria posizione (…)”>.

Anche Duilio Susmel, “I Dieci Mesi terribili”, pagg.356/357, scrive: <(Parla Mussolini con Scorza). Fra mezz’ora sarò dal Sovrano. L’udienza sarà forse un po’ più lunga del consueto. Calcolo di essere libero fra le diciotto e le diciotto e trenta. Vi chiamerò subito. Il Maresciallo Graziani è a Roma o fuori? “È in città, Duce”. Desidere vedere oggi stesso il Maresciallo Graziani. Verrete a Palazzo Venezia con lui (…)>.

Da questa testimonianza risulta evidente che Mussolini non avesse alcun intenzione di rassegnare le dimissioni, viste le disposizioni che aveva appena impartite. Il Re fece catturare il Primo Ministro sulla soglia della Villa, mentre usciva da una udienza, violando palesemente, oltre l’elementare dovere di ospitalità, lo Statuto stesso che, nell’articolo 45 sanciva che nessun deputato in carica (e quindi, a maggior ragione, neanche il Capo del Governo) poteva essere arrestato fuori del caso di flagrante delitto, senza previo consenso delle Camere. Questa non fu che la prima di una lunga serie  di violazioni – non meno gravi, come avremo modo di riportare – commesse da Vittorio Emanuele III, che pur era sempre stato molto osservante delle formalità e dello Statuto.

La seconda (b): Il Re nominò Badoglio Capo del Governo seguendo le norme costituzionali vigenti? È accettato da costituzionalisti e personalità di legge, che il Re si assunse la responsabilità di compiere un colpo di Stato, frutto di una congiura di palazzo. È noto che nelle precedenti sedute del Gran Consiglio mai si giunse a votazione sui vari argomenti esaminati. Nella seduta della notte fra il 24 e il 25 luglio dai congiurati fu pretesa la votazione sui diversi Ordini del Giorno. È noto, altresì, che quello presentato da Dino Grandi ottenne la maggioranza. Cosa era e cosa regolamentava il Gran Consiglio del Fascismo, organo che aveva posto in minoranza il Duce?

La legge 9 dicembre 1928, n° 2693, Ordinamento e attribuzioni del Gran Consiglio del fascismo, l’articolo 13 attestava: <Il Gran Consiglio, su proposta del Capo del Governo, forma e tiene aggiornata la lista dei nomi da presentare alla Corona in caso di vacanza, per la nomina del Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato>.

Anche se non si faceva obbligo al Re di attenersi alla lista presentata dal Gran Consiglio, tuttavia la legge imponeva al Sovrano l’obbligo di esigerla e consultarla prima di procedere alla designazione del successore.

Il Re venne meno anche a questo dovere costituzionale. Quindi si verificò che, se da una parte il Sovrano si era servito, come risolutiva, di una votazione del Gran Consiglio (che, ripetiamo, era un Organo consultivo senza alcun potere deliberante) e se ne avvalse per esautorare dalle sue funzioni il proprio Primo Ministro, dall’altra parte non si rivolse al Gran Consiglio per ricevere la lista come invece la legge imponeva.

Attilio Tamaro in Due Anni di Storia (1943-1945) 1° Volume, pag. 44, scrive: <Primariamente perché in linea teorica la tesi che il Gran Consiglio avesse funzioni assolutamente consultive era esatta, conforme alle leggi del 1928 e del 1929. Secondo, perché egli (il Re, nda) diede i pieni poteri a Badoglio e la Corona, giusta la vecchia e la nuova Costituzione, non poteva conferirli, essendo quelli prerogative delle Camere. Terzo, perché chiamava al governo un gruppo di persone che nulla rappresentavano nel Paese>. Tamaro così continua: <(…). Il Re avrebbe dovuto ricordare la legge che faceva di quello un supremo organo consulente della Corona stessa nella formazione del governo. Il che rimase completamente obliato e il voto granconsigliare venne sfruttato solo come apparente giustificazione per l’esecuzione di una congiura che si sarebbe realizzata anche senza di esso e in forma più violenta e forse sanguinosa>. Quindi sin qui risulterebbe che il Sovrano avrebbe agito contra jus, determinando, senza dubbio, l’operazione del colpo di Stato. Dello stesso parere sono i seguenti luminari del Diritto: Primo Augenti, Giorgio Mastino del Rio. Francesco Carnelutti. Ivanoe Bonomi, ex Presidente del Consiglio del Re, primo capo del Cln, da studioso e da giurista, definisce quanto avvenuto il 25 luglio 1943 (ricordiamo che lui stesso fu attivo artefice), un colpo di Stato. Infatti nel suo Diario afferma: <Il colpo di stato del 25 luglio 1943 fu il prodotto di una lunga incubazione (…). Il Re si decise a fare il colpo di Stato per pubblica richiesta del Gran Consiglio fascista, d’accordo con i capi ribelli del fascismo>.

Ancora: è stabilito che nessuna legge o decreto ha validità se non viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Ebbene, su nessuna Gazzetta Ufficiale risultano né il decreto di revoca a Benito Mussolini, né quello di nomina a Primo Ministro di Pietro Badoglio; né appare alcun elenco di Ministri come, invece, il Regio Decreto 26 luglio 1943 aveva indicato.

Interessante quanto riporta StoriaVerità n° 7, pag. 6 a firma di Elio Lodolini: <Comunque il colpo di Stato del 25 luglio avrebbe una certa sua legittimazione politica se non giuridica, se coloro che lo compirono avessero avuto il coraggio di dichiarare che essi agivano contro la Costituzione italiana. L’illegittimità del Governo è rafforzata proprio dall’essersi esso voluto qualificare governo legittimo, con tutte le conseguenze derivanti da quella qualifica: la frattura della Costituzione diventa necessaria e quindi legittima quando si ammette necessario e legittimo il colpo di Stato. Parlare di legittimità di un colpo di Stato è forse azzardato; ma perlomeno l’ordinamento costituzionale di fatto, instaurato con un atto rivoluzionario, antigiuridico, ammette una successiva legittimazione; mentre nel caso in esame, l’essersi dichiarato legittimo, da un lato non ha conferito certamente legittimità al governo Badoglio, costretto a violare nuovamente, nel corso della propria esistenza, più volte la Costituzione che si fingeva di rispettare (…)>.

Con Regio Decreto n° 705 del 2 agosto 1943 fu soppressa la Camera e, di conseguenza, fu resa nulla anche l’attività del Senato. Con R.D. n° 706 fu soppresso il Gran Consiglio del Fascismo e con R.D. n° 721 del 9 agosto furono soppressi il Consiglio Nazionale delle Corporazioni, il Comitato Corporativo Centrale e le Corporazioni. Con ciò fu resa vana la possibilità di una pur possibile tardiva regolarizzazione dei Decreti stabiliti dal 25 luglio a questa data, tanto più che, come prevedeva l’articolo 9 dello Statuto del Re, dichiarando conclusa la XXX Legislatura e sciolte le Camere, si sarebbe dovuto provvedere entro quattro mesi alla elezione di una nuova Camera dei deputati. Essendo venuto a mancare anche questo provvedimento, viene a rafforzarsi la tesi del colpo di Stato e, di conseguenza, l’illegittimità del governo Badoglio.

Per aumentare ancor più la confusione e rendere ogni Decreto, se non risibile, almeno inefficiente, i R.D. Legge, sopra indicati, risultano: a) illegittimi. Infatti essendo leggi costituzionali, per apportarvi qualsiasi variante era necessario l’intervento della Camera, del Senato e del Gran Consiglio; b) nei suddetti Decreti legge, incluso quello riguardante la soppressione della Camera, era esplicitamente indicato: <Il presente Decreto, che entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno (5 agosto 1943), sarà presentato alle Assemblee legislative per la conversione in Legge>. Ma quali Assemblee, se queste, proprio per Decreto erano state sciolte? c) Il Re si avvalse della legge del 1925 per ritirare la propria fiducia al capo del Governo. Ma vennero a mancare tutte le procedure costituzionali necessarie, come è stato ampiamente dimostrato nei punti a) e b). In altre parole, anche accettando le attribuzioni che la legge del 1925 conferiva al Sovrano, questa legge non lo dispensava dall’eseguire tutti gli atti indispensabili per rendere il passaggio dei poteri legittimamente e costituzionalmente valido.

E per concludere: da nessun documento si evince, in forma ufficiale, la revoca della fiducia al capo del Governo allora legittimamente in carica.

Da quanto sopra risulta chiara la confusione esistente nei principi e nelle enunciazioni. Infatti per attenersi alla Costituzione il Sovrano avrebbe dovuto convocare, non sciogliere le Camere dei Fasci e delle Corporazioni e il Senato; ma, essendo i componenti di questi, per la maggior parte nominati dal Fascismo, ben difficilmente avrebbero assecondato il disegno del colpo di Stato, o comunque il varo di leggi tendenti alla demolizione dello Stato fascista.

Tutto ciò, con le sue illegalità, menzogne, illegittimità, fu il prologo necessario per affondare la Nazione nella più vergognosa operazione che la storia ricordi: era il prologo necessario per la resa senza condizioni come sarà annunciata l’8 settembre 1943.

Ma questo è un altro discorso. E allora, o italiani, da tutto ciò cosa vi sareste aspettati…?

Civitavecchia, Pedrini (Fiamma Tricolore): stabilizziamo la nostra marina

mercoledì, settembre 8th, 2010

7-fiamma-tricoloreNel passeggiare lungo la marina cittadina mi sono soffermato ad osservare ,come mi capita spesso, lo stato di avanzamento dei lavori relativi alla riqualificazione infrastrutturale dell’area.

Mi sono tornate alla mente,in chiave “critica”,  le immagini di una località, ubicata sulla costa adriatica, in cui la passeggiata a mare era stata strutturata su una serie di “stabilimenti balneari”, intervallati da tratti di spiaggia libera: l’insieme dava un’idea di ordine e di fruibilità, un “look” veramente piacevole per l’osservatore.

 A circa 100 metri dalla battigia una barriera frangiflutti difendeva la spiaggia dall’erosione del mare: proprio come nel progetto “Fuksas”!.

Oggi la nostra marina ricorda un po’ il  porto di Okinawa subito dopo la battaglia omonima: resti di lavori  abbandonati un po’ ovunque , una riva erosa dal mare ed un aspetto di   totale abbandono … uno spettacolo veramente desolante!.

Sig. Moscherini perché invece di abbandonarsi a progetti faraonici non proviamo a considerare la possibilità di realizzare nell’area della nostra marina uno o più  stabilimenti balneari da  dare in concessione, dopo regolare gara d’appalto sia ben chiaro, a privati imprenditori?

Potrebbe essere la chiave di volta per razionalizzare  e mantenere in ordine il litorale cittadino senza che il “delegato al mare” si debba inventare, un giorno, “l’adozione di un pezzo di marina”da parte dei contribuenti.

Con tale soluzione si andrebbe incontro ad una reale necessità della cittadinanza che avrebbe l’immediata possibilità di fruire del mare appena inizia la stagione, anche durante le pause di lavoro, senza doversi proiettare sul litorale a sud o a nord di Civitavecchia.

 Peraltro, la creazione di strutture stabili di tal genere, oltre a costituire un’opportunità di lavoro, consentirebbe, con i dovuti accorgimenti strutturali, di sfruttare il litorale anche d’inverno, come punto di ritrovo per i giovani che,oggi, sono costretti a parcheggiarsi,  nei locali del lungomare, seduti su una sedia a farsi “spennare”: si potrebbe prevedere la creazione, nell’ambito di tale progetto, di una discoteca ,ovvero di un punto di aggregazione per i più giovani, oggi, inesistente nell’ambito cittadino.

Non so, può darsi che, in una rara visione lungimirante, Ella abbia previsto un qualcosa del genere ma non se ne sa nulla in giro, anche se tale idea sembra essere gradita ai Civitavecchiesi, almeno dalle voci che si raccolgono passeggiando proprio alla marina. Solo una cosa Le raccomando ,ove tale ipotesi dovesse tradursi in realtà, per favore non creiamo un altro “affaire” modello ASL: sarebbe veramente deprimente…..non è d’accordo?

 Facciamo tutto all’insegna della trasparenza e ben lontano da una “location” di tipo “nepotistico o clientelare”…penso che in tal senso sia d’accordo anche il “delegato al mare”.     

Il Segretario Federale

Gabriele Pedrini

Fiamma Tricolore, a Pavullo il congresso cittadino

mercoledì, settembre 8th, 2010
7-fiamma-tricoloreDopo quasi sei mesi che è nata, la sezione della Fiamma Tricolore di Pavullo nel Frignano si è finalmente riunita e ha tenuto il Congresso Cittadino.
Un congresso interessante, ricco di proposte e idee che saranno senz’altro l’ancora di salvezza della nostra città.
Il congresso, tenutosi il 4 Settembre, è stato la base delle azioni future nell’hinterland Pavullese e soprattutto ha delineato la strada da seguire in vista delle elezioni comunali.
Il mio mandato da Commissario del Movimento è scaduto il giorno del Congresso, ma i militanti mi hanno riconfermato la fiducia e votato all’unanimità come Segretario cittadino.
Dopo la votazione del Segretario si è proceduto con l’assegnazione degli incarichi.
Mirco Bellei è stato nominato Vice Segretario, Giuseppe Savoca addetto al tesseramento, Andrea Salvatori addetto alla sezione disciplinare e Marco Venturelli addetto alla propaganda.
La scelta, condivisa da tutti, in vista delle prossime elezioni comunali (che si terranno in Maggio) è stata quella di presentare una lista autonoma, con nome e simbolo del Partito, in coalizione col centro destra in modo da abbattere anche nella rossa Pavullo il comunismo e la sinistra tutta.
E’ tempo infatti che a Pavullo torni a esserci Destra, che è sinonimo di civiltà, giustizia e diritti.
Io e la Fiamma Tricolore di Pavullo nel Frignano, ci faremo garanti di tutto ciò.
Stefano Marco Garzya
Segretario del Movimento Sociale – Fiamma Tricolore di Pavullo e del Frignano.

Civitavecchia, Pedrini (Fiamma Tricolore): «A ognuno il suo»

martedì, settembre 7th, 2010

7-fiamma-tricoloreNel riflettere su tutto ciò che recentemente le testate locali hanno pubblicato sul problema connesso  con la Centrale ENEL, e tanto sulle iniziative quanto sulle dichiarazioni di alcuni personaggi politici in merito, mi sale alle labbra un amaro sorriso: dalle pieghe del decennio che si sta concludendo ed  ha visto sorgere  tale manufatto, degno per la filosofia tecnologica adottata, di una “location” da  Jurassik Park, emergono nomi non nuovi nell’attuale, deprimente ed amorfo panorama politico locale.

Qualcuno ha mutato,in nome della poltrona, il proprio schieramento politico, qualcun altro non avendo dove andare é rimasto dove stava sperando di nascondersi nelle nebbie degli anni trascorsi dall’approvazione del progetto di riconversione a carbone della centrale,qualcuno ha dovuto abbandonare per sempre questa dimensione diretto verso i Campi Elisi, qualcun altro ancora ha dovuto abbandonare il campo per cause di forza maggiore.

Storie di piccoli uomini e di grandi scempi sociali ed ambientali di cui rendono conto i recenti rapporti di  Greenpeace e della Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente-Alto Lazio.

Io, purtroppo, non sono disposto a dimenticare coloro che hanno giocato, non ho mai capito in nome di chi e di che cosa, con la mia pelle e con quella di tutti i contribuenti.

I nomi di questi benefattori  li ricordo tutti, con il loro schieramento politico dell’epoca: De Sio Alessio(F.I),Berardozzi Giusppe (DS), Cecchi Anita(AN), Coleine Manrico(DS), Cosimi Mauro(PRC), De Paolis Sandro(DS),Di Marco Luigi(FI), Giganti Simone(DS),  Grassi Franco(DS),  La Camera Claudio(AN), Magliani Flavio(DS), Marsili Graziano(nuovo PSI), Passerini Roberto(AN), Petrelli Vittorio(Lista “Per Civitavecchia”), Ranieri Mauro(FI), Roscioni Leonardo(FI), Solinas Renato(FI), Vitali Dimitri( AN), Zappacosta Enrico(AN).

Si evince dalla lista che i personaggi che votarono per la riconversione a carbone furono  10  per la maggioranza ed 8 per la minoranza:  un bel colpo per l’ENEL che fece un “en pleine” ed un pessimo affare per la città!

 Molti di questi nomi girano ancora oggi sulla stampa che riporta, sempre a caratteri cubitali, i loro interventi tutti tesi a garantire( bontà loro) ai contribuenti, “ora” come “allora”, una sana, corretta ed equa gestione della “res publica”(sic!): “vieni avanti cretino !” avrebbe detto oggi il fratello intelligente della coppia d’avanspettacolo dei fratelli  De Rege .

Allora, per non consegnare anche questo capitolo della storia cittadina ai “Gendarmi della Memoria”, rivolgo un duplice appello:  il  primo a  tutti i contribuenti affinché versino 1 euro, presso la Tesoreria Comunale, per la realizzazione di una Targa commemorativa con i nomi di tutti coloro che approvarono il progetto, targa da apporre su apposita stele in Piazza del Pincio.

Il secondo al Signor Moscherini affinché denomini  una strada della città “ Via dei Nuovi Carbonari Civitavecchiesi della Vendita ENEL”:  che resti, in tal modo,  eterna, imperitura ed indelebile memoria di quanti, con il loro sacrificio politico e  disinteressatamente sia chiaro, contribuirono allo sviluppo economico della città ed al benessere dei cittadini.

Sig. De Sio ,nell’ottica di un corretto “unicuique suum” ovvero di un  “a ciascuno il suo”, ho voluto fare l’appello di quanti con Lei concorsero, in forma disinteressata, lo sottolineo, a rendere più vivibile l’ambiente  ed a salvaguardare la salute dei cittadini.

 

 

                                                        Il Segretario Federale

                                                          Gabriele Pedrini

Avigliano, Luca Romagnoli ieri sera in piazza

lunedì, settembre 6th, 2010

stor_5648700_16570Dalla «necessità di eleggere un’assemblea costituente che ridisegni l’idea di stato e dia una legge proporzionale pura e senza sbarramenti, non essendo il bipolarismo nella nostra cultura politica», alla diatriba tra Berlusconi e Fini, cui dà torto a «chi è stato sleale nei confronti degli elettori», dalla possibilità di ricorrere a breve a nuove elezioni viste come improbabili in quanto «l’unico che forse le vuole è Bossi» e i cui risultati potrebbero portare «nuove instabilità se non si rivede prima la legge elettorale» sino al processo breve a alla riforma della giustizia, «indispensabile ma attraverso un disegno organico», Luca Romagnoli, segretario nazionale della Fiamma Tricolore ha snocciolato ad Avigliano temi di stretta attualità politica.

Numerosi gli esponenti del movimento «non di estrema destra ma di una destra effervescente», come ha definito il partito il segretario regionale Vincenzo Mancusi, presenti al pubblico dibattito su “25 anni di storia politica ed economica ad Avigliano, 300 mesi di vita economica e politica in Basilicata”, cui sono intervenuti per il Pdl anche Vincenzo Pagliuca e Gianni Rosa.

La visita di Romagnoli è stata condita da una polemica in seguito all’affissione nella cittadina di volantini riportanti una frase da lui pronunciata nel 2006 durante un’intervista di Corrado FormigliperSky Tg24: «se lecamere a gassono mai esistite? Fran   camente non ho nessun mezzo per poter affermare o negare», seguita da un’af – fermazione di Primo Levi: «tutti quelli che dimenticano il passato sono condannati a riviverlo», con chiosa “Avigliano antifascista”. «Nella politica – ha risposto Romagnoli commentando l’episodio – contano i fatti e l’onestà personale, il confronto sulle proposte serie e sui problemi del paese, non essere contro e anti qualcuno e qualcosa, come il comunismo e il fascismo,   che non ci sono neppure più».

A Frosinone si pensa ad una lista comune “Fiamma Tricolore” – “La Destra”

domenica, settembre 5th, 2010

logodestra3_okbassa[1]FROSINONE – “La Federazione provinciale Fiamma Tricolore – si legge nella nota – dimostra grande interesse alla proposta politica di una lista Unitaria insieme a La Destra per le future Amministrative di Frosinone ed eventualmente anche per gli altri grandi e piccoli centri della provincia. Una lista di destra Sociale composta da La Destra e dalla Fiamma Tricolore – Destra Sociale porterà in questa Provincia quelle istanze progettuali che da sempre sono il nostro biglietto da visita politico, fatto di proposte concrete e di Coerenza, quella che molto spesso viene a mancare alla Classe politica Ciociara .

Sono i nostri Militanti, gli elettori di entrambi i Movimenti a chiederci questa Lista Unitaria a destra del Pdl, le forze della Destra Sociale devono essere unite in progettualità e dovranno procedere sempre unite , ben oltre a questo accordo elettorale , specialmente adesso con quello che stà avvenendo all’interno della compagine di Governo, divisioni che faranno brecce e crepe a livello Nazionale e sicuramente anche in questa Provincia. Vedremo se le migliaia di uomini e donne dichiaratamente di destra, come amano da sempre definirsi, seguiranno questo progetto politico molto chiaro e moderno , a difesa dei cittadini Ciociari .

Nella prossima Riunione Provinciale di questo Movimento, che si svolgerà prossimamente, questa proposta sarà il punto primario dell’incontro ……ma per la chiarezza che da sempre ci contraddistingue possiamo già affermare che gode dell’ approvazione della totalità dei Dirigenti , da sempre attenti alle richieste dettate dai nostri Militanti .  (ultimissime.net)

Tersigni (Fiamma Tricolore): «Emergenza nomadi. Interveniamo subito»

sabato, settembre 4th, 2010
TERSIGNI

TERSIGNI

Nicolas Sarkozy dichiara guerra ai rom. È stanco dei furti, della delinquenza,  del loro voler rifiutare l’integrazione.
Il segretario di Stato agli Affari europei, Pierre Lellouche, ha invitato l’ Europa ad affrontare al più presto quello che ha definito «il problema reale di  nomadi e rom» e che «non si può ricorrere alla nozione di non discriminazione  per lasciar correre cose inaccettabili in materia di delinquenza». E ancora:  «Nel sistema comunitario ci sono molti soldi per aiutare l’integrazione, ma la  mobilitazione è insufficiente. A parte le parole, non accade nulla.

Non è più  possibile andare avanti così». Secondo Lellouche, «i rom non cercano di integrarsi» e ha denunciato tratte di  minori, prostituzione, accattonaggio, che sarebbero in aumento in Francia:  «Bisogna finirla. La libera circolazione non può essere un alibi per questi  traffici». Dunque, «se l’Europa non vuole farsi cogliere impreparata da  reazioni negative dell’opinione pubblica, dobbiamo agire tutti insieme».

Approvo totalmente la linea del Presidente francese e le motivazioni che hanno  suscitato tale reazione. Il problema consiste negli effeti che l’offensiva francese ha prodotto per  l’Italia. Già davanti i campi nomadi sparsi sulla Nostra Penisola si possono  osservare numerose le macchine con targa francese. E’ facilmente deducibile che la mossa francese porterà ad accrescere la  popolazione nomade in Italia e questo significa in generale un aumento del  crimine.
Verso gli zingari ovvero : coloro che sono soliti amputare arti ai figli alla  nascita per permettergli di chiedere un domani l’elemosina facendo leva sulla  compassione di chi li guarda, coloro che rapiscono bambini per rivenderli a  chi non li può avere, coloro che fanno dell’arte del furto la maggior rendita  mensile e coloro che iniziano in tenera età le figlie alla vita notturna su di  un marciapiede, la tolleranza deve essere zero e le misure da adottare rigide.
Le consuetudini di vita dei rom, prima citate, non sono stereotipi ma fatti a  cui ci hanno abituato le pagine più scure della cronaca. Dobbiamo seguie l’esempio francese e ridurre in maniera drastica la minaccia  che oggi più che mai è rappresentata dalla popolazione rom per la nostra vita  civile.

Tersigni Stefano - Fiamma Tricolore