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Forza Nuova sull’intimidazione al figlio di Massimo Ciancimino

venerdì, agosto 13th, 2010

ITALY-MAFIA-GOUVERNMENTPALERMO- “Distanti anni luce dalle folte schiere dei e dei profittatori del soldo del pentitismo – dichiara Giuseppe Provenzale, coordinatore siciliano di Forza Nuova – invitiamo Massimo Ciancimino a non arrendersi alle gravi intimidazioni che uomini senza onore avrebbero indirizzato al figlio di 5 anni, tramite una missiva minatoria, e lungi dall’avallare aprioristicamente le sue rivelazioni prima che la magistratura ne abbia appurato la veridicità, ci offriamo volentieri quali “angeli custodi” per la protezione personale dei suoi cari finché riterrà di aver assolto completamente il suo ruolo di collaboratore.

“Siamo persuasi dell’idea che potenti siano da sempre coinvolti pesantemente nelle inquietanti trame, ancora occulte, della triste storia di mafia, sulla quale c’è ancora molto da scrivere. – continua Provenzale – Ne siamo persuasi perché da naturali oppositori di “Cosa Nostra”, quali orgogliosamente siamo, assolvendo alla nostra naturale vocazione di uomini politici, siamo attenti a tutto ciò che avviene nel quadro politico e sociale che ci circonda; e abituati a vedere oltre le cortine fumogene dei depistaggi, delle omissioni e dei segreti inconfessabili, vogliamo che il popolo siciliano sappia quanto c’è ancora da sapere, e che uomini come Ciancimino jr., probabilmente, possono ancora rivelare”.

FORZA NUOVA Palermo

Forza Nuova Palermo: Massimo Ciancimino non si arrenda alle intimidazioni

mercoledì, agosto 11th, 2010

logo_forzanuovaPalermo, 10 ago. - “Distanti anni luce dalle folte schiere dei ‘professionisti dell’antimafia’ e dei profittatori del soldo del pentitismo, invitiamo Massimo Ciancimino a non arrendersi alle gravi intimidazioni che uomini senza onore avrebbero indirizzato al figlio di 5 anni, tramite una missiva minatoria, e lungi dall’avallare aprioristicamente le sue rivelazioni prima che la magistratura ne abbia appurato la veridicita’, ci offriamo volentieri quali ‘angeli custodi’ per la protezione personale dei suoi cari finche’ riterra’ di aver assolto completamente il suo ruolo di collaboratore”. Lo dichiara Giuseppe Provenzale, coordinatore siciliano di Forza Nuova dopo la lettera minatoria indirizzata al figlio di cinque anni di Ciancimino.

”Siamo persuasi dell’idea che potenti ‘pezzi dello Stato’ siano da sempre coinvolti pesantemente nelle inquietanti trame, ancora occulte, della triste storia di mafia, sulla quale c’e’ ancora molto da scrivere – continua Provenzale – Ne siamo persuasi perche’ da naturali oppositori di ‘Cosa Nostra’, quali orgogliosamente siamo, assolvendo alla nostra naturale vocazione di uomini politici, siamo attenti a tutto cio’ che avviene nel quadro politico e sociale che ci circonda; e abituati a vedere oltre le cortine fumogene dei depistaggi, delle omissioni e dei segreti inconfessabili, vogliamo che il popolo siciliano sappia quanto c’e’ ancora da sapere, e che uomini come Ciancimino jr., probabilmente, possono ancora rivelare”. (adnkronos)

MAFIA:LETTERA CON PROIETTILE A FIGLIO MASSIMO CIANCIMINO

lunedì, agosto 9th, 2010

PALERMO, 9 AGO – Una lettera con un proiettile di kalashnikov e minacce nei confronti del figlio di Massimo Ciancimino, Vito Andrea di cinque anni, è stata recapitata questa mattina nell’abitazione palermitana della famiglia Ciancimino. Nella missiva si legge: «Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli. Lei e i suoi complici siete stati avvisati da troppo tempo. Lei e i suoi amici magistrati sarete la causa di tutto». Massimo Ciancimino, che ha definito la vicenda una «vigliaccata», ha annunciato che non risponderà più alle domande dei magistrati e che intende ritirare dal commercio il suo libro «Don Vito». Questa mattina il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito, doveva essere ascoltato dai magistrati della Procura di Palermo che stanno indagando sulla cosiddetta «trattativa» tra Cosa nostra e lo Stato. (ansa)

Ciancimino jr: ”Berlusconi? Per mio padre era la più grossa vittima della mafia”

martedì, maggio 11th, 2010

Roma – ”Mio padre mi disse che, oggi come oggi, la più grossa vittima della mafia era Berlusconi”. Parola di Don Vito Ciancimino secondo quanto riferito dal figlio Massimo che ricorda le parole dell’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e morto nel 2002, in quel di Rebibbia oltre dieci anni fa.

”Sul punto si è fatta molta confusione, io non ho mai cambiato la versione dei fatti – ha detto Ciancimino jr nel corso della presentazione del libro ‘Don Vito’, scritto a quattro mani con il giornalista Francesco La Licata – quel giorno eravamo a Rebibbia, era il 22 luglio 1998 e io feci vedere a papà il giornale che riportava le parole di Bossi secondo cui Berlusconi ‘è mafioso, viene a Milano con i soldi della mafia’. Mio padre difese Berlusconi, e lo fece anche successivamente. Non ho mai detto che Berlusconi è mafioso, ho parlato di soggetti vicini a lui a conoscenza di situazioni antecedenti alla sua discesa in campo tali da indirizzarne le scelte. Ripeto: non ho mai sentito dire a mio padre che Berlusconi conoscesse o frequentasse mafiosi, ha sempre detto che persone si erano accreditate con la forza alla sua corte per deciderne o condizionarne le scelte”.

 

 

Massimo Ciancimino torna poi a parlare del ‘signor Franco’, già indicato quale personaggio legato ai servizi segreti che avrebbe fatto da tramite tra Vito Ciancimino e le istituzioni. ”Io so chi è il cosiddetto ’signor Franco’, l’uomo dei servizi sempre vicino a mio padre – ha affermato – ma è rischioso raccontare cose di cui non si hanno supporti cartace”. Per ora sul ‘signor Franco’ – ha aggiunto – sto lavorando con la magistratura, mi sono state sottoposte delle foto”. (adnkronos/Ign)

Dell’Utri: ”Mi sono scocciato dalle minchiate di Ciancimino jr»

sabato, febbraio 13th, 2010

utri_MarcelloCatania, 13 feb. (Adnkronos) – “Sono scocciato, incazzato ma sereno. Le sue dichiarazioni mi fanno incazzare ma non mi preoccupano perché non c’è nulla, nulla di nulla. Sono minchiate, come si fa a stare a sentire queste cose? Non mi sento neanche di andare dietro a una persona che dice il nulla totale assoluto e se lo inventa. Uno si sveglia al mattino e trova un pazzo che racconta che lei ha fatto la mattina del secolo, ma è una cosa accettabile, possibile in un paese normale?”.

Così Marcello Dell’Utri (nella foto), oggi a Catania per la presentazione di un libro su Bettino Craxi ha risposto ai giornalisti in merito alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino sugli investimenti che avrebbe fatto suo padre, l’ex sindaco di Palermo, Vito, nella realizzazione di ‘Milano 2′.

 

Per il senatore del Pdl si tratta di “un disegno politico e questo più che evidente. L’ho già spiegato e l’ho anche detto che questo personaggio è assistito, allenato, preparato dall’accusa del mio processo. Quindi è tutto chiaro”.

 

Quanto ai suoi presunti rapporti con esponenti di Cosa nostra catanese, Dell’Utri taglia corto: “Non conosco queste persone. Sono pure invenzioni – scandisce il senatore del Pdl – è come se mi parlasse della storia degli egizi”.

Caso Moro, si riaprono le indagini dopo le dichiarazioni di Ciancimino: «La Dc chiese a mio padre di non liberarlo»

venerdì, febbraio 12th, 2010

moro1Palermo, 12 feb.- (Adnkronos) – “Nel 2000 mio padre mi disse che i cugini Salvo e l’onorevole Rosario Nicoletti, ex segretario della Dc siciliana, si erano rivolti a Salvo Lima, dicendo di essere in grado di dare indicazioni sul luogo in cui era tenuto prigioniero Aldo Moro“. E’ uno dei passaggi dell’interrogatorio reso a gennaio scorso da Massimo Ciancimino ai pm di Roma che hanno riaperto l’indagine sul caso Moro.

“In seguito, a mio padre fu chiesto – prosegue Ciancimino junior – di impedire la liberazione dello statista dal segretario della Dc Zaccagnini attraverso Attilio Ruffini. Analoga richiesta gli era giunta da appartenenti a Gladio, nella cui struttura mio padre era inserito, e dai servizi segreti”.

 

Inoltre, sempre il padre avrebbe riferito al figlio Massimo Ciancimino “di avere incontrato Pippo Calo’, che gli disse che era stato interessato per individuare il covo di Moro, attivita’ che aveva svolto servendosi dei suoi amici della ‘banda della Magliana’ e che aveva consentito di stabilire che Moro era in via Gradoli. Mio padre pero’ disse a Calo’ che non si sarebbe piu’ dovuti intervenire per la liberazione“.

 

Parlando del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Ciancimino jr ha raccotnato come, dopo la realizzazione di Milano 2, sarebbe stato secondo il giudizio del padre, “un soggetto ricattabile“. Una circostanza che il teste avrebbe appreso dal padre Vito, quando era ancora in vita “tra il 2000 e il 2002″.

 

Nell’interrogatorio del 7 gennaio 2010, Massimo Ciancimino spiega ai magistrati che lo interrogano sulla nascita di Milano 2: di aver fatto al padre “la domanda: ‘mi racconti come nasce, perche’ dicono che sei socio nel Milano 2?’”. “E mio padre – dice il figlio dell’ex sindaco ai pm – mi racconta tutta questa storia. E dopo dovevo capire, perche’ poi fondamentalmente mi appassionava anche un po’ il soggetto Berlusconi, volevo capire, ‘Ma se sei socio di Berlusconi, l’hai mai visto’” e a questo punto, ricorda Massimo Ciancimino,”mio padre mi ricostruisce tutta la serie di rapporti“.

 

moro2“Ma fa di piu’ pure, fa una specie di difesa di Berlusconi – aggiunge Ciancimino parlando ancora del padre Vito – perche’ fondamentalmente dice: ‘Guarda che quando questi soggetti investono appunto in questa situazione, rappresentano il massimo dell’imprenditoria palermitana’. Quando Dell’Utri fondamentalmente, che dalla Cassa di Risparmio dove mio padre era pure Consigliere di Amministrazione, propone a questi suoi amici investimenti nell’area Nord… nell’area di Milano, non e’ che porta gentaglia”.

 

Nello stesso interrogatorio, Massimo Ciancimino sostiene che il padre si sarebbe servito del banchiere Roberto Calvi, l’ex Presidente del Banco Ambrosiano. “Calvi – racconta Ciancimino junior – era un soggetto che era stato presentato a mio padre da Buscemi, come persona molto influente nel settore bancario… lo stesso si era messo sempre a disposizione per quelle che erano ’swap’ di denaro, compensazioni di denaro, avvenute ed esercitate da mio padre con personaggi legati al gruppo Buscemi”.

 

E parlando ancora del padre Vito Ciancimino, aggiunge che “si era servito del Calvi per prendere dei soldi che provenivano da quello che era anche il gruppo appartenente a Marcello Dell’Utri e per il quale Marcello Dell’Utri aveva investito somme di denaro all’interno di questi investimenti immobiliari. L’unico collegamento che ricordo… e’ proprio che mio padre ritira dei soldi… erano quasi 5 miliardi, 4 miliardi e mezzo, che non erano tutto il suo frutto dell’investimento e lo ritira attraverso Calvi in territorio elvetico e una parte la ritira… viene compensata perche’ serviva a mio padre in Italia per ridarla a Zummo (Un imprenditore ndr)… ah, ora non so se era il frutto totale o parziale investimento”.

 

Alla domanda del pm se Vito Ciancimino avesse “fatto congiuntamente a Dell’Utri degli investimenti”, Massimo Ciancimino replica secco: “No, no, non me ne ha mai parlato, anzi mi ha detto: penso di non averli mai fatti investimenti insieme a Dell’Utri perche’ era un personaggio che non… non aveva motivo cioe’ di… e’ come se mio padre si metteva a fare investimenti con Enzo Zanghi’ (segretario di Vito Ciancimino ndr), cioe’ per lui era un altro, per carita’. Senza nulla togliere, era il giudizio di mio padre, non aveva motivo neanche di parlare con Dell’Utri mio padre, se aveva bisogno di parlare con qualcuno o qualche situazione parlava con Bontade, mio padre…” “Cioe’, ad esempio mi dice: ’se Lima deve parlare con me, non parla con Zanchi’, se qualcuno ha bisogno di mandarmi a chiamare, parla se ci sono disponibile io, non parla… non ne vedeva motivo… purtroppo era questo il personaggio”.

 

Sempre durante l’interrogatorio, Ciancimino jr ha raccontato come i boss mafiosi Mimmo Teresi e Stefano Bontade negli anni Settanta avrebbero investito ingenti somme di denaro a Milano “attraverso Marcello Dell’Utri”. Comunque, sottolinea, “mio padre ha sempre escluso una conoscenza diretta con Dell’Utri“.

 

“C’era stato tutto un giro di denaro – spiega Ciancimino junior – praticamente a mio padre vengono dati soldi che venivano da Buscemi (Antonino, imprenditore in odor di mafia, ndr), e soldi che venivano dall’investimento di Bontade e Teresi attraverso Dell’Utri”.

CIANCIMINO GETTA L’OMBRA DELLA MAFIA SU FORZA ITALIA

martedì, febbraio 9th, 2010
Reagisce il PDL, che parla di “disegno criminoso”

cianciminodi Antonio Del Prete

Le dichiarazioni di Ciancimino jr. scuotono il Palazzo della politica. Nell’ambito del processo in cui sono imputati l’ex comandante del ROS Mori e l’ex colonnello dei carabinieri Mario Obinu, il figlio di Vito, sindaco di Palermo negli anni ’70, definisce Forza italia quale frutto della trattativa tra Stato e mafia.

 

Nell’aula bunker dell’Ucciardone prende corpo dopo quasi vent’anni una lettura alternativa del periodo delle stragi. Ad innescare la “bomba” un pizzino consegnato da Ciancimino nelle mani del pubblico ministero ed ammesso agli atti dal giudice: “Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive”. Con queste parole Bernardo Provenzano, perno dell’accordo che secondo il testimone indiretto bloccò la strategia stragista e condusse all’arresto di Riina, avrebbe minacciato il Cavaliere di ritorsioni contro il figlio, qualora l’attuale presidente del Consiglio non si fosse “ricordato” della collaborazione in atto con “Cosa nostra”.

 

Difficile che una testimonianza di tale gravità, dati i fatti ed i personaggi, potesse restare immune dal fuoco della polemica politica. Immediata la reazione di Alfano e Ghedini, i quali, oltre a bollare come falso il merito delle accuse, teorizzano una strategia di delegittimazione politica operata dalla procura di Palermo, evidentemente gradita alle cosche: “Non vorrei che vi fosse da più parti un tentativo di delegittimazione dell’azione di un governo che contrasta la mafia. La mafia non sempre sceglie la via dell’assassinio fisico, ma a volte quella della delegittimazione” – ha affermato il Guardasigilli con un’espressione dubitativa, che non alleggerisce il peso delle accuse e nulla toglie all’acrimonia di un conflitto senza precedenti tra politica e magistratura. Al di là della svogliata prudenza e delle formule ellittiche, il PDL sostiene, infatti, l’esistenza di un piano finalizzato alla caduta del governo Berlusconi, ordito, approvato o avallato dai magistrati di Palermo, che si gioverebbero dell’interessata loquacità di Ciancimino jr., e dalle cosche, avvelenate dalla politica di un esecutivo autore, stando alle parole del ministro Alfano, di una “guerra alla mafia con la normativa di contrasto più duro dai tempi di Falcone e Borsellino”.

L’Italia dei valori, ovviamente, fatta salva l’eccezione dello scettico Arlacchi, difende la magistratura ed utilizza le frasi del figlio di uno dei due leader siciliani (l’altro era Salvo Lima) della fu corrente democristiana “primavera”, come munizioni da scaricare addosso al premier: “l’Italia dei valori è un’alternativa di governo a quello piduista, fascista e a ciò che dice oggi Ciancimino, se fosse vero, paramafioso di Berlusconi” – sbraita Di Pietro.

 

Intanto sul tavolo aumentano le carte, s’infittiscono i misteri e pare sempre più difficile assistere all’evolversi di questa vicenda senza indossare la toga o il doppiopetto blu.

Parla Ciancimino jr: «”Rognoni e Mancino sapevano della trattativa tra Stato e mafia”

lunedì, febbraio 1st, 2010

Palermo, 1 feb.- (Adnkronos/Ign) – ”Avevo saputo da mio padre che Provenzano godeva di una sorta di ‘immunità territoriale’ che gli permetteva di muoversi liberamente” durante la sua latitanza ”grazie a un accordo che aveva stipulato mio padre stesso”. Lo ha detto Massimo Ciancimino, nella sua deposizione al processo a carico del Generale Mario Mori e del Colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura del boss mafioso arrestato nel 2006. Il periodo a cui fa riferimento è il maggio del 1992, cioè pochi giorni prima della strage di Capaci e via D’Amelio.

Nell’aula bunker del carcere palermiotano dell’Ucciardone, il figlio dell’ex sindaco di Palermo, ha raccontato segreti del padre Vito condannato per mafia e morto nel 2002: “Mio padre conosceva Bernardo Provenzano, che io continuo a chiamare ‘ingegnere Lo Verde’, da molto tempo, anche per il loro rapporto di vicinato. Erano entrambi di Corleone”. Poi Ciancimino ha aggiunto: “Provenzano era una presenza costante nella mia famiglia fin dalla mia infanzia. Ricordo che trascorrevamo insieme anche la villeggaitura, negli anni Settanta, quando io avevo 7-8 anni”.

 

”Scoprii che la persona che conoscevo come ’signor Lo Verde’ era Bernardo Provenzano negli anni Ottanta mentre mi trovavo dal barbiere a Palermo. Sfogliando una rivista, mi pare ‘Epoca’, vidi una sua foto e nella didascalia c’era scritto che si trattava del boss latitante Bernardo Provengano. Quando ne parlai con mio padre, lui mi disse: ‘Stai attento con il signor Lo Verde, perché da questa situazione non ti salva nessuno’. Mio padre dava a Provenzano del tu, mentre lui chiamava mio padre ‘ingegnere’, anche se in realtà gli mancavano due materie alla laurea”. Per spiegare i suoi rapporti con il capomafia, ha raccontato un aneddoto: “Mio padre mi disse ‘Sei stato l’unico a dire cornuto a Provenzano‘”.

 

Parlando poi della storia giudiziaria di Vito Ciancimino ha detto: “Mio padre era in stato di libertà dal ‘90 fino al dicembre del ‘92, quando fu ripristinata la custodia cautelare. Ma nel ‘90 andò in carcere per un mese. Nel dicembre ‘92 tornò in carcere, al Rebibbia di Roma, fino al dicembre del ‘99 quando scontò la pena sui reati legati all’associazione mafiosa. E’ morto nel novembre del 2002 nell’appartamento di Roma in regime di arresti domiciliari. In quel periodo Provenzano venne più volte a trovarci a casa nostra, vicino a piazza di Spagna. Veniva quando voleva, senza appuntamenti”.

 

E sui suoi rapporti con il padre: “Vide in me il ’soggetto sacrificabile’ per qualsiasi situazione, volendo preservare i miei fratelli che avevano le carriere professionali, sono stato delegato come quello che poteva essere sacrificato”. “Mi è capitato di ricevere o consegnare direttamente nelle mani dell’ingegner Lo Verde, cioè di Bernardo Provenzano qualche lettera, specialmente nell’ultimo periodo”.

 

Ricostruendo l’attività politico-mafiosa del padre, ha quindi raccontato che aveva una sorta di ‘linea rossa’, cioe’ un numero di telefono “sempre a disposizione” per i boss, soprattutto Lo Verde, e i politici. Ma anche di Gioia, Lima, Ruffini, e del signor Franco o Carlo” che secondo Ciancimino sarebbero degli agenti dei servizi segreti. Fu proprio il ’signor Franco’ che fece avere allo stesso Ciancimino junior le condoglianze del boss Bernardo Provenzano. Ma alla domanda se conosce l’identità del ’signor Franco’, ha risposto con un secco ‘no’. “L’ho visto tante volte, ma mio padre stesso non mi ha mai detto chi era”.

 

Quanto agli appalti, continua, ”mio padre aveva inventato una specie di sistema di spartizione: potremmo chiamarlo il sistema. D’accordo con Bernardo Provenzano gli appalti venivano spartiti equamente tra tutti i partiti, in consiglio comunale, a seconda della loro rappresentatività”. Ma non tutto avveniva in Sicilia. Negli anni Settanta Vito Ciancimino avrebbe investito i proventi delle sue attività anche nel Nord Italia e all’estero, in Canada. In Italia, soprattutto dopo “le inchieste della Commissione antimafia” aveva deciso di “lasciare Palermo e di puntare sulle aree del Milanese“. “Mio padre – ha detto ancora il teste – lavorava in quegli anni con i costruttori Nino Buscemi e Franco Bonura che lui chiamava ‘i gemelli’. I due erano stati piu’ volte soci di fatto di mio padre. E insieme investirono soldi anche in una grande realizzazione alla periferia di Milano, che è stata poi chiamata Milano 2“. Sugli investimenti all’estero ha fatto i nomi di “Ciarrapico e Caltagirone, che gli consigliarono di puntare sul Canada”.

 

Ciancimino jr. ha anche rivelato che suo padre “nel 1990, grazie alle sue amicizie che aveva in Corte di Cassazione, riuscì a fare annullare l’ordine di custodia che fu emesso dal gip Grillo per la vicenda mafia e appalti”. Il teste ha fatto esplicito riferimento, come autorità giudiziaria che annullò la misura, la prima sezione della Cassazione all’epoca presieduta dal giudice Corrado Carnevale.