Palermo, 12 feb.- (Adnkronos) – “Nel 2000 mio padre mi disse che i cugini Salvo e l’onorevole Rosario Nicoletti, ex segretario della Dc siciliana, si erano rivolti a Salvo Lima, dicendo di essere in grado di dare indicazioni sul luogo in cui era tenuto prigioniero Aldo Moro“. E’ uno dei passaggi dell’interrogatorio reso a gennaio scorso da Massimo Ciancimino ai pm di Roma che hanno riaperto l’indagine sul caso Moro.
“In seguito, a mio padre fu chiesto – prosegue Ciancimino junior – di impedire la liberazione dello statista dal segretario della Dc Zaccagnini attraverso Attilio Ruffini. Analoga richiesta gli era giunta da appartenenti a Gladio, nella cui struttura mio padre era inserito, e dai servizi segreti”.
Inoltre, sempre il padre avrebbe riferito al figlio Massimo Ciancimino “di avere incontrato Pippo Calo’, che gli disse che era stato interessato per individuare il covo di Moro, attivita’ che aveva svolto servendosi dei suoi amici della ‘banda della Magliana’ e che aveva consentito di stabilire che Moro era in via Gradoli. Mio padre pero’ disse a Calo’ che non si sarebbe piu’ dovuti intervenire per la liberazione“.
Parlando del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Ciancimino jr ha raccotnato come, dopo la realizzazione di Milano 2, sarebbe stato secondo il giudizio del padre, “un soggetto ricattabile“. Una circostanza che il teste avrebbe appreso dal padre Vito, quando era ancora in vita “tra il 2000 e il 2002″.
Nell’interrogatorio del 7 gennaio 2010, Massimo Ciancimino spiega ai magistrati che lo interrogano sulla nascita di Milano 2: di aver fatto al padre “la domanda: ‘mi racconti come nasce, perche’ dicono che sei socio nel Milano 2?’”. “E mio padre – dice il figlio dell’ex sindaco ai pm – mi racconta tutta questa storia. E dopo dovevo capire, perche’ poi fondamentalmente mi appassionava anche un po’ il soggetto Berlusconi, volevo capire, ‘Ma se sei socio di Berlusconi, l’hai mai visto’” e a questo punto, ricorda Massimo Ciancimino,”mio padre mi ricostruisce tutta la serie di rapporti“.
“Ma fa di piu’ pure, fa una specie di difesa di Berlusconi – aggiunge Ciancimino parlando ancora del padre Vito – perche’ fondamentalmente dice: ‘Guarda che quando questi soggetti investono appunto in questa situazione, rappresentano il massimo dell’imprenditoria palermitana’. Quando Dell’Utri fondamentalmente, che dalla Cassa di Risparmio dove mio padre era pure Consigliere di Amministrazione, propone a questi suoi amici investimenti nell’area Nord… nell’area di Milano, non e’ che porta gentaglia”.
Nello stesso interrogatorio, Massimo Ciancimino sostiene che il padre si sarebbe servito del banchiere Roberto Calvi, l’ex Presidente del Banco Ambrosiano. “Calvi – racconta Ciancimino junior – era un soggetto che era stato presentato a mio padre da Buscemi, come persona molto influente nel settore bancario… lo stesso si era messo sempre a disposizione per quelle che erano ’swap’ di denaro, compensazioni di denaro, avvenute ed esercitate da mio padre con personaggi legati al gruppo Buscemi”.
E parlando ancora del padre Vito Ciancimino, aggiunge che “si era servito del Calvi per prendere dei soldi che provenivano da quello che era anche il gruppo appartenente a Marcello Dell’Utri e per il quale Marcello Dell’Utri aveva investito somme di denaro all’interno di questi investimenti immobiliari. L’unico collegamento che ricordo… e’ proprio che mio padre ritira dei soldi… erano quasi 5 miliardi, 4 miliardi e mezzo, che non erano tutto il suo frutto dell’investimento e lo ritira attraverso Calvi in territorio elvetico e una parte la ritira… viene compensata perche’ serviva a mio padre in Italia per ridarla a Zummo (Un imprenditore ndr)… ah, ora non so se era il frutto totale o parziale investimento”.
Alla domanda del pm se Vito Ciancimino avesse “fatto congiuntamente a Dell’Utri degli investimenti”, Massimo Ciancimino replica secco: “No, no, non me ne ha mai parlato, anzi mi ha detto: penso di non averli mai fatti investimenti insieme a Dell’Utri perche’ era un personaggio che non… non aveva motivo cioe’ di… e’ come se mio padre si metteva a fare investimenti con Enzo Zanghi’ (segretario di Vito Ciancimino ndr), cioe’ per lui era un altro, per carita’. Senza nulla togliere, era il giudizio di mio padre, non aveva motivo neanche di parlare con Dell’Utri mio padre, se aveva bisogno di parlare con qualcuno o qualche situazione parlava con Bontade, mio padre…” “Cioe’, ad esempio mi dice: ’se Lima deve parlare con me, non parla con Zanchi’, se qualcuno ha bisogno di mandarmi a chiamare, parla se ci sono disponibile io, non parla… non ne vedeva motivo… purtroppo era questo il personaggio”.
Sempre durante l’interrogatorio, Ciancimino jr ha raccontato come i boss mafiosi Mimmo Teresi e Stefano Bontade negli anni Settanta avrebbero investito ingenti somme di denaro a Milano “attraverso Marcello Dell’Utri”. Comunque, sottolinea, “mio padre ha sempre escluso una conoscenza diretta con Dell’Utri“.
“C’era stato tutto un giro di denaro – spiega Ciancimino junior – praticamente a mio padre vengono dati soldi che venivano da Buscemi (Antonino, imprenditore in odor di mafia, ndr), e soldi che venivano dall’investimento di Bontade e Teresi attraverso Dell’Utri”.