Posts Tagged ‘bologna’

BOLOGNA: PDL LANCIA CAMPAGNA ‘ADOTTA UN SEMAFORO’ CONTRO I LAVAVETRI

venerdì, settembre 3rd, 2010

lavavetriBologna, 3 set. -  Si chiama ‘Adotta un semaforò e andrà in scena da domani, per tre settimane, in prossimità di tre semafori di Bologna. È la nuova campagna contro i lavavetri presentata oggi a Porta Saragozza dall’esponente locale del Pdl Lorenzo Tomassini e dal deputato azzurrro Fabio Garagnani. L’iniziativa prevede la presenza di una decida di volontari del Pdl e dell’associazione ‘Vivere la citta«, con tanto di cartelli e adesivi ‘anti-spugnà, che dalle 16 alle 18 distribuiranno a tutti gli automobilisti in attesa del verde, una petizione »contro il racket e la presenza dei lavavetri« a Bologna. La campagna di sensibilizzazione prende spunto dall’ultimo pestaggio e accoltellamento di un lavavetri avvenuto lo scorso 19 agosto a Bologna e dall’intenzione, spiega Tomassini, »di porre fine ad un vero e proprio racket che realizza guadagni incredibili, sfruttando persone deboli, come donne, anziani, invalidi e bambini«.

Non solo. Oltre alla petizione rivolta al commissario Anna Maria Cancellieri, cui è possibile aderire anche on line (tramite il sito www.lorenzotomassini.it) il Pdl lancia anche una proposta di recupero e reintegro dei lavavetri. »La nostra idea è quella di censire i lavavetri, che secondo le stime vanno dalle 50 alle 70 unità, iscriverli in un registro cittadino, per poi convertirli in lava-graffiti convenzionati con il Comune«. »Una provocazione che lanciamo alle istituzioni – prosegue l’esponente del Pdl – ma che in realtà è fattibile con poche migliaia di euro e che permetterebbe di trasformare gli abusivi in persone impegnate a fare un lavoro utile per la città«. Ovviamente, specifica il Pdl, il reclutamento varrebbe solo per i lavavetri in regola con il permesso di soggiorno.

Sul problema è in campo già la Polizia Municipale che negli ultimi tempi ha già comminato quasi una novantina di multe ai lavavetri in azione ai semafori. «Ma serve una maggiore presenza, senza contare che le multe non sono efficaci – precisa Tomassini – perchè parliamo di persone nullatenenti. Quello che manca è invece un’ordinanza cogente sulla falsa riga di quanto fatto a Roma e a Firenze, contro il fenomeno dell’accattonaggio che spesso diventa occasione di violenza privata, minacce e danneggiamento». «Vogliamo evitare lo sfruttamento dei deboli, tutelando la sicurezza dei cittadini e prevenendo anche eventuali reazioni violente degli automobilisti esasperati» aggiunge Garagnani che parla di «fenomeno insostenibile».

La presenza dei volontari ai semafori partirà dunque domani dall’incrocio di porta Saragozza, si prosegue tra una settimana a porta San Donato e si termina in zona fiera per gli ultimi 7 giorni di mobilitazione all’incrocio tra viale Aldo Moro e via Stalingrado. «Saremo in tanti – promette Tomassini – anche per evitare problemi, se poi il numero di volontari crescerà penseremo ad una prosecuzione della campagna». Per il momento, conclude, «abbiamo già dato comunicazione alla Polizia Municipale e abbiamo chiesto che ci venga affiancato un vigile urbano». (Mcb/Col/Adnkronos)

Gheddafi, Nuova Destra Sociale: «Ci dica la verità su Ustica e Bologna»

lunedì, agosto 30th, 2010

nuovadestrasocialeAll’indomani della strage di Bologna, il Quirinale di Sandro Pertini non escluse la pista del terrorismo     straniero, lamentando la presenza di agenti «libici, palestinesi e cecoslovacchi» in Italia e attribuendo tali infiltrazioni all’«eccesso di tolleranza» dei governi a guida democristiana nei confronti delle aree armate di sinistra. Oggi sappiamo che tale “presenza” non solo era tollerata ma bensì faceva riferimento ad un         “accordo politico” sottoscritto da Moro stesso coi palestinesi di Hamas.

Dai documenti del Dipartimento di Stato americano sulla strage di Bologna,  resi pubblica nel rispetto delle norme del «Freedom of Information Act» – a differenza  della volontà del Parlamento italiano di secretare per ulteriori 30 anni i documenti riservati e coperti dal segreto di Stato , il primo accenno a una «pista straniera» per la strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, la si trova il 4 agosto, quando l’ambasciata americana a Roma informa il Dipartimento di Stato a Washington dell’esistenza di una possibile matrice libica: «Le    deduzioni ci portano a dire che la matrice è neofascista ma alcuni importanti personaggi italiani           ritengono che la regia sia all’estero e il leader del Psdi Pietro Longo fa riferimento a responsabilità      africane, presumibilmente libiche». Passano 72 ore, da questa nota, ed è Richard Gardner, titolare dell’ambasciata, a firmare un telegramma all’attenzione del Segretario di Stato Ed Muskie per far sapere che Gerardo Bianco, capogruppo della Dc alla Camera, non solo «sospetta del  coinvolgimento libico    nell’attacco di Bologna» ma «chiede di avere un maggiore scambio di informazioni fra servizi segreti» al fine di chiarire le minacce che il regime del colonnello Muammar Gheddafi porta all’Italia. E Gardner lo   rassicura sulla «stretta cooperazione con i servizi segreti italiani», sottolineando che l’intelligence             americana è «costantemente in allerta sui segnali di sostegni stranieri per il terrorismo italiano». Il 14 agosto è il Dipartimento di Stato americano che invece scrive a Gardner, facendogli sapere che «le autorità italiane stanno indagando su un possibile legame fra l’attacco di      Bologna e la misteriosa caduta di un DC-9 di una compagnia italiana nel Mar Tirreno dello scorso 27 giugno», suggerendo di «seguire da vicino» questa «prima indicazione di un possibile collegamento» contro il disastro di Ustica. La risposta da Roma arriva il 15 agosto, con un telegramma che cita come fonte «tre dissidenti libici», secondo i quali «Gheddafi        garantisce addestramento e sostegno ai terroristi italiani tanto di destra che di sinistra nell’ambito di una strategia tesa a destabilizzare l’area del Mediterraneo». Sono proprio questi tre dissidenti a fare i nomi delle località dove Gheddafi addestra i terroristi: «Iufra, Ghadames e Sinuaen». Gli istruttori sarebbero «di più nazionalità», includendo «palestinesi ma anche europei e americani già impiegati dalla Cia», mentre         «sovietici e est europei sono troppo prudenti per farsi coinvolgere direttamente in questi campi». Ma ciò che più conta per Gardner è quanto ascolta dal primo ministro Francesco Cossiga e da Antonio Maccanico, segretario generale del Quirinale, nei colloqui che ha l’8 settembre e di cui scrive il giorno seguente al         Dipartimento di Stato americano, con un lungo telegramma intitolato «Terrorismo – Le opinioni del primo ministro Cossiga e del presidente Pertini» e classificato «Confidential»: «Sul coinvolgimento di stranieri nel terrorismo Cossiga ha osservato che l’Italia sa, da fonti americane, che vi sono campi di                  addestramento in Libia anche se nessun collegamento fra la strage ed elementi stranieri è stato ancora stabilito».Quanto a Maccanico, «ha detto che il presidente Sandro Pertini è convinto che non solo          elementi libici ma anche palestinesi e cecoslovacchi sono implicati nel terrorismo italiano al comune     obiettivo di destabilizzare la nazione».

Secondo il giudice Romano Priore il Dc9 dell’Itavia inabissatosi la sera del 27 giugno 1980 nei pressi     dell’isola di Ustica con 81 persone a bordo, fu abbattuto durante un’azione di guerra. Il Mig libico ritrovato “ufficialmente” il 18 luglio precipitò la stessa sera del DC9. Questa inconfessabile verità che è stata         caparbiamente falsificata per 30 anni dai vertici dell’aeronautica e dei servizi segreti,e viene ancor oggi     nascosta per “ragion di Stato”, come indicato dall’allora ministro De Michelis (PSI)  avallando l’ipotesi di un “coordinamento di livello superiore” (ossia da una copertura politica e istituzionale nazionale o/e               internazionale) su uno “scenario di guerra non dichiarata” e dell’“operazione di polizia internazionale” a cui presero parte molti aerei, presumibilmente Usa e fors’anche francesi allo scopo, ormai anche questo sembra accertato, di eliminare fisicamente il leader libico Gheddafi. Priore va oltre sostenendo che i militari non   decisero da soli di occultare la verità, anzi l’ordine venne dall’alto. “Le decisioni prese dai militari sono state di una tale rilevanza e gravità che appare impossibile che lo siano state senza l’avallo di un livello superiore, nazionale (il governo, ndr), straniero (probabilmente gli Usa, ndr), o internazionale (la Nato, ndr) e deve averne ricevuto il consenso”. Insomma quello di Priore è un vero e proprio atto di accusa. Non è possibile che i politici, è in primo luogo il governo Cossiga, non sapessero nulla della “guerra non dichiarata” che si stava svolgendo nei nostri cieli e che vedeva coinvolto come prim’attore l’alleato Usa.  Ma soprattutto viene fuori il coinvolgimento dell’allora presidente del consiglio Cossiga. Priore ricorda, nella sua ordinanza,  le informative riservate ritrovate in casa del all’epoca colonnello Cogliandro (oggi deceduto), che guidava il               Raggruppamento centri Cs del Sismi, la struttura riservata che secondo Priore “poco o nulla” fece nelle     indagini. Fra  queste  ve ne è una che riguarda Cossiga in cui si afferma che “ebbe i rapporti completi della tragedia di Ustica e fece in modo che non fossero divulgati” per ragioni di Stato. Così come appare           impossibile che nulla sapesse l’onorevole Mazzola, allora sottosegretario ai servizi segreti. Qualcosa doveva sapere  anche il ministro degli Esteri. Questi infatti suggerì che il governo libico facesse un sopralluogo senza controlli sulla Sila dove furono trovati i rottami e il cadavere del pilota del Mig. Nel documento      <<COMMISSIONE STRAGI – SENATO DELLA REPUBBLICA -  CAMERA DEI DEPUTATI – XII LEGISLATURA – COMMISSIONE PARLAMENTARE    D’INCHIESTA SUL TERRORISMO IN ITALIA E SULLE CAUSE DELLA MANCATA    INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI- IL TERRORISMO, LE STRAGI ED IL CONTESTO STORICO-POLITICO PROPOSTA DI RELAZIONE >>  redatta dal Presidente della Commissione, senatore Giovanni Pellegrino, possiamo leggere : “ Ad esempio, per non spiegare che in quella notte la copertura è stata il risultato di una decisione presa a un doppio livello politico e militare. E una cosa è certa se Santovito ( deceduto , ndr) conosce il segreto di Ustica quanto    Bisaglia (deceduto , ndr). Conferme. Santovito è morto, Cogliandro no. Nel maggio di quest’anno, l’ex capo del  Cs (controspionaggio) del Sismi viene convocato e interrogato due volte in sette giorni dai giudici istruttori Rosario Priore e Carlo Mastelloni. Conferma d’aver redatto la nota su Bisaglia, conferma che Santovito scelse di non dar seguito all’indagine. Poi dice in sintesi io so “per scienza indiretta” che quella notte c’era un velivolo libico che doveva andare a Malta e che nel tentativo di abbatterlo hanno sbagliato obiettivo. Hanno sbagliato chi? E Cogliandro gli esecutori, americani e francesi. Chi c’era sul velivolo? Ancora Cogliandro Gheddafi; e il dato su quel volo dovrebbe essere in possesso dell’Aeronautica che dovrebbe essere stata in grado di seguirlo. Dollari. Su un agenda di Santovito, intorno alla metà di agosto, i giudici trovano scritto “Demetrio, appunti dei 168 milioni di dollari libici”. Demetrio è Cogliandro? E i soldi? Cogliandro dice di non ricordare ma dice anche che “al tempo tutto era possibile”, che i dollari dai libici potevano venire o     andare, che il motivo era sempre di garantire il petrolio e che il rapporto diretto lo teneva Santovito col numero due di Gheddafi, il maggiore Jalloud. Sotto la cifra, nella agenda, Santovito annotava “Chi resta?”. Poi una serie di nomi, tutti ufficiali del Sismi Di Napoli, Demetrio, Notarnicola, Stefano (Giovannone), D’Eliseo, Carignani. Interpretazione fornita da Cogliandro non saprei spiegare, chiedete a Notarnicola; di questioni libiche si interessavano il tenente colonnello Sasso e Carignani del Sios.”

Per non andare oltre c’è ne è già abbastanza per porre la dovuta domanda a Gheddafi : ci dica la    verità sul “danno collaterale” di Ustica e sulla “strage di Bologna” .

PEDOFILIA: “GIOVANE ITALIA” A FIUMICINO E BOLOGNA CONTRO TURISMO SESSUALE

giovedì, agosto 12th, 2010

Giovane ItaliaFIUMICINO (ROMA), 12 AGO – Tremila volantini in italiano e in inglese distribuiti nell’aeroporto romano di Fiumicino e altrettanti nello scalo di Bologna per dire «stop al turismo pedofilo». Questa l’iniziativa dei militanti di Azione Universitaria e Giovane Italia, movimenti universitari e giovanili del Pdl, che questa mattina davanti al terminal 3 del Leonardo da Vinci hanno anche srotolato uno striscione contro il fenomeno del turismo sessuale in aumento in molte mete esotiche. «Negli ultimi tempi, sempre più spesso – si legge nel volantino – persone insospettabili, padri di famiglia e gruppi di amici partono alla volta di paesi esotici con la voglia di trasgredire e di notti brave all’insegna del sesso occasionale in compagnia di bambini e bambine che vengono stuprati e sfruttati per giochi erotici che vanno oltre l’immaginario. Le impietose statistiche – si legge ancora – parlano di oltre 10 milioni di fanciulli coinvolti e oltre il 70% di questi, crescendo, sviluppa dipendenze da droga e alcol e arriva a tentare il suicidio».

Apprezzata, dai passeggeri in transito, l’iniziativa dei giovani del Pdl. «In molti si sono detti d’accordo con noi: è ora di dire basta a questo tipo di turismo che vede milioni di bambini nel mondo vittime di abusi sessuali – ha detto a Fiumicino Augusta Montaruli, dirigente nazionale della Giovane Italia – Occorrono pene più severe e la certezza della pena per chiunque si macchi del reato di pedofilia all’estero». «Le mete esotiche tornino ad essere dei paradisi terrestri per la bellezza dei propri mari e delle proprie culture millenarie e – ha aggiunto Andrea Volpi, coordinatore nazionale di Azione Universitaria – non più inferni terreni per quei milioni di bambini che oggi sono carne da macello per attirare turisti senza scrupoli». Raccapriccianti le cifre diffuse dalle associazioni di volontariato come l’Ecpat (End child prostitution pornography and trafficking).

Si parla di un giro d’affari da 250 miliardi; 10 milioni i bambini coinvolti; 80.000, ogni anno, i «viaggiatori predatori» italiani. Oltre 2 milioni sarebbero inoltre gli aborti; 1.640.000 i tentativi di suicidio l’anno; 2.500.000 gli stupri; 300.000 nuovi casi di Hiv e 4.500.000 i bambini infettati da Papilloma virus. (ANSA).

ISLAM: ATTENTATO INCENDIARIO CONTRO MOSCHEA BOLOGNA, DANNI AGLI UFFICI

mercoledì, agosto 4th, 2010

moscheaUn attentato incendiario è stato eseguito nella notte contro la moschea di Bologna. Secondo quanto hanno reso noto i responsabili del Centro di Cultura islamica bolognese, che gestisce il luogo di culto islamico di via Pallavicini, un attentato incendiario ha colpito la moschea e danneggiato gli uffici della direzione.

«Al momento sono in corso i rilievi della polizia scientifica – fanno sapere i responsabili della comunità islamica bolognese -. Ancora non è chiara la dinamica e per avere il bilancio dei danni si dovrà attendere ancora qualche ora». Il Centro di Cultura islamica denuncia l’episodio in una nota parlando di «gravissima intimidazione» e chiede che «venga fatta al più presto piena luce sull’episodio».

Al contempo rivolge un appello alle istituzioni affinché «venga stroncata sul nascere una strategia criminale tendente ad avvelenare le reazioni tra la comunità islamica e la città. In questo inizio di agosto, che prelude all’inizio del mese di Ramadan, i musulmani di Bologna ribadiscono la loro attitudine pacifica e dialogante e sollecitano iniziative di solidarietà da parte della società civile». (Mhb/AKI)

Casapound Fermo “Strage di Bologna 30 anni senza giustizia”: manifesti in città

mercoledì, agosto 4th, 2010

CasaPIn occasione della drammatica ricorrenza di quel  2 Agosto 1980, quando, alla stazione di Bologna, una bomba uccise 85 persone, Casapound Fermo invita tutti a riflettere su come, ancora oggi, a trent’anni di distanza, ancora giustizia non sia stata fatta. E lo fa attraverso l’affissione di due striscioni recanti le scritte ” Strage di Bologna, vogliamo la verità” e ” 2/8/1980 La strage non è fascista”.

Non è notizia recente, infatti, che la Magistratura bolognese, abbia riaperto i fascicoli dell’inchiesta, dopo le dichiarazioni del terrorista internazionale Carlos, riguardo il coinvolgimento nella vicenda del suo sodale Thomas Kram.

Sebbene tre condanne siano state emesse nei confronti di Luigi Ciavardini, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, quali “esecutori materiali della strage”, intendiamo sottolineare che persino il flebile e inverosimile castello accusatorio, montato ad arte per offrire dei colpevoli in pasto all’opinione pubblica, manca dei mandanti e del movente. Se anche tutto ciò fosse vero, sarebbe comunque una “giustizia incompleta.

Ma noi non crediamo a questo, sia perchè la tesi che porterebbe ad una strage di stampo neo-fascista, è fondata solo su elementi indiziari che non trovano riscontri fondati e sia perchè i principali testimoni dell’accusa sono Massimo Sparti e Angelo Izzo, nell’ordine: un falsario condannato per furto e ricettazione, liberato in seguito alle sue deposizioni riguardo la strage  per un tumore di dubbia esistenza, e l’altro ben più noto alle cronache per essere lo “Stupratore del Circeo”.

Insomma in questi trent’anni abbiamo assistito a come delle costruite supposizioni siano state offerte al pubblico dominio come verità assolute, e con i nostri striscioni affissi per la città vogliamo ricordare a tutti che quei morti, i loro parenti e l’Italia intera attende ancora che giustizia sia fatta e venga svelata la verità sul più sanguinoso attentato che l’Italia ricordi.

Movimento Patria Nostra: la strage di Bologna non fu fascista

martedì, agosto 3rd, 2010
MPNLa Giustizia Italiana decise che la bomba la misero Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (allora Diciassettenne), dando dei nomi e cognomi ai colpevoli della strage! Ma furono davvero i NAR ad uccidere 85 persone con il loro folle gesto? O Lo qualcuno decise che questa era la tesi meno sconveniente per tutti? Quanti personaggi girano intorno a questa strage? Gheddafi e Ustica, Gelli e la P2, Giuseppe Zamberletti, il SISMI…troppi misteri e sempre più sembra che i nomi di Fioravanti, Mambro e Ciavardini siano stati usati per coprire altri pesonaggi e altre responsabilità! Lo stesso Francesco Cossiga (allora Presidente del Consiglio – il Presidente della repubblica era Pertini), nell’autunno 2005, in televisione dichiara:” la strage è stata compiuta per errore da un commando palestinese di passaggio in Italia”. Ma da chi vengono accusati Mambro e Fioravanti? Fioravanti viene tirato in ballo da Massimo Sparti, personaggio Malavitoso amico di Cristiano Fioravanti (fratello di Valerio) e legato alla banda della Magliana, Sparti dichiara che il 04/08/1980 Valerio Fioravanti sarebbe andato a Bologna per procurarsi dei dsocumenti falsi per la Mambro, preoccupata che qualcuno avesse potuto riconoscerla a Bologna. Sparti fa il nome di De Vecchi (falsario romano) che prima nega e poi ci ripensa “NOVE” anni dopo dicendo di aver realizzato un documento falso per una donna!!!
Sparti viene scarcerato nel 1982 perchè considerato in fin di vita a causa di un tumore al pancreas. “Miracolosamente” sopravvive altri 20 anni (stano per un malato terminale). Per la Cronaca è Impossibile verificare la vicenda di Sparti, perchè “stranamente” le cartelle cliniche vengono distrutte in un incendio nel 1995..pochi giorni prima che il giornalista del TG1, Remondino, le possa esaminare per un servizio sul caso!!! Una coincidenza davvero “strana”! Ma cosa che i Giudici non tennero mai in considerazione è che il 02 Agosto, Mambro e Fioravanti erano a Padova insieme a Gilberto Cavallini perchè dovevano incontrare “Zio Otto” ovvero Carlo Digilio.
Luigi Ciavardini, invece, viene tirato dentro la vicenda da Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo, che, nel 1986, nel carcere di Paliano, convince Raffaella Furlozzi a raccontare ciò che le era stato detto dal fidanzato, Dario Macciò (ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia), ovvero che a mettere la bomba nella sala d’aspetto della stazione erano stati Nanni De Angelis e Massimiliano Taddeini (entrambi Terza Posizione), con Mambro e Fioravanti di copertura; secondo Izzo, Ciavardini era legatissimo a De Angelis e Taddeini e quindi sicuramente anche lui presente… da una “supposizione” senza prove di Izzo, Ciavardini viene coinvolto come “esecutore materiale” della strage e condannato a trenta anni di reclusione (prosciolto nel 2000)!!!! In occasione dell’arresto di Ciavardini morì Nanni De Angelis, scambiato dai poliziotti per lo stesso Ciavardini, pestato a sangue e poi “suicidatosi” in cella, le accuse mosse da Izzo nei confronti di De Angelis e Taddeini cadderò nel 1986 infatti vennero scagionati dalle riprese della RAI, che li filmano mentre il 2 agosto 1980 erano in campo per le finali nazionali di football americano a Castel Gandolfo!!!!
C’è un altra pista ancora aperta, che ha il nome di un cameriere bolognese e di una ballerina di night, Rodolfo Bulgini e Christa-Margot Frohlich. il primo lavorava al Jolly Hotel de la Gare, sul piazzale difronte la stazione di Bologna, la seconda fu fermata due anni dopo la strage all’aereoporto di Fiumicino. Arrivava da Bucarest con una valigia carica di esplosivo. Era diretta a PArigi in treno, via stazione Termini di Roma. Bulgini guardò la sua foto sul giornale e corse in questura a Bologna a dire:”la vidi la prima volta il pomeriggio del 2 agosto 1980 verso le 18.00 e parlava con un portiere. Poi ritornò al jolly il 2 agosto 1980 a mangiare e ricordo che effettuò parecchie telefonate, era particolarmente euforica, cercava con insistenza di conversare con me e mi riferì che abitava a Idice, che era stata ballerina al joker jolly quattro anni prima e che aveva effettuato delle telefonate per informarsi sul treno che era arrivato sul primo binario e che era stato investito dai detriti della bomba, perchè lì cerano i suoi figli!”.La signora Frohlich era tedesca con un passato di militante prima nel RAF e poi Revolutionare Zeller (RZ), ossia, altro non erano che cellule rivoluzionarie con incarico di “corriere di Esplosivi”. Una delle due sezioni delle RZ era diretta da Thomas Kram, che aveva contatti segretissimi con Carlos “lo Sciacallo”, il più temibile terrorista di tutti i tempi. A Scoprire questa serie di contatti, furono il Giudice Matassa e il Giornalista Pelizzaro (consulenti della commissione Mitrokhin), nel febbraio 2006. Riuscirono, addirittura, a documentare che Kram era a Bologna l’1 e 2 Agosto 1980. E che, in passato, in coppia con Frohlich, avevano già fatto viaggi per spostare esplosivo per attentati vari in Europa.Dal Carcere in cui è detenuto, “lo Sciacallo” ha ammesso:”L’esplosivo era nostro, lo stavamo spostando ed è esploso per un errore”. Secondo alcuni esperti, non fu un errore, ma un segnale dal FPLP,l’ala ESTREMISTA E MARXISTA DEL MOVIMENTO PALESTINESE al quale Carlos era vicino, che voleva punire l’Italia per la sua politica filo-araba di quegli anni!!!!!!!
Kram, anche lui in carcere, non ha mai aperto bocca, mai confermato o negato l’episodio1 intanto la Giustizia Italiana accusava Mambro, Fioravanti (entrambi ammisero tutti i delitti di cui si erano macchiati tranne questo) e Ciavardini; inotltre le false accuse (Accolte per convenienza politica) provocarono la morte di un innocente NANNI DE ANGELIS!
Ancora oggi c’è mistero intorno la strage che provocò la morte di 85 innocenti…ma l’unica cosa di cui, ormai, non ci sono dubbi… LA STRAGE NON FU’ FASCISTA!
Valerio Arenare
Movimento Patria Nostra

Strage Bologna, striscioni Forza nuova in tutta Italia: verità

martedì, agosto 3rd, 2010

logo_forzanuovaL’altra notte Forza Nuova ha affisso in tutta Italia decine di striscioni con questa scritta, “Dopo 30 anni, chiediamo semplicemente la verità su una delle pagine più buie e tragiche della storia d’Italia”. “Per la strage di Bologna – spiega il coordinatore regionale di Forza Nuova nel Lazio Gianguido Saletnich – .hanno pagato dei capri espiatori, dei colpevoli di comodo, perché, all’epoca dei fatti, incolpare i «fascisti» fu la cosa più semplice ed utile al sistema per nascondere la realtà dei fatti. Una realtà che nell’arco dei decenni, ad opera di pochi, isolati e coraggiosi indagatori ha assunto dei connotati abbastanza definiti: l’Italia del 1980 era una campo di battaglia dove si scontravano potenze europee ed extraeuropee, l’obiettivo era il controllo geopolitico del mediterraneo. Ustica fu uno degli episodi, il DC9 Itavia fu abbattuto, per sbaglio, ma ciò non esime da colpe, durante un’azione di guerra, ormai lo ammettono tutti, cosi come tutti ammettono che la pista da seguire per Bologna è quella mediorientale, certamente non quella neofascista.” “Nel trentesimo anniversario di quella tragedia -dice ancora il dirigente di Forza Nuova- abbiamo voluto sottolineare ancora una volta come le centinaia di famiglie dei morti e dei feriti siano state prese in giro e sia stata loro raccontata non una verità, ma una menzogna! Per quel fatto hanno pagato e stanno pagando degli innocenti. Noi accusiamo i governi che si sono succeduti dal 1980 in poi di aver nascosto, volutamente, la verità sulla strage di Bologna e di questo dovranno rendere conto, prima o poi, al popolo.”

SALERNO, STRISCIONI IN CITTA’ PER CHIEDERE LA VERITA’ SUL PIU’ SANGUINOSO ATTENTATO DELLA STORIA ITALIANA

martedì, agosto 3rd, 2010

bol2Salerno -    In occasione della drammatica ricorrenza di quel 2 Agosto 1980, quando, alla stazione di Bologna, una bomba uccise 85 persone, l’associazione culturale “Salerno Futurista – CasaPound Italia” invita tutti a riflettere su come, ancora oggi, a trent’anni di distanza, ancora giustizia non sia stata fatta. E lo fa attraverso l’affissione di 2 striscioni recanti le scritte ” Strage di Bologna, Strage di Stato” e “La strage non è fascista”.
Sebbene tre condanne siano state emesse nei confronti di Luigi Ciavardini, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, quali “esecutori materiali della strage”, il castello accusatorio, montato ad arte per offrire dei colpevoli in pasto all’opinione pubblica, manca dei mandanti e del movente.
“Se anche tutto ciò fosse vero, sarebbe comunque una ‘giustizia incompleta’. Ma noi – afferma Guido D’Amore, segretario SF-CPI – non crediamo a questo, sia perchè la tesi che porterebbe ad una strage di stampo neo-fascista, è fondata solo su elementi indiziari che non trovano riscontri fondati e sia perchè i principali testimoni dell’accusa sono Massimo Sparti e Angelo Izzo, nell’ordine: un falsario condannato per furto e ricettazione, liberato in seguito alle sue deposizioni riguardo la strage  per un tumore di dubbia esistenza, e l’altro ben più noto alle cronache per essere lo ‘Stupratore del Circeo’.
Insomma in questi trent’anni abbiamo assistito a come delle costruite supposizioni siano state offerte al pubblico dominio come verità assolute, e con i nostri striscioni affissi per la città – conclude D’Amore – vogliamo ricordare a tutti che quei morti, i loro parenti e l’Italia intera attende ancora che giustizia sia fatta e venga svelata la verità sul più sanguinoso attentato che l’Italia ricordi”.

STRAGE BOLOGNA, FORMICA: «LA VERITÀ È NEGLI ARCHIVI DI ALTRI PAESI»

lunedì, agosto 2nd, 2010

22841Roma, 2 ago. -  La verità sulle stragi «non è, se non in minima parte in Italia, è fuori dall’Italia, è negli archivi degli altri Paesi» e per rivelarla «ci vuole una forza, una capacità politica da imporre agli altri Paesi». Rino Formica, ministro dei Trasporti all’epoca della strage di Bologna e protagonista politico di quegli anni, parla all’ADNKRONOS del «contesto internazionale» nel quale, a suo giudizio, sono maturate le stragi che sconvolsero l’Italia. La capacità dei giudici di fare luce sui tanti misteri che ancora avvolgono quelle vicende, a cominciare dalla strage di Bologna, dice Formica, è limitata: «non arriveremo mai a capo di niente». L’ex ministro socialista preferisce non concentrarsi sulla possibile «pista palestinese»che, a trenta anni di distanza, potrebbe contribuire a far scrivere una nuova verità sulla strage del 2 agosto 1980. «Io inquadro tutta la vicenda delle stragi all’interno di un contesto internazionale nel quale noi avevamo una condizione di sovranità limitata -spiega Formica- e all’interno di questi spazi di sovranità limitata si sono inserite anche sovranità limitate aggiuntive». Per Formica, «va rivista bene la storia d’Italia, che non può essere la storia delle sentenze, nè può essere la storia delle commissioni di indagine parlamentare che erano tutte legate a un contesto politico».

La prova, per Formica, «è data dal fatto che negli ultimi vent’anni, quando sono andati al governo tutte le forze politiche, sia di destra che di sinistra, che non avevano partecipato alle esperienze di governo della prima fase repubblicana, e che nelle commissioni di indagine avevano scritto relazioni di fuoco, poi quando sono andate al governo, di quelle relazioni si sono dimenticati tutti». La verità, quindi, va cercata negli archivi di altri Paesi, ma Formica non si fa troppe illusioni: «Se si dovesse, sia nei Paesi dell’Alleanza atlantica che dell’ex Patto di Varsavia, collaborare per sollevare il velo sulle violazioni di sovranità, beh si aprirebbe una reazione a catena in cui si sa come si comincia e non come si va a finire…», chiosa Formica. L’ex ministro non nasconde il proprio pessimismo sulla possibilità di arrivare alla verità sui tanti misteri di quegli anni. «Dobbiamo tenere presente se cerchiamo una verità giudiziaria o una verità politica», dice Formica, e poi, conclude, «per eventi internazionali ci vuole una collaborazione internazionale, i giudici hanno una competenza limitata, possono chiedere una rogatoria, e se non gliela danno che fanno?». (Mli/Pn/Adnkronos)

Forza Nuova: vogliamo la verità sulla Strage di Bologna

lunedì, agosto 2nd, 2010

Striscione_Strage_di_Bologna_02_agosto_2010Trent’anni sono passati dal quel grave episodio che ha stravolto la vite di tanta gente innocente e distrutto il futuro umano e sociale di tantissimi ragazzi di una determinata generazione politica. Forza Nuova in concomitanza con le iniziative anche degli altri nuclei siciliani, intende far sentire la propria voce su questo grave tema , che i media ed i mezzi di comunicazione non dedicano il doveroso spazio. Vogliamo capire e conoscere chi siano i mandanti di questo folle gesto incastonato all’interno della strategia della tensione, vogliamo che si riapra il processo e che vengano finalmente discolpate persone innocenti come Luigi Ciavardini.

Il segretario Nazionale di F.N. On. R.Fiore dichiara : si è spesso detto che fondamentale è stato il ruolo della P2 in questi drammatici eventi. Lo è stato certamente per il depistaggio e per il ruolo egemonico che esercitò in quei mesi in una serie di gravi e sanguinosi accadimenti.

La Strage di Bologna NON E’ FASCISTA, come ha di recente dichiarato anche il nostro ex presidente del Consiglio e della Repubblica Francesco Cossiga, però ancora non si sa: “Chi è stato veramente” , Forza Nuova chiede di non affossare questa brutta pagina della storia nazionale e lo chiede per le vittime e i loro familiari, per Ciavardini, per la residua dignità di uno Stato, ma, soprattutto, la Verità – a cui tutti abbiamo diritto. (lnx.cataniapolitica.it)