Forza Nuova: la nostra posizione sullo scontro Fini-Berlusconi
venerdì, settembre 10th, 2010
Questo breve documento viene pubblicato in momenti di seria agitazione politica parlamentare dettata dalle controversie causate dallo scontro Fini-Berlusconi. La posizione di Forza Nuova è nota: l’equidistanza che ci separa dal Presidente della Camera Fini e dal Premier Berlusconi è evidente, essendo entrambi nella loro diversità parte consistente di quella bassa, affarista, personalistica politica che noi avversiamo. Su Silvio Berlusconi si è detto e scritto talmente tanto che la sua figura agli occhi di un lettore medio non può che essere chiara:parliamo di un politico i cui legami ed interessi sono risaputi.
Sulla posizione del Presidente della Camera Fini, invece, taluni potrebbero avere dubbi ed illudersi di una sua quantomeno parziale “pulizia”. Qualche ingenuo potrebbe leggere nelle recenti azioni di Fini una sorta di risveglio morale dettato da una coscienza non del tutto sporca. Ebbene, la storia dell´ appartamento monegasco di Boulevard Princesse Charlotte che ha coinvolto il Presidente della Camera Gianfranco Fini e la famiglia della di lui compagna Elisabetta Tulliani, conquistando il posto d´ onore nelle cronache estive, ha fatto emergere una vicenda che, dal 2007 ad oggi, i governi, sia di centro destra, che di centro sinistra, si erano preoccupati di nascondere con cura. Un vero e proprio scandalo che vede coinvolti imprenditori, partiti, mafia, che di comune accordo si sono spartiti 98 miliardi di euro evasi al fisco dal 2004 ad oggi. Per intenderci l´ equivalente di 3 leggi finanziarie e 6 volte il Pil di una nazione africana.
Con il decreto ministeriale Siniscalco del marzo 2004 infatti viene istituita in Italia una concessione a diverse società private per il gioco “con partecipazione a distanza” riguardante circa 40.000 slot machines, sale bingo, scommesse. Sempre nel 2004 in una cena a Saint Marteen, nelle Antille Olandesi, si decide di assegnare una delle 10 concessioni disponibili alla Atlantis World Ltd. Alla cena partecipano l´ attuale presidente della Camera, Fini, il suo segretario particolare Francesco Cosimi Proietti, Francesco Corallo, figlio di un noto pregiudicato per associazione a delinquere e sospettato di spaccio internazionale e riciclaggio e Amedeo Labocetta, uomo di fiducia di AN in Campania. In linea con il decreto ogni slot machine, per essere in regola, deve essere collegata al SOGEI, il modem centrale che fa capo al Ministero delle Finanze, che raccoglie il volume delle giocate e calcola il prelievo erariale che le società concessionarie deve versare allo stato, che nello specifico è pari al 13%.
Ogni macchinetta che non sia collegata al SOGEI deve essere dichiarata non funzionante e deve essere per legge chiusa in un magazzino. Ebbene su un totale di circa 40.000 slot solamente un terzo sono collegate al SOGEI, le rimanenti risultano non collegate. E´ proprio la Atlantis, il cui legale rappresentante è Labocetta, a dichiarare non collegati e chiusi in magazzino 26.858 apparecchi non funzionanti: un alto numero di apparecchi non funzionante,ma fino a qui niente di strano se non il fatto che le 26.858 slot machines vengono “dichiarate giacenti” nel magazzino di un bar di 50 metri quadri a Riposto, un paesino in provincia di Catania. La Guardia di Finanza comincia così ad accorgersi che forse gli apparecchi dichiarati non funzionanti, in realtà funzionavano, e che forse la percentuale sul volume complessivo delle giocate, invece di entrare nelle casse dello stato italiano sotto forma di gettito fiscale rimpinguava quelle di Corallo, Laboccetta e compagnia. Nel 2006 l´ allora ministro delle Finanze Vincenzo Visco istituisce,sul caso, la commissione di inchiesta New Slot, presieduta dal sottosegretario Alfiero Grandi. Il 23 marzo 2007, dichiarata la fine dei lavori della commissione, il rapporto non viene reso pubblico, il testo della relazione finale diventa introvabile e prima di scomparire definitivamente vengono per sicurezza eliminati dal documento originale tutti i riferimenti al coinvolgimento di persone appartenenti ad associazioni di stampo mafioso.
Alla fine, anche la conferenza stampa della Guardia di Finanza viene bloccata “dall´ alto” e annullata. Ci si aspetta almeno la revoca ai concessionari ma neanche questo avviene; nella manovra finanziaria del 2008 infatti Prodi cambia i termini del contratto tra monopolio e concessionarie sulla chiarezza della trasmissione dei dati sulle giocate trasmesse. Come se non bastasse fra il clamore di maggioranza e opposizione nel 2009 l´ on. Cosimo Ventucci del Pdl presenta un emendamento al decreto legge sulle misure anticrisi per il condono fiscale di 90 miliardi di euro. Il condono non passa e adesso è la Corte dei Conti ad indagare, e indaga fra gli altri su Giorgio Tino, direttore dell´ Agenzia dei Monopoli ( che con Proietti ebbe una febbrile consultazione che portò all´ insabbiamento del tutto e alla nomina della sorella del Sindaco Alemanno alla vice presidenza dei Monopoli), e sulla consorte, Anna Maria Barbarico, altro dirigente dei Monopoli di Stato. Atlantis World Ltd deve ad oggi allo Stato Italiano 31 miliardi di euro. E la collusione tra imprenditori, mafia e alte cariche dello stato si evince nella faccenda dal fatto che l´ attuale amministratore della Atlantis James Walfenzao e Francesco Corallo sono gli stessi proprietari di una delle due società off-shore, la Printemps, che hanno approfittato della svendita dell´ appartamento di Boulevard Princesse Charlotte da parte del Presidente della Camera.
James Walfezao, cosi come Tony Izelaar, proprietario della seconda off-shore coinvolta nell´ operazione monegasca, sono cittadini con doppia cittadinanza ( una è israeliana), che, in collaborazione con i vertici politici e con la criminalità organizzata, si rendono protagonisti della più grande ( per entità) truffa nei confronti dello Stato Italiano di tutti i tempi Questi fatti avrebbero dovuto portare tutti gli individui coinvolti ad essere incriminati per associazione a delinquere di stampo mafioso, oltre che per tutti i numerosi reati fiscali. Invece Atlantis continua ad operare indisturbata e a fare business. Emerge infine evidente di che tipo sono i contatto internazionali di Fini e di AN, che patti e che accordi abbia stretto e di che livello sia il suo collegamento con la centrale sionista internazionale e con i tentacoli della piovra mafiosa.
La Segreteria nazionale
FORZA NUOVA
ROMA, 10 SET – «Silvio Berlusconi venne a parlare con mio marito per vedere se poteva avere appoggi sulla questione del balck out delle sue tv e mio marito disse di sì, perchè considerava la Tv un elemento valido per ciascuno di noi e anche per i ragazzi come mezzo educativo e culturale»: così Assunta Almirante, vedova del leader storico del Msi, ai microfoni di Radio radio risponde a chi gli chiede dei rapporti negli anni con l’attuale premier.
Avanti, cercando di evitare le elezioni. Umberto Bossi corregge il tiro, rispetto a qualche giorno fa, e si allinea al pensiero di Berlusconi. «Lui dice che per il bene del Paese bisogna andare avanti così? Se lo dice lui, che è il leader, va bene anche a noi». Da Saluzzo, nel cuneese, dove è iniziato il lungo week-end della ‘Festa dei popoli padanì, Bossi giura piena fedeltà a Berlusconi: «Noi siamo alleati e gli daremo il voto.
MOSCA, 9 SET – Alle prese con una soffocante situazione interna, Silvio Berlusconi cerca un pò di respiro internazionale domani in Russia, dove ad attenderlo ci sono (a Yaroslavl) il presidente Dmitri Medvedev e (probabilmente nella sua dacia vicino Mosca) l’amico Vladimir Putin.
Roma, 9 set. – Dall’appello di Belpietro a Bossi ai sospetti su Tremonti. I giornali di area di centrodestra fanno a gara a interpretare le ultime mosse della Lega, dopo le dichiarazioni al vetriolo di Umberto Bossi. Ed è proprio al leader della Lega che si rivolge direttamente Maurizio Belpietro nel suo fondi in prima pagina su ‘Libero’: «Caro Bossi, tu e Berlusconi dovete marciare insieme se volete vincere. E, se serve, bisogna pure arruolare Casini», scrive Belpietro. «È il male minore -prosegue-. Sono certo che Casini, il quale ha elettori pià omogenei al centrodestra che al centrosinistra, non si tirerebbe indietro e, con qualche modifica, voterebbe pure il tuo federalismo. È un cucchiaio amaro, ma uno come te sa che è l’unica medicina che può salvare oggi il centrodestra. Dunque non esitare: trangugia». ‘Il fogliò, invece, mette Giulio Tremonti sotto i riflettori. «Se vanno male le elezioni, il capo della Lega è già pronto a un governo di unità nazionale guidato da un premier che non si chiama Silvio Berlusconi», si legge in un editoriale di prima pagina secondo il quale nel Pdl «fa capolino Tremonti nelle vesti del complottista». Secondo lo scenario dipinto dal ‘Foglio’, «una ingovernabilità al Senato porterebbe a una maggioranza sostenuta dalla Lega e allargata al Pd: un equilibrio che incoronerebbe presidente del Consiglio l’attuale ministro dell’Economia».
Andare avanti per «senso di responsabilità» nei confronti del Paese. Silvio Berlusconi apre l’ufficio di presidenza del Pdl affrontando subito il nodo che tiene banco per tutta la giornata: la tenuta del governo e della legislatura, anche alla luce della richiesta formulata due giorni fa di un incontro con il Capo dello Stato dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello e alla luce dell’intervista televisiva di ieri del presidente della Camera. Quasi in contemporanea arriva la precisazione del Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano dice di non aver ricevuto ancora alcuna richiesta di udienza, mentre mostra di prendere atto, come di «un annuncio, una scelta», di quanto dal leader leghista Umberto Bossi che nel pomeriggio fa salire la tensione lasciandosi andare con i giornalisti a Montecitorio. Il leader della Lega insiste: la strada maestra resta quella delle elezioni e alle urne ci si va «se ci sono le dimissioni di Berlusconi o un voto contrario» sui 5 punti programmatici. E ancora: a chi gli chiede se ci sia la possibilità che la Lega non voti la fiducia Bossi replica: «Ci sono anche queste possibilità…». A chiarire che non è un bluff, il ministro non esita a replicare con una sonora pernacchia a chi gli ricorda che Gianfranco Fini non intende dimettersi dalla presidenza di Montecitorio. E Napolitano, appunto, si limita a dire: «È un problema puramente politico su cui non mi pronuncio. È un annuncio, una scelta, non so come definirlo, di cui posso solo prendere atto».
«Questa destra ha sofferto sulla sua pelle cosa significa il berlusconismo e oggi ha alzato la testa, si trova a scegliere nuovi compagni di strada, può legittimamente parlare a tutti gli italiani in nome di un futuro in comune». È quanto scrive, su Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo, il direttore Filippo Rossi. «Il vulnus del rapporto tra destra e l’uomo di Arcore – prosegue l’articolo – è tutto lì.
Roma – Se c’è una maggioranza politica sui cinque punti programmatici contenuti del documento del Pdl si va avanti, altrimenti si vota. Sarebbe questa la linea indicata da Silvio Berlusconi durante il summit di ieri a palazzo Grazioli. Una linea, riferiscono alcuni partecipanti all’incontro, condivisa dai vertici del Pdl presenti, che sarà illustrata questa sera all’ufficio di presidenza del partito, convocato per le 18.
