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“Area Destra” riguardo la crisi di maggioranza a Gavorrano

lunedì, settembre 6th, 2010

area destraArea Destra entra nel merito della crisi che si è aperta all’interno della maggioranza nel comune di Gavorrano, feudo incontrastato della sinistra per decenni, che ormai mostra tutti i suoi limiti progettuali e programmatici rivelandosi, nella sostanza, incapace di governare.

Area Destra entra nel merito perché si sente vicina ai cittadini e al territorio. Ai cittadini perchè per quasi 70 anni gli è stato precluso ogni possibile sviluppo economico e sociale e al territorio che, pur avendo grandi potenzialità, è stato lasciato languire invece di farlo assurgere al ruolo che merita.

Area Destra entra nel merito forte anche del consenso che sta registrando sul territorio con la prossima apertura di un circolo a Gavorrano, segno evidente di un malessere diffuso e di una voglia di riscatto della popolazione stanca di far dipendere il proprio futuro dalle logiche politiche della spartizione del potere, tipiche delle amministrazioni di sinistra.

Creano sconcerto anche le dichiarazioni dell’opposizione che, per bocca del capogruppo di “Gavorrano Libera”, definisce Gavorrano “Paese zimbello della maremma” ma lascia che: “Siano i congiurati del PD ad uccidere il loro Cesare”.

Un comportamento da Ponzio Pilato che denota il lassismo generalizzato che alberga nelle Istituzioni a discapito dei superiori e generali interessi della comunità amministrata.

Non sappiamo se la miccia accesa dal sindaco Borghi produrrà la logica e conseguente deflagrazione o se i tentativi in corso, da parte delle segreterie provinciali del PD e di Sel, riusciranno a ritardarne l’esplosione. Certo è che tutti, opposizione e maggioranza, hanno paura di un imminente confronto elettorale, consci della disaffezione che la loro politica a determinato nei cittadini.

Un sollecito confronto elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale che invece Area Destra auspica. Un rinnovo radicale che tenga fuori dalle amministrazioni gli apparati di partito. Un rinnovo all’insegna della trasparenza amministrativa e del buon governo che metta al centro dell’azione politica il cittadino e il territorio.

Dirigente nazionale Area Destra

Adriano Renis

Area Destra: chi si dichiara “estremista” non è creduto neanche dal vicino di casa

giovedì, agosto 26th, 2010

area destraAdesso il quadro è completo. La parte più significativa (considerati gli attuali rapporti di forza) della politica italiana è divisa in tre tronconi: l’inutile Sinistra guidata da Pierluigi Bersani, senza identità e senza progetto, speranzosa di veder cadere il governo per eventuali meriti altrui; il caravanserraglio Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini e, ora, Luca Corsero di Montezemolo; Silvio Berlusconi e la Lega.

Avendo solide idee di destra, ce n’è abbastanza per tirare giù il sipario e decidere d’occuparsi d’altro. Ma è possibile, essendo di destra, non occuparsi delle sorti del Paese. Se non è possibile, e non lo è, si aprono due strade per la Destra italiana: proporre un’alternativa globale a questo sistema di cose; scegliere una strada per rientrare nel gioco vivo della politica. Ovviamente, prima di compiere una scelta, è bene chiarire le premesse. E le premesse indispensabili sono due: ammettere che la Destra – nel suo complesso intesa – è da tempo, troppo tempo fuori dal gioco, a causa delle divisioni che la caratterizzano; in secondo luogo, che un’alternativa globale, anche qualora si riuscisse a riunire tutte le Destre sotto un’unica sigla, oggi apparirebbe come un altro modo per disinteressarsi delle cose, dal momento che difficilmente si riuscirebbe a radunare il consenso necessario per non essere spazzati via. Perché – sia chiaro – in tutto questo bailamme è questo che rischierebbe la Destra italiana se, per l’ennessima volta, fallisse miseramente l’appuntamento elettorale e politico: essere definitivamente archiviata nel falcone delle “inutilità” della storia recente.

Chi parla d’altro, chi s’erge a “duro e puro” – e ci sarà chi lo farà –, o è stupido o è furbo: cerca l’applauso, il facile consenso dei militanti giustamente orgogliosi della loro diversità, ma li condanna anche a restare ai margini del campo, a vedere gli altri giocare. Chi ha la responsabilità di guidare un movimento nazionale, non dovrebbe neanche immaginare di far rischiare ai suoi iscritti e ai suoi amici e sostenitori un destino del genere. Area Destra, per lo meno, non lo farà. Dunque, è necessario pensare quale struttura darsi per far in modo che, qualunque sia la sponda sulla quale appoggiarsi, questa scelta non sia l’ennesima trappola in cui ci s’infila, magari in cambio di qualche poltroncina sicura per i dirigenti di vertice di questo o di quel movimento o delle Destre unite insieme. La strada, si sa, passa solo e unicamente – in primo luogo – attraverso il processo di unificazione.

Solo una Destra “corposa” può resistere ai ricatti e alle “sirene” dei competitori adesso più forti. Poi, è necessario che questa Destra sia governata da un partito “spersonalizzato”, cioè, in cui l’istanza assembleare – in cui si riflettono le forze raggruppate nel territorio – possa determinare efficacemente e realmente la linea politica. I partiti dei leader e dei “colonnelli” si è visto la fine che fanno e non è proprio il caso di ripetere l’esperienza. Infine, una volta definita l’organizzazione, mobilitare le energie della Destra sui temi politici tradizionali, spesso scippati a essa dalla ex-Forza Italia e dalla Lega. Con un’aggiunta importante: ritornare ad avere un nemico. Quello più diretto, oggi, dovrebbe essere il sistema bancario, ma non è il solo soggetto a cui sarebbe venuto il momento di dichiarare guerra.

Quel che conta, però, è che una volta individuato, il nemico sia combattuto appunto per quello che è, con la grinta necessaria, magari anche con iniziative clamorose. In giro per l’Italia ci sono tanti amici imbecilli che amano definirsi “estremisti”, col solo risultato di non essere presi in considerazione seriamente neanche dai vicini di casa. Se è sciocco definirsi così, nulla vieta, anzi, di tornare a essere Destra in modo ferreo, determinato. Se si persegue uno scopo, bisogna essere pur disposti a rischiare qualcosa per ottenerlo, o no? Sempre nel sostanziale rispetto della legalità, ovvio, ma, appunto, “sostanziale”.

Di una Destra ossequiosa di tutto e timorosa anche della sua ombra, l’Italia non ha bisogno. Unirsi tutti, allora, e tornare in strada a far sentire la propria voce: è questo che bisogna fare, subito e senza più perdere tempo. (areadestra.it)

In Puglia le sigle di Destra ricordano la strage di Bologna

lunedì, agosto 2nd, 2010
bologna-2-agosto-1980Nella giornata di sabato 31 luglio, presso la sede situata in via zannotti 72, i gruppi Forza Nuova, Area Destra, Alleanza Pugliese e Fiamma Tricolore hanno organizzato un convegno sulla Strage di Bologna. L’evento teso alla commemorazione di tutte le vittime di quella triste giornata, vuole ristabilire una verità storica che ancora oggi, nonostante i trent’anni trascorsi ed una sentenza definitiva, non appare per nulla credibile e sembra celare intrighi internazionali, proprio come tante altre vicende relative a quel periodo della storia italiana. Durante il corso della manifestazione, si è parlato di affermazioni rilasciate in diversi momenti dall’allora Presidente Cossiga, che riconducano il tragico evento a controversie internazionali, nelle quali sono implicati gruppi nazionalisti palestinesi, mossad e cia, piuttosto che ad un’azione compiuta dal commando Mambro, Fioravanti, Ciavardini, ritenuti con sicurezza innocenti.
Gli organizzatori affermano che, secondo molti, anche in ambienti del pdl come della sinistra, oggi, questi tre personaggi potrebbero non essere neanche gli esecutori materiali, ma capri espiatori e vittime di una vicenda più grande di loro, che aveva ogni interesse a far ricadere la colpa e responsabilità dell eccidio su un determinato colore politico !!!
Rafforza la loro convinzione in primo luogo il fatto che il processo si sia basato sulle dichiarazioni di un test, Sparti, che proprio a processo chiuso si sono rivelate mendaci, ed in secondo luogo sull’impossibilità di accedere a una gran mole di documenti riservati, e coperti quindi da segreto di stato.
Viva partecipazione e reale interesse è stato espresso dai numerosi partecipanti, nei confronti di una vicenda ancor oggi volutamente poco chiara e conosciuta.

Fusione in vista tra “Area Destra” e “Fiamma Futura”

giovedì, luglio 29th, 2010

area destraMassimiliano Mazzanti, coordinatore nazionale di Area Destra, ha consegnato questa mattina a Piero Puschiavo, leader del movimento Fiamma Futura, e ad Andrea Urso, presidente del Coordinamento nazionale di Area Destra, la bozza di accordo per la fusione delle due realtà in un unico soggetto politico. A partire da settembre, dunque, al tavolo della Consulta per l’unità dell’area potrebbe sedersi – e nel ruolo di ospitante – una nuova realtà presente praticamente in tutto il territorio nazionale e, laddove attualmente insistono gruppi militanti delle due distinte formazioni, più potente in termini di militanti e capacità operative e politiche. Con questo atto, il coordinatore nazionale di Area Destra cerca di concretizzare una vicinanza ideologica, politica e operativa già chiaramente emersa nei mesi scorsi e che suggeriva quasi naturalmente l’unione delle due forze. L’auspicio è che il passo deciso in avanti verso l’unità delle forze identitarie e militanti porti con serietà e spirito costruttivo anche le altre formazioni a unirsi insieme in questo delicatissimo frangente della politica italiana. Ovviamente, contenuti e termini dell’accordo saranno resi pubblici dopo le valutazioni da parte degli interessati. <Area Destra è nata per promuovere l’unità dell’area – dichiara Massimiliano Mazzanti – non per fagocitare altre realtà o per auto-affermare ex-dirigenti politici di altre formazioni. Col passo in avanti proposto oggi a Puschiavo, anche in relazione e a smentite di certe recenti polemiche diffuse ad arte nell’ambiente, Area Destra conferma la sua fedeltà alla missione e la sua capacità non solo di aggregare singoli militanti o interi gruppi sul territorio, ma anche di saper individuare assieme alle altre dirigenze le strade più efficaci per assicurare all’Italia e in tempi stretti una nuova, grande Destra, politicamente importante ed elettoralmente competitiva>.

Mazzanti: «Caro Fiore, Area Destra esiste e la Consulta è ancora aperta»

giovedì, luglio 29th, 2010

di Massimiliano Mazzanti

image001Singolare comportamento, quello di Roberto Fiore. Ospite della Consulta per l’unità dell’area creata da Area Destra, oggi coglie l’occasione di un’intervista a La Mosca Bianca per sentenziare che… l’iniziativa è fallita. Secondo lui, a far fallire il progetto di Area Destra sarebbe stata una non meglio precisata “deriva pidiellina”, a cui, per altro, si sarebbe opposto solo un dirigente che, guarda caso, oggi viene segnalato dalla stessa Forza nuova come un possibile perno di manovra per una nuova “riunione” dei partiti della cosiddetta Destra radicale sotto l’egida appunto di Fn.
Dispiace per Fiore, ma le cose non stanno affatto così.
In primo luogo, Fiore potrà benissimo decidere di non partecipare più alle riunioni della Consulta, ma – sempre che non s’offenda – non sarà certo lui a decidere se e quando sarà chiusa.
Quale sarebbe, poi, la svolta “pidiellina”, di cui la dirigenza di Area Destra è stata accusata anche da Pucci e dai suoi amici?
Contrariamente ad altri partiti dell’area, AD ha messo nero su bianco il proprio programma e le sue intenzioni di azione politica. Nell’ultimo capitolo di Essere Uniti Essere Destra è stato chiaramente specificato come AD:
1 – Non consideri il Centrodestra un nemico, perché il nemico di AD è la Sinistra (oltre che tutto ciò che nella società su muove ai danni del popolo italiano, al di là egli schieramenti politici);
2 – Che, contrariamente a quei partiti che, da sempre, predicano a gran voce di non voler nessuno accordo col PdL, salvo poi cercarlo sotto banco in tutte le occasioni; AD ha chiarito quando e come è possibile e dignitosa – tanto a livello nazionale che locale – un’alleanza elettorale col PdL, dando così ai suoi iscritti e simpatizzanti due possibilità: quella di regolarsi sul da farsi nel territorio di propria competenza; quella di verificare se le azioni della dirigenza nazionale corrispondono ai programmi esposti.
Da questo punto di vista vale ricordare che, a partire proprio da Pucci, ogni capitolo di quel libro, prima della pubblicazione, fu letto e approvato da tutti i componenti dell’allora esecutivo nazionale.
Semmai, ormai è chiaro e lampante ciò che è successo in queste settimane e proprio grazie alle parole di Fiore. In AD c’era chi lavorava per portare AD “a capitale” di Forza nuova, ma questo, oggettivamente, oltre che impossibile, sarebbe stato inutile e dannoso per il progetto stesso di unità dell’area. E ora che questa operazione è fallita, non è strano che quanti l’hanno tentata si dimettano e accusino chi è rimasto al proprio posto di aver “svenduto il progetto originario”. Forse, questi signori hanno agito non su mandato di Fn, ma, semplicemente, con l’intenzione di compiacere Fn, credendo in questo modo di rafforzare rapporti personali. Di certo, un AD fotocopia di Fn non sarebbe stata utile a nessuno, neanche allo stesso Fiore.
Così come Fiore, al di là di quel che dice a La Mosca Bianca, sa benissimo che non si potrà mai riunire l’area sotto l’egida di una delle sigle storiche del dopo-Fiuggi, per le note questioni di gelosia e primogenitura e supremazia dei vari capi e capetti.
Quel che è certo, è che AD non è finita, non ha chiuso i battenti della Consulta, non cerca casa nel PdL e, anzi, cresce sul territorio sia in termini di circoli che di iscritti per circolo.
Di più. Si sono dimessi diversi dirigenti, è inutile negarlo. Ma è anche altrettanto facile notare come, da AD, si siano finora dimessi solo quei dirigenti – quasi tutti di nomina dell’ex-responsabile legale – che, nel proprio territorio di competenza non avevano alcun seguito, non essendo riusciti a tesserare e coinvolgere neanche i congiunti più stretti e confondendo l’attività politica con gli sproloqui via internet.
Non se ne farà un dramma, insomma.

Ciampino-Morena: nasce il Circolo di Area Destra

venerdì, luglio 23rd, 2010

area destraNasce oggi, dichiara in una nota il responsabile Massimo Zito, il circolo di Area Destra di Ciampino e Morena, intitolato a Beppe Niccolai.

Credo si senta ormai il bisogno di un soggetto aggregante per tutti coloro che, stanchi delle solite facce e delle solite parole stantìe della politica, sentano la necessità di un vero rinnovamento ideologico nella continuità delle tradizioni e dei valori dei nostri padri.

Unità sociale, identità culturale, integrità della nazione, onestà e trasparenza di coloro che sono chiamati ad amministrare il popolo sono i principi irrunnciabili che ci ispirano.

Ritengo che oggi, conclude la nota, per dirla con le parole di Beppe Niccolai, sia indispensabile avviare la fase delicata del rinnovamento politico e sociale, da cui scaturisca una classe dirigente scelta sulla base di meriti reali che, però, possono manifestarsi soltanto nel dialogo e nel rispetto delle altrui posizioni.

Area Destra Ciampino-Morena, quindi, dialogherà con tutte le forze politiche del territorio disponibili al confronto democratico.

 

Massimo Zito

responsabile circolo Area Destra Ciampino-Morena

Lamoscabianca intervista Fiore (Forza Nuova): «Ecco perchè Area Destra si è disciolta»

giovedì, luglio 22nd, 2010

di Stefano Pantini (lamoscabianca)

fiore111        La consulta per l’unità dell’area era partita bene, aveva delle prospettive, deluso del risultato?

Sebbene ci fossero delle buone premesse, l’ evoluzione del dibattito ha fatto emergere la spaccatura fra chi, come Forza Nuova ha sempre sostenuto un’unità dinamica e propositiva, e chi proponeva invece una unione statica e artificiale da “offrire” politicamente alla Pdl. La totale differenza tra le due vedute ha fatto si che non si potesse giungere ad alcun accordo.

 

 

2        Che cosa le dispiace di più di questa situazione e per chi?

 

Mi dispiace soprattutto per coloro che a livello locale avevano iniziato un percorso comune, e per quei dirigenti di Area Destra che c’hanno realmente creduto.

Resta comunque la possibilità di cooperazione, come già sta avvenendo in alcune parti d’Italia, con quella parte che in Area Destra  non ha accettato la deriva “piddiellina”.

Una particolare menzione va da parte mia al gruppo capitanato da Alessandro Pucci, che ha saputo raccogliere, aldilà delle apparenti battute di arresto, validi elementi politici e convogliarli in una  azione politica e sociale di tutto rispetto.

 

3        E’ possibile ricreare una nuova consulta?

In questo momento, stando ai dati di fatto, Forza Nuova è l’unica forza politica che non accetta il dialogo con il partito di maggioranza. Quindi più che ricreare una nuova consulta, Forza Nuova nel prossimo futuro si porrà come forza aggregante e elemento catalizzatore di tutti i movimenti che si pongono fuori dai due poli. 

 

4        Quali sono le sue proposte, le sue idee, i punti fondamentali, di possibile attuazione  per una confederazione di partiti o di un partito vero e proprio? C’è spazio nella situazione politica Italiana per questa nascita?

 

In un momento di crisi economica, di esplosione di  corruzione e di lotta alla mafia, un movimento patriottico deve distinguersi per chiarezza di progetti e per una differente  classe politica.

Le nostre principali battaglie in difesa dell’ identità,della ricchezza e della vita del nostro popolo sono quanto mai attuali, e rispondono alle richieste dei cittadini italiani stanchi di Lega, Pdl  e PD.

 

 

5        Ed in Europa?

In Europa, piuttosto che pensare a nuove organizzazione interpartitiche, è necessario creare una grande scuola-quadri e condividere con gli altri partiti  europei la strategia, guardando all’ est Europa e al mondo Russo come al nuovo punto di riferimento di una “lega dei popoli”.

Lamoscabianca intervista Pucci, fondatore di Area Destra: «Vi racconto la fine del partito»

sabato, luglio 17th, 2010

area destraDi seguito pubblichiamo la lunga intervista che Alessandro Pucci, coofondatore del movimento politico “Area Destra” ha rilasciato a  Stefano Pantini de “Lamoscabianca”:

Come nasce Area Destra?

Il Movimento Politico Area Destra nasce il 17 Dicembre 2009 per opera di 18 Fondatori adottando uno statuto che agli ultimi articoli prevede una Fase Transitoria con Organi e Deleghe ben definite.

La Prima ad Alberto Ferretti che assume l’Incarico di Portavoce Nazionale e la seconda ad Alessandro Pucci che assume l’incarico di Responsabile Legale. Questo è ben specificato nell’Atto Notarile di Costituzione del Movimento. Adotta un Nome e Simbolo registrato da Alessandro Pucci (UIBM) che come primo Fondatore lo fa utilizzare al Movimento (è prassi nota in tutti i movimenti e partiti). Nessun atto di cessione del Nome e Simbolo però è stato mai ratificato o è avvenuta tra Pucci e il Movimento: era da sempre stata la volontà di Pucci, ma gli eventi l’hanno impedito. Dei 18 Soci Fondatori ne sono rimasti al 26 giugno 2010, solo 17 essendosi dimessa Sheila Montori per iscritto: Alessandro Pucci, Andrea Urso, Alberto Ferretti, Adriano Renis, Andrea Carnesecchi, Benedetto Pagani, Cristiano Lancianese, Emanuele Cerroni, Gianandrea Pieraccini, Giovanni Ciasullo, Giovanni Obligato, Giuseppe Busceti, Massimiliano Guerzoni, Maurizio De Ritis, Piervincenzo Squadrilli, Salvatore Giorgio Dino, Paolo Poggi (quest’ultimo passato in Lega, sembra che sia stato recuperato in extremis).

 

Poi dal Gennaio 2010 dello stesso anno si sono svolti Tre Riunioni dell’Esecutivo che ha adottato varie deliberazioni che però avrebbero dovuto essere Ratificate dalla Riunione del Coordinamento Nazionale che avrebbe dovuto anche ratificare l’ampliamento dell’Esecutivo che si allargò nel semestre con l’inserimento di Massimiliano Mazzanti e Massimo Cacciavillani.

Lo stesso Esecutivo avrebbe dovuto comunque essere ratificato. Una delle delibere dell’Esecutivo era anche l’allargamento del Coordinamento Nazionale a 5 altri Co-Fondatori:

Roberto Ferroni, Massimo Cacciavillani, Massimiliano Mazzanti, Francesco Stefanetti, Michele Filippi, portando così lo stesso Coordinamento Nazionale al numero di 22 Membri e in più l’allargamento a tutti i Regionali alla data nominati. Questo per divenire un organismo più territorialmente e umanamente rappresentativo.

 

La Riunione del Coordinamento Nazionale fu richiesta da me e altri Dirigenti dell’Esecutivo  del Coordinamento per il 26 Giugno con un Ordine del Giorno ben preciso: e tra le altre aperta a tutti i Dirigenti locali e Nazionali del Movimento proprio perché sia per la Trasparenza sia perché tutti gli incarichi erano meritocratici, si sarebbe potuto così lavorare insieme e prendere insieme le migliori decisioni in questa fase transitoria del Movimento che camminava, diciamolo, pari passi con la Consulta per L’Unità dell’Area istituita con specifico Articolo nello Statuto e poi già avviata come tutti sanno.

 

Visto che alcuni dell’Esecutivo come Andrea Urso, Massimiliano Mazzanti (che ancora non faceva parte del Coordinamento Nazionale), Giuseppe Busceti, Adriano Renis, Salvatore Dino, avevano tutte altre intenzioni come: convocare la riunione a porte chiuse; la mancanza di un O.d.G. chiaro e condiviso dai convocanti; non modificare le quote d’iscrizione dei Soci, dirigenti etc. alquanto alte; eleggere un Presidente, Andrea Urso (non previsto come carica dallo Statuto nella fase transitoria, perché l’unico Presidente era del Comitato Centrale, organo successivo a un uno Congresso); eleggere un Coordinatore Nazionale, Massimiliano Mazzanti (organo inesistente). stravolgere lo statuto con la trasformazione degli organi della fase transitoria in organo di partito etc.; cancellare praticamente la Consulta perché volevano prendere un altro cammino meno a dir loro “radicale” e fare l’Unione dell’Area con Associazioni vicine o parte della PdL; sentiti gli altri dirigenti contrari a tutto ciò, decisi di convocare a Tor di Quinto il 26 Giugno una Riunione aperta a tutti i Dirigenti locali e nazionali, per procedere legalmente in nome dello Statuto agli atti previsti, compresa la convocazione del Coordinamento Nazionale.

 

Andrea Urso e Massimiliano Mazzanti presero con i loro un’altra strada. Iniziano con la messa sotto controlla della pagina Web: Andrea Urso che controllava la Pagina Web del Movimento attraverso una società, complice anche un black out tecnico, cambiò le password di accesso e precluse a me e Alberto Ferretti la possibilità di continuare a pubblicare e l’accesso al sito (premetto che in una delibera del consiglio direttivo si indica l’impellente necessità di avere la proprietà del sito web e delle mail consegnate ai dirigenti personalmente, e fu invitato Urso a procedere al cambio ma non accadde nulla fino alla definitiva messa sotto controllo). Così spariscono anche articoli di pucci e comunicati di Fn e Mnp e incomincia ad essere stravolto anche l’organigramma: io per esempio scompaio da resp. legale.

Nel frattempo invitai per Mail il resp. tesseramento ed il resp. amministrativo a inviare gli elenchi rispettivi per rendermi conto con gli altri dirigenti della situazione del movimento: ma ne Adriano Renis resp. tesseramento né Giuseppe Busceti resp. amministrativo, consegnarono quanto poi non gli apparteneva. Dal sito furono cancellati i nomi degli appartenenti alla Consulta e dalle Mail che giravano si capiva che questi “golpisti” avevano ben altre intenzioni.

E qui è la fine della storia.

Io con 5 Membri del Coordinamento Nazionale-soci fondatori (Cristiano Lancianese, Emanuele Cerroni, Giovanni Obligato, Piervincenzo Squadrilli, Maurizio de Ritis) e altri Dirigenti Locali, Nazionali e Militanti e Massimo Cacciavillani membro dell’Esecutivo, facciamola riunione a Tor di Quinto.

Mentre Andrea Urso e altri 7 Membri del Coordinamento Nazionale-soci fondatori (Adriano Renis, Giovanni Ciasullo, Salvatore Dino, Paolo Poggi, Andrea Carnesecchi, Giuseppe Busceti, Benedetto Pagani) fanno la riunione blindata all’Hotel De Roussie con la presenza di Massimiliano Mazzanti.

 

Breve Cronistoria: gli aventi diritto del Coordinamento Nazionale e soci-fondatori erano e sono 17:

- Al De Roussie erano in 8 (6 toscani) – A Tor di Quinto eravamo in 6 – Gli Assenti erano tre (Alberto Ferretti, Massimiliano Guerzoni e Gianandrea Pieraccini).

Massimiliano Guerzoni si è successivamente dimesso anche Lui come tanti altri dirigenti, protestando contro l’atteggiamento prevaricatore del plotone del De Roussie. 

Al De Roussie si auto-eleggono: Urso Presidente, Mazzanti Coordinatore e ambedue Resp. Legali; sparisce poi l’organigramma nazionale; mi espellono con successiva diffida legale, etc. etc.

Da quando una minoranza decide per una maggioranza: si erano pure portati un “legale” per redigere il verbale e 5 uomini di un’agenzia di sicurezza.

Insomma si cerca di Imbavagliare chi è corretto e non la pensa come Te. Tipica operazione stalinista: l’imbavagliamento dell’altrui libero pensiero.

 

A Tor di Quinto si decide di dichiarare illegale la riunione al De Roussie.

Molti nel frattempo si sono dimessi in tutta Italia per protesta contro l’atteggiamento del Duo dinamico, Urso-Mazzanti.

Un Golpe di una piccola minoranza: mail e telefonate di solidarietà mi sono arrivate da tutta Italia.

Sono stato diffidato proprio perché ho difeso lo statuto; la proprietà del simbolo con nome registrato all’UIBM è mia. Il cammino di Area Destra per me è finito.

E’ finita una bella avventura che è passata alla storia nel breve periodo della Sua Esistenza.

Con Urso e Mazzanti e loro compagni, Io e chi è con me, NON abbiamo nulla da spartire.

Chi è loro complice non è un nostro Camerata: la vita è fatta di scelte e di onestà.

Anche l’operazione organizzata da Andrea Urso con Luca Lorenzi è fallita:

il Logo di Gioventù Italiana che Lorenzi appoggiato da Urso voleva registrare alle spalle di Storace mentre era ancora in carica. La Destra è rimasta giustamente con il suo Logo e Lorenzi ha finito la sua carriera espulso con disonore.

Sembra che Urso cercava sottobanco l’alleanza con Destra Toscana per le future elezioni e con  Lorenzi avere G.I. ma la stessa è rimasta compatta con la Destra.

 

Di chi è la colpa del declino di Area Destra?

Di gente ambiziosa che ha nomi e cognomi: Urso a Mazzanti etc.

Politicamente parlando, perché di questo declino, la consulta di Area è stata forse la vera artefice della situazione odierna?

No, a contrario di quanto dichiarato da Mazzanti e Urso, per esempio nessuna relazione dopo l’ultima riunione della Consulta è mai stata pubblicata da Area Destra: iniziava già un percorso alternativo: l’ho detto in precedenza: 

alcuni hanno preferito guardare a situazioni elettorali e politicamente a loro più compatibili: 

basta leggersi l’ultimo articolo comparso ieri in prima pagina del sito di area destra.

Riunire il nostro mondo è un’impresa ardua ma non impossibile: qualcuno aveva fretta e altri progetti in mente.

 

Come si procederà per il simbolo e la futura esistenza di Area Destra?

Se vogliono nome e simbolo che se lo tengano, quello che conta sono gli uomini e le idee.

Che cosa vuol dire a quelle persone che hanno voltato la faccia rispetto a quello che avevano ratificato nello statuto di Area Destra?

Nulla si sono già fatti una bella pubblicità. E poi giustamente sono persone……..

Area Destra è finita, che cosa vuol dire a quelle persone che ci hanno creduto e che sono rimaste deluse?

Che ringraziassero il plotone golpista: che giochino alla politica, abbiamo visto come sono bravi e pieni di storia…………………

E’ inutile sprecare tempo e convivere con questa gente.

E anche a chi si è adoperato con la presenza e la disponibilità nella consulta per la creazione di un nuovo partito?

Anche noi, traditi da questo manipolo, siamo tra questi o no?

Il progetto è annullato o solo rimandato?

Devo dire che francamente solo singolarmente ci si è rammaricati ma prese di posizione ufficiali da parte dei Movimenti più importanti non ci sono ancora state e questo fa riflettere…..

Nasce ad Aidone il centro studi sociali “Area destra”

giovedì, luglio 8th, 2010

di Angela Rita Palermo

area destraAidone. Ritorno di “fiamma” per Filippo Rosella, personaggio conosciuto nel panorama politico aidonese, che ha annunciato ad Aidone la nascita di «Area destra». Per spiegare i motivi che l’hanno indotto a seguire la via primitiva a lui congeniale della destra radicale, decidendo di abbandonare definitivamente “strade contorte”, come quella che l’hanno visto sostenere, alle trascorse elezioni, l’amministrazione comunale attualmente in carica, si è affidato ad un manifesto in cui chiede scusa a quanti ha domandato un solo consenso elettorale per la coalizione civica che attualmente governa e di cui ammette il fallimento. Rosella sostiene che, al di là dei rapporti amichevoli con il sindaco Filippo Gangi, non ha potuto fare altro che constatare l’assenza di quelle scelte a garanzia di un percorso che avrebbero espressamente motivato il personale impegno elettorale in una disomogenea coalizione.
Fedelissimo, nel passato, dell’ex sindaco di An Filippo Curìa, si è poi dissociato dalle scelte di politica locale e nazionale operate da quest’ultimo. Per le trascorse amministrative aveva dato vita, con Silvio Di Catania, al comitato “Liberi per Aidone” confluendo poi all’interno della lista civica di centro sinistra vincitrice “Rinascimento aidonese” e vedendo la sua candidata Annamaria Raccuglia in seno alla giunta municipale.
«Non ho rimorso – dichiara ancora Rosella – per l’impegno avuto in campagna elettorale con la lista civica “Rinascimento aidonese” per il semplice fatto che non si poteva stare dalla mia naturale parte politica dopo averla criticata ampiamente per avere fatto negli ultimi anni solo macelleria amministrativa in tutti i settori». Per Rosella un’altra amara deduzione è stata «l’avere dato possibilità e voce a persone che, in tempi andati, oltre a essere state ex amministratori, mai hanno alzato la voce per difendere gli interessi di Aidone». Così la decisione di Rosella di dare vita a «Area destra», un centro studi sociali presente in campo nazionale e di ricercare volti e idee nuove, portatori di una nuova etica e di una dignità sociale.  (vivienna.it)

La lunga strada verso l’unità dell’area di destra‏

martedì, luglio 6th, 2010

di Massimiliano Mazzanti

area destraLe recenti polemiche che hanno agitato La Destra in seguito alle dimissioni di  Luca Lorenzi hanno riproposto con forza il tema dell’unità della Destra  italiana, oggi frammentata in una miriade di sigle e siglette.

Unità che sarebbe stata possibile realizzare già due anni or sono, ma che  sembra vieppiù allontanarsi, non ostante sembri sempre più necessario  raggiungerla.

Perché?

Perché è addirittura nata una nuova formazione – Area Destra – per perseguire  questo scopo?

La risposta è semplice e complicata al tempo stesso: perché non tutti i leader  delle destre oggi esistenti la vogliono, questa unità.
Gelosi delle rispettive sigle, dei simboli e delle piccole rendite elettorali  ed economiche che queste sigle hanno garantito, i detentori dei “marchi” più  conosciuti preferiscono la “marginalità politica” in cui sono protagonisti,  piuttosto di lanciarsi in avventure che potrebbero metterne in discussione il  ruolo.

Fin dal suo primo convegno di fondazione, a Bologna, gli uomini e le donne di Area Destra lo sottolinearono fin da subito: l’unità delle forze militanti si  sarebbe potuta ottenere solo grazie alla mobilitazione diretta dei militanti,  anche (e soprattutto) contro l’eventuale volontà contraria delle rispettive  gerarchie di partito.

Successivamente – dopo il disastroso risultato delle elezioni regionali –,  alla prima riunione della Consulta per l’unità dell’area (a cui aderirono  Fiamma Tricolore, Forza nuova, Mpn), fu sottolineata una nuova, fondamentale  considerazione, secondo la quale il processo di unificazione doveva essere  necessariamente accompagnato da un processo di rifondazione.

Ovunque, in Europa, le forze identitarie spopolano. In Italia, stentano a  superare le percentuali da prefisso telefonico, se e quando trovano le energie  e le firme per presentare le liste, e finanche le elezioni regionali del Lazio,  che hanno visto la La Destra superare faticosamente il quorum necessario, non  possono certo essere considerate particolarmente entusiasmanti, se si pensa che  non era presente la lista del PdL.

Dunque, il discorso di Area Destra fu rafforzato con la presentazione di un  libro – Essere uniti-Essere Destra – in cui, da parte di AD, si è tentato di  mettere a fuoco i principali riferimenti ideali e punti di programma, in base  ai quali unire tutte le anime dei movimenti identitari. Come si disse e si  ripete: non un libro (e una proposta) “chiuso”, una sorta di “prendere o  lasciare”; bensì un corpo organico di idee e progetti che fungesse da base  concreta di discussione, a cui apportare (anche in modo radicale) modifiche o  proporre alternative.

Ovunque è stato presentato, quel programma, ha svolto la sua funzione ed è  stato accolto, quel libro, molto positivamente dai militanti. Non sono mancate  critiche, spunti di riflessione, richieste di approfondimento, ma tutti, per lo  più, hanno apprezzato la possibilità di discutere su un programma ben definito  e che mettesse ordine nello (spesso tumultuoso) affastellarsi di pensieri e  iniziative, a volte anche contrastanti tra loro, tipiche del nostro ambiente.
Ci fu anche una ricaduta negativa, però. Mettendo nero su bianco ciò che si  crede giusto realizzare, c’è stato chi ha capito che non sarebbe potuto  diventare protagonista del processo; oppure, che non avrebbe potuto – com’era  evidentemente nelle sue intenzioni – “colonizzare” gli altri; oppure, ancora,  di non avere argomenti per partecipare adeguatamente al dibattito proposto.
Sarà un caso – e non lo è – ma è stato a quel punto che, anche all’interno di  Area Destra, si sono cominciate a registrare, oltre a un crescente numero di nuove adesioni, alcune, importanti defezioni. Defezioni – è bene dirlo – da  parte di chi, nei mesi e nel lavoro precedente, non aveva nascosto di avere e  di promuovere in Area Destra simpatie per qualcuno dei movimenti seduti alla Consulta; qualcuno dei movimenti che aveva mal digerito una così precisa  impostazione del dibattito per l’unità.
Ecco dove sono nate le accuse, secondo le quali Area Destra avrebbe voluto far  nascere un nuovo partito, l’ennesimo nel panorama identitario. Accusa assolutamente ridicola, perché è scontato che Area Destra sia nata per  sviluppare un nuovo partito, dal momento che nessuno di quelli esistenti  avrebbe mai accettato di entrare a far parte sic et simpliciter di un altro di  quelli esistenti. A differenza degli altri partiti, però, AD si è data fin da  subito una struttura adeguata a far entrare al suo interno non solo singoli  militanti, ma interi gruppi, coinvolgendo nelle sue strutture decisionali, a  secondo del livello di coinvolgimento scelto, le dirigenze di altri partiti.
Prova di concreta di ciò, Amedeo Bolzonello, il quale, dirigente della Fiamma  e promotore di Fiamma Futura, entrato in Area Destra è stato subito inserito  nel Coordinamento nazionale e sarà presto parte dell’esecutivo del movimento  per l’unità.
La doppia iscrizione – per chi intende questo processo in modo graduale – è la  massima garanzia, in una direzione e nell’altra, della sincerità e della lealtà  con cui s’intende percorrere la strada unitaria. Non è un caso che la sola Area  Destra dia questa possibilità ai militanti, anzi, la suggerisca, al fine di  partecipare pienamente al processo di unificazione e, al contempo, di farsene  portavoce nei rispettivi movimenti d’origine.
Chi in questi giorni si agita e denuncia il “fallimento” del progetto di Area  Destra – al di là del fatto che, forse, farebbe meglio a preoccuparsi delle  cose di casa sua – o denuncia, al contrario, il suo personale fallimento (cioè,  il tentativo di portare il progetto di AD a capitale di uno dei movimenti che,  sedutisi al tavolo della consulta, evidentemente lo avevano fatto in modo  strumentale); oppure, è il caso de La Destra, cerca di affossare con le parole  un progetto a cui non ha mai creduto, tanto da rifiutare anche il dialogo.
Francamente, infatti, fanno ridere le critiche di alcuni dirigenti de La  Destra, i quali hanno pervicacemente rifiutato, non ostante gli inviti  ricevuti, di partecipare a qualsiasi discussione sull’unità dell’area.
Discussione a cui, invece, sembrano voler partecipare alcuni giovani che,  evidentemente, per farlo hanno ritenuto necessario, a quel punto, staccarsi dal  loro stesso partito di riferimento.

Del resto, cosa avrebbe mai impedito o cosa impedisce a partiti già meglio  strutturati di Area Destra di mettersi a capo di un processo unitario? Perché  questo discorso non riescono a portarlo avanti, dall’alto delle loro autorità,  gli Storace, i Fiore, i Romagnoli?
Ci sarà un problema di fondo, se è necessario creare un movimento di base per  realizzare uno scopo che potrebbe essere realizzato con un semplice atto di  volontà da parte (essenzialmente) di tre – è bene ripetere e sottolineare: di  TRE – persone?
Dev’essere Area Destra a spiegare questo problema ai militanti, oppure  dovrebbero essere quelle tre persone?  E perché mai Area Destra dovrebbe biasimare chi, uscendo da uno di quei  partiti – lasciando casomai anche posizioni di responsabilità – decide di  gettarsi in un’avventura, la nostra, dall’esito incerto, per quanto esaltante  sia?

Non è difficile comprendere, allora, anche le ragioni, inconfessabili,  ovviamente, che portano qualcuno all’interno della stessa Area Destra, ora che  il processo è avviato e aggrega quotidianamente sempre più persone, a cercare  di interrompere un percorso che non va nella direzione sperata da qualche  leader della cosiddetta “destra radicale”.
Come chiunque può notare – anche non condividendo i nostri progetti – le  nostre intenzioni sono manifeste e le nostre azioni sempre condotte alla luce  del sole.

A chi ci accusa oggi di voler scardinare i partiti dell’area identitaria,  rispondiamo tranquillamente: Sì, è così! Noi sogniamo e ci battiamo per un  futuro in cui non esistano più La Desta, Fiamma Tricolore, Forza nuova, ecc.,  ma un’unica realtà che, magari, non si chiamerà neanche Area Destra, ma da Area  Destra prenda il largo per una nuova, grande crociera nel mare della politica  italiana.