Ti prendi la laurea, d’accordo. Ma col tuo corso di laurea in Sicilia e in tutto il Sud non è disponibile uno straccio di posto. Né nel pubblico, né nel privato. Ed i masters tutti all’estero o al centro-nord. Perché le nostre Università non hanno stipulato convenzioni con Milano, Bruges, Parigi o Londra per fare svolgere qui i masters senza massacrare ulteriormente i nostrani bilanci familiari.
Così appendi la laurea in salotto o nello studio di papà. Se va bene c’è la coda di qualche borsa Erasmus. Poi, se non vuoi essere il milionesimo avvocato o giornalista siciliano, puoi sperare nella estenuante “carriera universitaria” o cominciare a produrre documenti per diventare ispettore della Polizia di Stato o ufficiale nella Fedelissima. E preparare le valigie come un bracciante di fine 800. Ma perché il rinnovamento delle istituzioni in Sicilia non dovrebbe partire da un profondo adeguamento alla realtà delle nostre Università? Non sarebbe il luogo ideale da cui partire quello in cui s’incontrano istituzioni e “società civile” ? Oppure dobbiamo rassegnarci a produrre, dalle tante sedi “distaccate”, soltanto laureee in “Disoccupazione Qualificata”?
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