C’è il manifesto con il pupazzo che lancia dardi d’oro dritto al cuore di chi crede, c’è il colore verde speranza, ma quest’anno Atreju, la festa nazionale della Giovane Italia (ex Azione giovani) – dall’8 al 12 settembre a Roma – si apre in uno scenario molto poco festoso per il Pdl adulto e, di ricasco, per quello giovanile.
Sullo sfondo, infatti, aleggia un dubbio-paradosso: dove si colloca ora quella che è stata la manifestazione fiore all’occhiello della giovane destra post Fiuggi? Ad Atreju non parlerà Gianfranco Fini, è stato invitato, dicono dall’organizzazione, ma aveva altri impegni: il presidente della Camera parlerà da Mirabello domenica prossima alla festa della sua componente (Fli) e non si sa se e con quanti giovani al seguito. Ad Atreju andrà invece Silvio Berlusconi.
Ma in quale direzione va la “massa critica”, come si autodefinisce la popolazione di Atreju sul suddetto manifesto? E Fini, che pure piace a giovani di altri partiti e di altri poli, può ancora guardare a una fetta di questa “massa critica”? Domande, queste, che sorgono spontanee ascoltando alcuni esponenti della Giovane Italia raccontare gli smottamenti del maggio scorso, smottamenti dall’aria apparentemente antifiniana ma anche interni alle rendite dei colonnelli: giovani che, in blocco, traslocano dalle sezioni che un tempo facevano capo all’ex aennina Destra sociale (Gianni Alemanno) a quelle, non finiane, che un tempo facevano capo all’ex aennina Destra protagonista (Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa). Qualcuno però crede che il trasloco sia stato determinato soltanto dalla voglia di contare di più, avvicinandosi ai più governativi tra i giovani. C’è poi chi da mesi chiede un congresso, lamentando l’incapacità di mettersi d’accordo sulle quote, come nel Pdl adulto.
E però il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, anima di Atreju fin dai tempi di Azione giovani, rifiuta in blocco la schematizzazione del “chi sta con chi”: “Respingo il concetto che una massa critica di giovani sia a disposizione di questo o di quello. Chi si occupa di politica in giovane età vuole essere a disposizione di una visione del mondo, di un sistema di valori che si concretizza. Nel manifesto di presentazione di Atreju si legge ‘dritto al cuore di chi crede’. Vuol dire che dobbiamo riportare la politica su un binario di suggestione: politica perché si vuole costruire, politica per amore. Vorrei che da questi cinque giorni di incontri emergesse l’immagine di una generazione consapevole che sa ancora sognare tenendo i piedi per terra, e che quindi è ancora in grado di ritenere che la politica sia la più bella forma di impegno civile. In altre epoche in cui, come oggi, si è assistito a uno scollamento tra classe dirigente e popolo, i politici non venivano visti bene perché usavano male lo strumento politica, oggi invece si rischia di considerare come nemico la politica in sé. Ed è l’errore più grande che possiamo fare”. Nei cinque giorni di Atreju si parlerà di lavoro, università, legalità, economia con il ministro Giulio Tremonti (“Vedremo chi vince tra la paura e la speranza”, dice Giorgia Meloni), del rapporto tra identità e immigrazione, di Italia unita e di dissidenti a Cuba. E si vedranno Roberto Maroni, Rino Fisichella, Nichi Vendola, Maurizio Sacconi, Pietro Ichino, Giuliano Amato e Renato Schifani.
A chi si chiede dove va Atreju, il senatore pdl e pontiere finiano Andrea Augello, a lungo punto di riferimento del mondo giovanile di centrodestra, risponde premettendo che il tritacarne di quest’estate ha mandato “in pezzi una parte della nostra storia e della nostra identità: la scelta di entrare nel Pdl non risolvendo alcune contraddizioni e supponendo che si potesse nascondere sotto al tappeto una serie di problemi si è rivelata sbagliata; il risultato è che non si sa più che cosa voglia dire ‘noi’”. Per Augello “si può ripartire proprio da Atreju puntando, come ha fatto Giorgia Meloni, sugli aspetti che fanno coincidere la nostra identità politica con la volontà di essere i fermi custodi dell’identità nazionale. Ripartiamo da qui e da Roma perché a Roma è emersa una classe dirigente che ha saputo esprimere coesione nonostante le divisioni”. Per Fabio Rampelli, deputato Pdl e altro pilastro della gioventù di centrodestra, “Atreju, ex festa dei giovani di An, è ora la festa di tutti i giovani che si riconoscono nel Pdl”. “Nel mondo giovanile”, dice Rampelli, “spesso si è assistito a un’anticipazione degli scenari. Prima che nascesse il Pdl, Forza Italia e An si sono unite nelle liste comuni all’università e nei licei, dimostrando che i giovani erano più avanti delle logiche vetuste dei partiti. Ad Atreju c’è sempre stato dibattito. Se ne parlerà”. (Marianna Rizzini – Il Foglio)